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Vaccini obbligatori per materne e superiori

Luca Cinotti
Vaccini obbligatori per materne e superiori

L’ingresso alle scuole di competenza regionale avverrà solo con il certificato. L'assessore Saccardi: lavoriamo già in questa direzione. Ma il ministro Lorenzin frena

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Libri, quaderni e certificato di vaccinazione. Questo potrebbe essere il contenuto dello zaino degli studenti delle superiori, ma anche delle materne, della Toscana fin dal prossimo anno scolastico, se non prima. La Regione sta studiando una procedura per legare l’ingresso nelle scuole non dell’obbligo alla dimostrazione di aver effettuato alcuni tipi di vaccinazioni. Lo ha annunciato l’assessore regionale alla sanità Stefania Saccardi durante l’incontro organizzato da Farmindustria nel polo produttivo di GSK a Rosia, a pochi chilometri da Siena.

Scherzi del destino, più o meno nello stesso momento, ma a qualche centinaio di chilometri più a sud, a Roma, il ministro Beatrice Lorenzin spiegava che non c’è alcun «piano in atto per bloccare l'accesso ai bambini non vaccinati nelle scuole».

Stato e Regione in contraddizione, dunque? No, perché la platea è diversa. Il ministro si riferisce alle scuole dell’obbligo, mentre la giunta regionale sta pensando agli studenti fuori dal percorso dell’obbligo. Lo conferma, a margine dell’incontro, lo stesso assessore Saccardi: «Il testo sul quale gli uffici stanno lavorando riguarda la non ammissione degli studenti non vaccinati della scuola non dell’obbligo».

Se - infatti - si volesse scegliere la “linea dura” di bloccare l’ingresso agli alunni di elementari e medie, non si potrebbe far altro che ricorrere a una legge nazionale: «Qualora ci dovesse essere un'iniziativa del genere, deve passare per il Parlamento», sintetizza il ministro Lorenzin. Con la complicazione di dover equilibrare due diritti costituzionali: quello all’istruzione dell’obbligo e quello alla salute.

Ma tutto cambia se - come vuole la Toscana - la platea che si individua è quella delle superiori e delle materne. «In questo caso – spiega l’assessore Saccardi – la competenza è delle Regioni. Ed alcune, come l’Emilia Romagna, ci stanno già lavorando».

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Punto delicato sarà decidere quali vaccini dovranno essere considerati obbligatori per garantire l’accesso alle scuole. Pare assodato che si andrà oltre le quattro vaccinazioni che la legge nazionale etichetta come indispensabili, cioè difterite, tetano, poliomelite ed epatite B. Anche durante il convegno senese è stato fatto notare come i tempi siano cambiati da quando queste vaccinazioni furono introdotte e rese obbligatorie per legge: la più recente (l’epatite B) risale al 2001, mentre si torna indietro agli anni Sessanta per la polio (1966) e il tetano (1963). La difterite, addirittura, fu inserita prima della Seconda guerra mondiale, nel 1939. Da tempo l’obbligatorietà è poco più che formale. E anche la Toscana, nel 2006, ha eliminato qualsiasi sanzione. Saranno altre, dunque, le patologie per le quali sarà obbligatorio rendersi immuni con i vaccini: fra le ipotesi c’è il morbillo e, ovviamente, il meningococco, sia di ceppo B che di ceppo C.

Assolutamente convinto della necessità di estendere la copertura vaccinale, che non solo in Toscana sta diminuendo, è il “padre” del vaccino contro il meningococco B, Rino Rappuoli, amministratore delegato di GSK Vaccines: «Per mettere la parola fine alle discussioni sui vaccini basta una considerazione. Per il 99,99% della storia del genere umano, la prospettiva di vita è rimasta inferiore ai 30 anni. È incominciata a salire dal 1750, ma ancora nel 1900 la vita media negli Stati Uniti era di soli 47 anni. Oggi, invece, il Time ha messo in copertina un neonato che si pensa potrebbe arrivare a 142 anni di età. E questo è successo perché, nel Novecento, abbiamo debellato le malattie infettive. Un risultato che si è potuto ottenere grazie all’igiene, agli antibiotici e ai vaccini. Anzi, io penso che dei 50 anni di vita in media in più che abbiamo “strappato”, 35 o 40 arrivino proprio dai vaccini».

Durissimo anche l’intervento di Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità: «La vaccinazione è un diritto ma anche un dovere sociale. C’è un sentimento antivaccinale forte nel nostro Paese. Anche noi abbiamo i nostri talebani». Sempre Rezza, poi, conferma che a cambiare dovrebbe essere la legge: «La legislazione andrebbe aggiornata. La differenza tra vaccini obbligatori e raccomandata è osboleta».

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