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Senza sussidi: mazzata sui cassintegrati in Toscana
La Cgil: dramma sociale, 4.000 famiglie ogni mese perdono l’unica entrata. Le situazioni peggiori lunga la costa: a Livorno il record della ex Delphi
Ci sono dei record francamente difficili da comprendere anche se hanno le loro motivazioni, ad esempio come quello raggiunto dai cinquanta lavoratori della ex Delphi di Livorno che si trovano ancora in mobilità dopo otto anni di cassa integrazione. Ma il quadro, economicamente insostenibile, è comunque complesso e rischia di far esplodere una vera e propria bomba sociale. E non solo per i nomi che in molti, purtroppo, conoscono bene soprattutto lungo la costa toscana, in particolare nelle aree più colpite dalla crisi come Livorno, Piombino o la provincia di Massa Carrara: Mtm, Trw, Smi o Eaton sono infatti solo i casi più “urlati” in un mondo sbriciolato di piccole e piccolissime aziende, in gran parte appartenenti all’universo del commercio e dell’edilizia, dove si soffre in silenzio, cercando di tirare avanti con quegli 850 euro degli ammortizzatori sociali, cioè quanto basta per pagare magari la rata del mutuo e un paio di carrelli di spesa al supermercato.
In sostanza, secondo uno studio della Cgil, in Toscana dall’inizio del 2016, con il clou che sarà raggiunto ad anno inoltrato, oltre diecimila lavoratori, di cui quasi duemila nella sola provincia di Livorno, rimarranno senza alcun tipo di entrate. E, sempre secondo la Cgil regionale, da qui alla fine del 2016, resteranno senza alcun entrata circa 4mila lavoratori al mese.
Gli “scaduti” e il Jobs Act. Per capire bene che cosa sta accadendo bisogna comunque rifarsi a quanto ha stabilito il Jobs Act varato dal governo di Matteo Renzi. In sostanza, in caso di difficoltà dell’impresa, non sarà più possibile finire in cassa integrazione per lunghissimi periodi, appunto anche 6-7 anni od addirittura di più, come è accaduto in passato, né ricorrervi per le aziende che cessano l’attività. La nuova Cig infatti, sarà al massimo di 24 mesi in un periodo mobile di cinque anni. Se però prima di ricorrere alla cassa integrazione l’azienda utilizza i contratti di solidarietà, allora il periodo può essere elevato a 36 mesi. Scompare anche la cassa in deroga che era finanziata solo dal Fisco, ma la Cig ordinaria viene estesa pure alle aziende con più di cinque dipendenti. Per chi perde il lavoro è previsto un nuovo assegno universale di disoccupazione che avrà una durata di due anni al termine dei quali sarà possibile ottenere una proroga.
Risorse limitate. «La situazione più preoccupante è decisamente quella di Livorno - spiega Gianfranco Simoncini, consigliere per il lavoro del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi -, con una concentrazione di problemi che riguardano in particolare il settore dell’auto, dalla Trw alla Mtm, a cui si aggiunge ad esempio anche la Eaton di Massa. La scelta del governo, con il Jobs Act, è stata quella di estendere il più possibile la platea di coloro che usufruiscono degli ammortizzatori sociali, sia della Naspi che della Cassa integrazione. Le risorse sono però limitate, anche se come Regione ci siamo mossi: con le sollecitazioni di Rossi sui temi della povertà, ma anche erogando un milione di euro per progetti finalizzati a chi ha perso il lavoro. Gli ammortizzatori non sono però di competenza regionale, anche se siamo sempre in attesa di un progetto che deve arrivare dal Comune di Livorno per utilizzare i cinque milioni già disponibili per la creazione di un incubatore di imprese, senza dimenticare i venti milioni che arriveranno all’inizio del 2016. Tutto questo per dire che bisogna creare posti di lavoro e che non è più possibile andare avanti con gli ammortizzatori». Da segnalare, inoltre, che la riforma tocca anche l’istituto dei contratti di solidarietà facendo cadere i motivi di un intervento regionale che in Toscana, caso unico in Italia, c’è stato negli ultimi mesi.
Cgil preoccupata. Vista la situazione, Daniele Quiriconi, responsabile del Dipartimento mercato del lavoro e attività produttive di Cgil Toscana, sottolinea due aspetti: le aziende che continuano a mettere lavoratori in mobilità e quelle che avviano tali procedure perché sono finiti gli incentivi. «Si calcola - dice Quiriconi - che dal gennaio all’agosto di quest’anno i licenziati nella regione siano aumentati del 7,5 per cento e che negli ulti mesi, con un tendenza che prevediamo vada avanti fino alla fine del 2016, 8mila persone perderanno il lavoro, con almeno la metà interessati dalla fine degli ammortizzatori».
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