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«Sfiorata da quei colpi di mitra»
Una studentessa di Lastra a Signa era davanti al Cambodge, un proiettile ha bucato la borsa: «Siamo vive per miracolo»
MONTELUPO. Non si ricorda più quale era il nome del ristorante in cui aveva scelto di cenare, l'altra sera, con le due amiche. E neppure in che strada si trovava. Ha, però, ben presente i buchi dei proiettili sulla borsa e sulla sciarpa sopra il tavolo su cui stava cenando. Accanto alla vetrata rimasta incrinata per i colpi sparati da terroristi islamici. Lisa, 20 anni, studentessa universitaria di Malmantile (Lastra a Signa), era in vacanza. Era, appunto. «Dovevo stare quattro giorni qui con le mie amiche» dice ancora sotto choc, piangendo al telefono, mentre sta per raggiungere l'aeroporto e tornare in Italia in anticipo. Ancora non si rende conto fino in fondo di quello che è avvenuto venerdì sera. Sa bene, però, di essere una miracolata perché alcuni attentatori hanno sparato dall'esterno verso l'interno colpendo la vetrata vicinissimo a dove era seduta. E tra i tavolini fuori, a pochi centimetri da lei, sono morte più persone.
Lisa, che non ha voluto rendere pubblico il suo cognome, ha raccontato ai suoi amici la terribile esperienza su Facebook. «Un macello, uno ha sparato con il mitra nel ristorante dove eravamo». La ragazza era arrivata a Parigi giovedì con un'amica, Eleonora di Malmantile. Erano ospiti di una coetanea, Claudia di Firenze, che vive e lavora a Parigi. Venerdì sera sono uscite per la cena vicino a place de La Republique. E si sono fermate, con molta probabilità, al bar Carillon, in rue Alibert, di fronte al ristorante Le Petit Cambodge, uno dei sette luoghi scelti dagli attentatori per la mattanza. Erano le 21,20 e in tre minuti la loro vacanza e la loro vita hanno avuto una brusca e tremenda virata. «Non siamo rimaste fuori - inizia a raccontare Lisa - perché io sono sempre freddolosa. E ci siamo messe in un tavolino vicino a una vetrata. Ho preso un piatto di pesce e patatine, le altre pasta e carne. Non avevamo finito ancora di mangiare quando fuori abbiamo visto delle scintille e abbiamo sentito degli scoppi. Come se fossero petardi». Che, però, non erano petardi se ne sono accorte poco dopo quando alcune persone sedute ai tavolini fuori cadevano in terra. Come foglie. La spontaneità e la prontezza dei loro 20 anni le hanno salvate: Lisa ed Eleonora sono scappate verso il bagno in un piano seminterrato. E si sono rinchiuse dentro.
«Sulla mia maglia c'era sangue - spiega la studentessa - così come sui capelli. Mi sono resa conto che le schegge del vetro mi avevano procurato qualche ferita ma non avevo altro, solo piccoli tagli». L’altra ragazza, Claudia, inizialmente si è riparata sotto il tavolino in cui stavano mangiando. «E' caduta ed è finita sopra una persona rimasta ferita - racconta Lisa - poi è riuscita a salire al primo piano dove c'era un secondo bagno». «I colpi continuavano - dice piangendo Lisa - poi un cameriere è venuto e ci ha detto che il pericolo era cessato. Allora siamo uscite e abbiamo visto tante pozze di sangue perché nella sala dove mangiavamo molte persone erano rimaste ferite alle gambe e alle braccia. Una ragazza sulle scale aveva un braccio completamente aperto».
Lisa è mingherlina fisicamente ma coraggiosa. «Sono stata incosciente - riferendosi al fatto di essere uscita subito dal bagno - lo so, ma volevo capire come stava l'altra nostra amica. Abbiamo raggiunto Claudia al primo piano e ci siamo chius e in un bagno».
Ma il pericolo ancora non era terminato. Gli attentatori hanno ripreso a sparare. «Sentivamo le persone piangere e urlare fuori - continua a raccontare Lisa - poi abbiamo sentito che qualcuno saliva velocemente le scale. A quel punto ho pensato veramente di morire perché ero convinta che fosse l'attentatore che veniva ad ucciderci». Non era così. La mattanza si è conclusa ed è arrivata la polizia. Le ragazze e un'altra ventina di persone sono state scortate in una cinema. «Non sono riuscita a guardare in terra quando ci hanno fatto spostare - dice Lisa - ho visto solo dei teli bianchi». Poi sono state curate e confortate dai volontari della Croce Rossa «veramente gentili con noi così come il console italiano». Verso le due e mezzo sono state invitate a lasciare il cinema e a tornare a casa. «Ma noi non potevamo rientrare perché era impossibile raggiungere l’abitazione della nostra amica. E allora ci ha ospitato un’altra ragazza, la città era sotto assedio abbiamo visto centinaia di mezzi della polizia». Ieri pomeriggio il rientro a casa. Con ferite nel cuore che Lisa non potrà mai ricucire.
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