Meteo
«Questo settore è la locomotiva della costa»
Il sottosegretario Silvia Velo: nuove norme sui dragaggi coniugando sviluppo e tutela ambientale
LIVORNO. Silvia Velo, classe 1967, non la prende alla larga: la "blue economy" è «la locomotiva dell'economia della costa toscana». Lo dice conoscendo il territorio perché lei, livornese di Campiglia Marittima, è stata sindaco del suo paese prima di prendere il treno per Roma; lo dice con il ruolo di sottosegretario all'ambiente (il dicastero che ha commissionato la ricerca). Ma lo fa anche per dire che, «nonostante la fotografia più che positiva che ci dà il rapporto Unioncamere, è altrettanto evidente che sono tante potenzialità ancora inespresse che possono, con investimenti mirati e con una programmazione a lungo termine, creare nuove prospettive di sviluppo per l'intera costa della nostra regione».
Velo, presentando il dossier, giudica positivamente l’alleanza dei porti di Livorno e Piombino («auspicando anche il coinvolgimento del porto di Carrara»). È una sinergia che deve marciare con «ingenti investimenti»: e qui il riferimento è alla maxi-Darsena livornese, ma anche all’esigenza di accompagnare «lo sviluppo delle infrastrutture portuali con un'espansione delle infrastrutture a terra». Come? Da un lato, risolvendo rapidamente il problema dei collegamenti tra i due porti e le grandi arterie del Paese («a cominciare dalla 398 per Piombino e dai collegamenti ferroviari per Livorno»).
Il sottosegretariorivendica la propria azione in favore della crescita della “blue economy” «declinando un'idea moderna ed efficiente di sviluppo sostenibile”. Al primo posto Velo mette «l'aggiornamento della disciplina che regola le operazioni di dragaggio nei porti e la gestione del materiale dragato nei vari usi consentiti»: annuncia che «in breve tempo» saranno superate «le difficoltà tecniche e operative che sono state riscontrate in questi anni».
Il secondo tassello sul quale Velo richiama l’attenzione è «il contrasto al fenomeno dell'erosione costiera»: anche perché 10 ettari di spiaggia generano «un valore di 3 milioni di euro all’anno» e su 8200 km di costa «sono ben 2400 quelli interessati dall'erosione».
Quanto al Green Act, Velo immagina «una serie di provvedimenti che vadano a valorizzare il potenziale economico che il mare esprime: dagli sgravi per impianti fotovoltaici negli ambiti portuali, alle misure per le energie rinnovabili nelle strutture dedicate alla nautica da diporto; dalla elettrificazione delle banchine a norme che tutelino gli impatti ambientali dovuti alle navi nelle aree portuali. E poi: la cura con misure più cogenti della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti negli ambiti portuali, allo smaltimento degli scafi in vetroresina, sino ad uno smaltimento più compatibile delle acque reflue».
Ambiente e sviluppo possono fare qualcosa di più che convivere: sono «l'avvio di una nuova fase di crescita economica, e a maggiore ragione – dice Velo – questo vale per l'economia che nasce e vive nel Mar Mediterraneo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
