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Il Monumento a Ciano? Dentro c’è solo l’ideologia dell’amore
Livorno, mentre metà degli americani, come diceva Steinbeck, venne concepito a bordo di un Ford Model T, metà dei livornesi è stato concepito fra quei cespugli sull’auto prestata da babbo
LIVORNO. Da una settimana non si parla d’altro che della proposta di trasformare il monumento a Ciano nel Deposito di Zio Paperone. Nogarin ha già sondato il terreno con la Disney, l’assessore al turismo Perullo ha dato il suo parere favorevole, assumendosi una responsabilità (anche estetica) non di poco conto. Il segretario del PD Bacci ha reagito dicendo, in sostanza, che non si scherza con i simboli del fascismo, che devono rimanere come monito perché la storia non si ripeta.
Ora, scendiamo tutti un attimo dalle barricate, e ragioniamo. Attualmente il cosiddetto monumento a Ciano è in realtà un monumento alla geometria dei solidi, perché si tratta di un brutto cubo appoggiato sul fianco di una collina e nulla più. Come tutti sanno, il cubo doveva servire da basamento per innalzare una mastodontica statua in onore del conte Costanzo, già eroe di Buccari e deus ex machina del fascismo livornese. Ma dire, con Bacci, che farci il Deposito di Paperone sarebbe come fare di Auschwitz il campo delle Giovani Marmotte, è un po’ esagerato, per quanto possa comprendere il gusto livornese per l’iperbole.
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Il mancato monumento a Ciano, nell’immaginario dei livornesi, non rimanda né al fascismo, né alla scellerata alleanza con la Germania hitleriana e ai bombardamenti che ne ricavammo. Rimanda a quando ci si infrattava nelle sere d’estate per fare l’amore. Ed era così già per i nostri genitori. Mentre metà degli americani, come diceva Steinbeck, venne concepito a bordo di un Ford Model T, metà dei livornesi è stato concepito fra quei cespugli sull’auto prestata da babbo. Il monumento a Ciano è in realtà il monumento ai giovani amanti senzatetto. E quindi, sì, si potrebbe farne anche il deposito di Zio Paperone senza per questo compromettere una valenza simbolica che nessuno ha mai davvero sentito, nel bene e nel male. A me l’idea del Deposito di Paperone mi diverte molto. Ho delle perplessità, semmai, di altro ordine.
Mi chiedo cioè se non sia una di quelle opere concettuali, diciamo così, la cui potenza consiste appunto nell’idea. Un’idea quindi la cui realizzazione su Photoshop, invece che dal vero, realizza già lo scopo. Ma non lo so, davvero, e mi limito a sollevare la perplessità come semplice spunto di riflessione. Un’ulteriore perplessità mi viene invece dal tirar dentro la Disney nell’operazione. Se il Deposito di Paperone fosse realizzato con i soldi della Disney si tratterebbe, alla fine, di un’opera di regime (quello delle multinazionali) che, in effetti, soddisferebbe compiutamente la vocazione iniziale del progetto. Avrebbe un senso: paradossale, ma ce l’avrebbe. Dimostrerebbe che il capitalismo americano vince sull’autarchia fascista, e gli sopravvive, proprio perché è capace di autoironia, proprio perché sa prendersi in giro da solo. Neanche questo mi crea particolari problemi, sia chiaro, ma lascio lo spunto di riflessione agli amici che sono sempre più a sinistra di me, e che su questi temi sono di certo più sensibili.
A margine del discorso, dopo aver scontentato un po’ tutti insomma, mi viene spontaneo concludere dicendo che il vero monumento a Ciano esiste già, e non è il cubo di cemento poggiato sulle colline di Montenero. È l’Ospedale di Livorno, che Ciano volle in tutti i modi fosse legato al suo nome.
Il vero lascito della sua Livorno è quello. E il ritorno del represso, per usare la terminologia freudiana, assume qui la forma di un tabù, diventa qualcosa con cui è impossibile fare i conti. Per quanto lo si sia circondato con via Gramsci da un lato, per quanto qualcuno avesse proposto di ribattezzare via Grande “Via Che Guevara”, a chiudere l’assedio, nonostante insomma tutto questo dispiego di esorcismi simbolici, pare non si trovi il coraggio di mettere le mani proprio su quel che sorge lì in mezzo. Che sì, l’ho già detto mille volte, è un bellissimo edificio, ma così com’è non funziona più allo scopo.
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