Il Tirreno

Livorno

Il braccio di ferro continua: 12mila auto bloccate

di Giulio Corsi
Il braccio di ferro continua: 12mila auto bloccate

Piazzali pieni e banchine vicine al collasso I sindacati non mollano: sciopero a oltranza

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LIVORNO. I piazzali del porto riservati alle auto nuove sono vicini al collasso. Dodicimila vetture, soprattutto Ford, Toyota e furgoni Mercedes, sono ferme in attesa di essere caricate sulle bisarche e trasportate nei concessionari di mezza Italia. Ma ogni movimentazione è bloccata, da quando una settimana fa i 120 dipendenti livornesi della EliaAmbrosetti (65 addetti allo stoccaggio e allo spostamento delle auto, 55 autotrasportatori) hanno iniziato uno sciopero che sta diventando massacrante, a livello nervoso e a livello salariale, ma che non hanno alcuna intenzione di interrompere.

«Andremo avanti a oltranza, fino a quando l’azienda non verrà qui con un progetto serio di riorganizzazione e comunque con le garanzie di salvaguardia occupazionale e salariale», dice Giuseppe Gucciardo, della Filt Cgil.

Quante possibilità ci sono che l’azienda faccia un passo verso i lavoratori e decida di affrontare la questione in maniera costruttiva? A sentire le parole - che abbiamo riportato ieri - pronunciate dall’amministratore delegato Roberto Volpato, che ha definito «zavorre» i lavoratori di via Firenze aggiungendo che «Livorno per noi è una voragine di spesa costante», le possibilità sono poche.

Tuttavia una speranza c’è. Ed è rappresentata dalla compattezza dei lavoratori e dalla loro voglia di non mollare: lo sciopero infatti sta diventando un problema grave per l’azienda, perché rischia di compromettere i suoi rapporti con le case automobilistiche, che oggi hanno 12mila autovetture già vendute e in attesa di essere consegnate ai clienti (e dunque pagate), stoccate e guardate a vista sui piazzali livornesi. Sono milioni di euro fermi, bloccati.

Non solo: lo sciopero sta diventando un problemone anche per il porto. Perché oltre ai piazzali di via Firenze, sono sold-out (o quasi) pure le banchine destinate allo sbarco dei rotabili dai ro-ro. I lavoratori di Elia infatti non prendono in carico le vetture scaricate dai portuali e le auto restano nei terminal, rimpiendoli e limitandone la funzionalità. Non è un caso che lunedì sera 1250 Ford scaricate al terminal Sintermar siano state rimbarcate a bordo di una nave Grimaldi e trasbordate a Civitavecchia. I lavoratori di Elia non hanno potuto fermare l’operazione perché le auto erano ancora sul terminal. Ma il fatto rende ancora più grave il quadro e coinvolge ancora di più tutto il nostro scalo: c’è il rischio infatti che le case automobilistiche e gli armatori modifichino le loro programmazioni e dirottino le vetture altrove, almeno fino a quando lo sciopero non terminerà. E’ palese come ciò rappresenti un serio danno per il porto e in particolare per i terminalisti ro-ro, i cui traffici rischiano di subire una flessione.

Ecco perché i lavoratori della Elia stanno cercando una sponda anche con l’Autorità portuale e ancora ieri hanno organizzato un piccolo picchetto sotto palazzo Rosciano.

Intanto dopo la decisione della Regione di convocare l’azienda, sempre ieri Cgil, Cisl e Uil hanno portato la vertenza in prefettura, chiedendo al prefetto Costantino di intervenire e aprire un tavolo di raffreddamento, che è stato convocato per domani. Un tavolo solo per Livorno, fuori da quello nazionale che oggi riprenderà a Torino.

«L’unico interesse di quest'azienda è quello di scaricare i dipendenti - accusa Gucciardo -. Purtroppo la nuova proprietà non intende confrontarsi su un progetto vero di riorganizzazione e l’esternalizzazione dei servizi di movimentazione e stoccaggio, su cui stanno insistendo, diventa uno strumento per sganciare i lavoratori e togliersi la responsabilità di 65 famiglie, lasciandole al proprio destino».

La richiesta dei sindacati è sempre la stessa dal primo giorno in cui l’EliaAmbrosetti ha presentato il piano industriale: «Vogliamo un progetto vero - spiega Gucciardo -. E ciò significa in primo luogo stoppare l’esternalizzazione con la permanenza di tutti i 120 lavoratori dentro l’unità operativa di Livorno. Se l’azienda insiste per esternalizzare il servizio di stoccaggio e movimentazione, allora vogliamo un progetto che guardi al futuro e dia garanzie, ciò non deve essere un modo per scaricare dipendenti e lasciarli in balia del mercato. Serve dunque una garanzia di salvaguardia occupazionale, salariale e di commesse almeno a medio termine».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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