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Gli esclusi del call center: Comdata rispetti i patti
Nasce un comitato formato dai 176 ex People Care che non sono stati riassunti: l’azienda ha lasciato fuori interi nuclei familiari e chi era impegnato nel sindacato
LIVORNO. Da un lato l'obiettivo di monitorare l'andamento e i volumi di traffico della nuova società insediata a Guasticce per assicurarsi che, in caso di ulteriori commesse, sia data assoluta priorità all'assunzione degli ex operatori rimasti ora fuori dall'organico riassorbito.
Dall'altro lato, vista l'impossibilità, almeno nell'immediato, di ritornare sui livelli occupazionali precedenti, l'impegno a sollecitare le istituzioni a mettere in campo strumenti per altre opportunità professionali che, qualora si presentassero, dovrebbero tenere conto anche di tutti gli ex dipendenti del call center.
Nasce con questo duplice scopo il comitato formato da oltre la metà degli ex addetti People Care. Loro, 176 in tutto (salvo poche persone che intanto hanno trovato un altro lavoro), rappresentano l'altra faccia della medaglia dell'operazione Comdata, la realtà che, dopo incontri, trattative e intese al Ministero, gestisce ora le commesse Seat a Guasticce con una parte del personale che qui aveva lavorato fino al maggio scorso.
Si parla però di 165 dipendenti sul totale di 341 messi a casa dopo la chiusura di People Care. Tradotto: in 176 sono rimasti fuori.
«Trattandosi di nuove assunzioni - spiega Margherita Luperini a nome del comitato - la società si è avvalsa di criteri di scelta diversi da quelli di legge, e ha lasciato senza lavoro interi nuclei familiari, persone affette da patologie o con decennale anzianità di servizio, nonché operatori impegnati da anni in attività sindacale».
Per loro resta aperto lo spiraglio di una riassunzione futura: la speranza è che quello di Guasticce possa diventare un polo di eccellenza, attirando nuovi servizi e permettendo un aumento di organico. Il comitato serve proprio a garantire che, qualora ciò accadesse, venga data l'opportunità di rientrare in servizio agli ex lavoratori che fino ad oggi non sono stati richiamati. «Anche se - sottolinea Margherita - la prospettiva di un riassorbimento dell'intero organico è poco probabile, visto l'andamento del mercato».
«Inoltre - fanno notare gli ex dipendenti in coro - Comdata non sarebbe obbligata ad attingere dagli ex operatori People Care, anche se c'è un patto non scritto con la città e, nel caso procedessero ad assunzioni di interinali, scoppierebbe senz'altro il finimondo».
Intanto però il neo comitato lancia forte l'appello alle istituzioni locali e regionali: in primis affinché siano mantenuti gli impegni nel cercare di portare sul territorio altre commesse, come quelle legate a Eni o all'Asl. «Di questo - ricorda Omar Franconi dei Cobas - hanno parlato spesso il governatore Rossi e il sindaco Bacci durante gli incontri di maggio, e questo i lavoratori non lo dimenticano». A livello locale si chiede invece di considerare tutte le misure necessarie per rilanciare l'occupazione (corsi di formazione, ecc) e di coinvolgere gli ex addetti del call center in questi percorsi.
«Intendiamo organizzare - termina il comunicato - varie iniziative, fiduciosi di avere al nostro fianco la cittadinanza, compresi gli ex colleghi». Il primo passo del comitato sarà un incontro pubblico a novembre all’ex Circoscrizione 2.
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