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Il direttore che guarda all’Europa
I progetti del regista e drammaturgo alla guida della Fondazione Goldoni
LIVORNO. Marco Leone è un direttore entusiasta. Alla guida della Fondazione Goldoni da neanche un mese, una lunga esperienza come operatore teatrale, ha già idee chiare, progetti in testa, una grande voglia di fare. E soprattutto voglia di non cadere nella trappola delle polemiche, di non perdersi nei giochi della politica concentrandosi invece sul compito assai difficile che l’aspetta, far girare la macchina del Goldoni, far tornare i conti che piangono da anni. E perché no, «magari essere quello della svolta». «Hanno detto che sono stato nominato direttore perché amico di Nogarin? Le opposizioni fanno il loro lavoro, fanno bene a opporsi. Io invece farò bene a lavorare...» dice e racconta la sua idea di teatro, di cultura, di arte.
«Il teatro è un luogo, un linguaggio, l’avamposto della riflessione. Per costruirsi una visione del mondo, confrontarsi con la propria sensibilità, con la vita... Un luogo e un linguaggio che devono appartenere a tutti». Per questo un’istituzione come il Goldoni deve essere il più possibile partecipata. Dal pubblico ovviamente, ma anche dalle altre realtà teatrali del territorio. «Noi vogliamo fare rete, vogliamo includere nei nostri progetti anche le altre realtà teatrali del territorio e ce ne sono molte, gente che investe magari anche di tasca propria in questa avventura. Aprirsi, guardare oltre il recinto, questo è indispensabile». Quello dell’apertura all’esterno è un concetto che sta molto a cuore a Leone. E non si parla solo di Livorno. «Credo che un teatro come questo debba avere una visione internazionale dell’arte, della cultura, guardare per esempio all’Europa. Mi piacerebbe rompere l’isolamento che un po’ soffoca Livorno e lo stesso Goldoni, relazionarmi come Goldoni e come città con le tante idee, proposte, iniziative che stanno fuori». E a proposito di Europa è lì, nei finanziamenti europei, una delle possibili medicine per curare il bilancio della Fondazione: «Questa è una delle prime cose che mi sono impegnato a fare. Questi finanziamenti esistono, andiamoceli a cercare...». Certo, fino ad ora il Goldoni è vissuto, e con difficoltà, soprattutto sulle spalle del Comune... «Dovremo imparare a trovare anche altre forme di finanziamento, in questo senso dobbiamo lavorare. E senza mai dimenticare che abbiamo un compito istituzionale e per questo il teatro deve moltiplicare le occasioni di incontro con la comunità, creare connessioni, programmare insieme». La città che entra nel Goldoni ma anche il Goldoni che esce nella città: «Penso al teatro contemporaneo. La struttura classica del teatro non è adatta a certi tipi di spettacolo. Ma possiamo trovare altri luoghi in città dove portarli. Un’occasione per colmare una lacuna e anche per fare del Goldoni-istituzione un punto di riferimento, di approdo e di scambio».
(c.g.)
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