Ieri, oggi: nel Porto Mediceo, i traghetti al posto dei velieri
Il cuore antico dello scalo livornese cambia pelle: fate largo alla nuova “merce”: il turista
LIVORNO. Come se giocassimo a "scoprire le differenze" sulla Settimana Enigmistica, nell'accoppiata di immagini dedicate al Porto Mediceo la soluzione l'abbiamo sotto gli occhi ma paradossalmente non ce ne accorgiamo. Cos'è cambiato a distanza di così tanti anni? L'abbraccio di moli e banchine a protezione del naviglio è grossomodo quello.
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Sì, potremmo dire la Diga Rettilinea che chiudeva a nord lo specchio acqueo ora non è più una riga bensì una larga lingua di piazzale con tanto di magazzini e terminal tanto dall'uno che dall'altro lato (Alto Fondale e Terminal Calata Orlando con in mezzo il “mattoncino” del Monopoli dei magazzini ex Dole).
COSA È CAMBIATO
Non è tutto. Potremmo aggiungere che sulla punta sud della bocca del Mediceo ora c'è la sagoma azzurra della torre dell'Avvisatore Marittimo che svetta come una torre di controllo sulla rada. E a ben vedere la quinta della scenografia sullo sfondo si è modificata: non foss'altro perché la Capitaneria non è più quella, stesso luogo sì ma ricostruita dopo la guerra (e dopo esser stata ricostruita già in precedenza per una grossa esplosione in seguito a un incidente in porto).
Di dettaglio in dettaglio, potremmo scovare chissà quante altre cose: ad esempio, perché laggiù in fondo l'Andana degli Anelli è al solito posto e sembra avere il solito identikit ma, a dirla tutta, è stata un po' risistemata. Ad esempio, sempre da quelle parti è dei torrini della barriera doganale ne è rimasto solo uno e invece svetta lo skyline geometrico del quartoer generale dell'Agenzia delle Dogane. Ad esempio, non c'è traccia dell'azzurrino dei fabbricati del cantiere Azimut Benetti ma nemmeno dell'edificio che ospita il quartier generale dei portuali o, lì accanto, il le linee razionaliste del Palazzo del Governo. Ad esempio, ancora viaggiando con lo sguardo nelle retrovie sulla terraferma, ovviamente non c'è traccia del grattacielo progettato dalla più schiva fra le archi-star, Giovanni Michelucci. L'elenco potrebbe continuare chissà quanto e coprire almeno mezza pagina: ma sarebbero dettagli, appunto.
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LA VERA MUTAZIONE
Basta spostare lo sguardo dalla terraferma all'acqua e le differenze schizzano davanti allo sguardo: stiamo parlando delle navi. Per almeno due motivi. L'immagine amarcord ci porta indietro nel tempo di un secolo: tanto, ma non è neanche un arco di tempo così enorme se pensiamo che, pur in una città ultrabombardata come la nostra, buona parte degli edifici è ben più vecchio, risale magari al Settecento.
FRA VELIERI E PIROSCAFI
Ebbene, nell'inquadratura riguardante il tempo che fu ecco che il porto è occupato da velieri (all'interno della Diga Rettilinea e alla Calata Sgarallino) e da piroscafi (alla Calata Elba, all'Andana delle Ancore, all'Andana degli Anelli).
Detto tra parentesi, nella zona del Molo Mediceo sembra di scorgere una draga: è l'indizio che il problema dell'escavo e dell'inadeguatezza della profondità dei fondali è una questione che accompagna da più di un secolo la vita del nostro porto come quella di altri scali.
Il motivo ce lo dice l'immagine più recente: vediamo a banchina grandi traghetti con motori da 50mila Kw di potenza e magari propulsione talmente potente da aver sgretolato una parte della banchina della calata Sgarallino.
Ma non è solo una questione di potenza degli apparati di propulsione o magari di dimensioni. Quel che cambia ancor più radicalmente è la tipologia del flusso marittimo: i quattro traghetti – due Moby, uno dei quali alla banchina del Cantiere, e altrettanti Corsica Ferries – che dominano la scena portano turisti, la "merce" scoperta dal nostro scalo ben dopo i container.
MA LA VOCAZIONE NON C’È
Non siamo una città ad alta vocazione turistica e lo dimostriamo tutti i santi giorni, eppure il nostro è stabilmente fra i primi sette-otto in campo nazionale per numero di passeggeri (almeno due milioni e mezzo ogni anno): e se circoscriviamo lo sguardo al solo andirivieni delle crociere ce la caviamo perfino meglio (figuriamoci che nell'anno record del milione di croceristi eravamo balzati fra i “magnifici 4”).
Questo significa che, assai prima di decretare che il Porto Mediceo sarebbe diventato il porto turistico della città, il dinamismo degli operatori aveva già fatto questa scelta. E la manovra urbanistica dell'Authority, magari forzando il passo perché doveva arrivare a includere nel porto passeggeri l'Alto Fondale (che già da anni è la principale banchina dello scalo dei turisti), non ha fatto altro che andare in questa direzione.
DAI VELIERI ALLE VELE CHIC
L'ultima riprova? Nell'immagine retrò il Molo Mediceo è l'ormeggio dei piroscafi più grandi (che hanno appena preso il posto dei velieri); in quella attuale ospita – così come il "muro del pianto" – una folla di eleganti barche a vela. Il mare è anche un campo per giocare, non solo una strada per commerciare.
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