Il Tirreno

Livorno

Elia è morto, per favore niente ipocrisie

di Alessandro De Gregorio
Elia è morto, per favore niente ipocrisie

La condanna ci emenda tutti. Ci rende immacolati. Ci trasforma in giudici. Ci formatta memoria e coscienza, ci regala un'identità diversa, ci confeziona un passaporto di verginità. E invece spesso si muore per caso. Senza colpe e senza essersela cercata

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In gita scolastica ne ho combinate anch'io. E come me, i miei amici. In gita scolastica ho pensato più a divertirmi che a istruirmi. E come me, i miei amici. In gita scolastica ho bevuto, ho fumato, ho fatto sesso. E come me, i miei amici. Non prendiamoci in giro. Non facciamo gli ipocriti. Non puntiamo il dito. Non giudichiamo senza sapere e solo per sentirci migliori. Non oltraggiamo chi muore, non aggiungiamo dolore a chi rimane per il solo gusto di lasciare un commento sui social. Si può anche tacere.

E non raccontiamoci balle. La gita scolastica da sempre è (anche) un'occasione per stare insieme, dormire fuori, sentirsi liberi dal controllo dei genitori e dei professori. Anche se i professori ci sono. E' un'avventura. La prima, o una delle prime. L'intera adolescenza è un'avventura. A sedici, diciassette, diciotto anni sei invincibile. Sei immortale. Sei un supereroe, un dio, un alieno, un mondo nel mondo.

Poi cresci, invecchi. E dimentichi. Oppure non hai niente da dimenticare, ed è anche peggio. Perché se nella tua vita non hai fatto mai una cazzata, nemmeno la più insignificante, non hai vissuto. E sono padre. E lo so cosa significa stare in pensiero, drizzare le antenne al minimo segnale di pericolo, provare a decifrare i messaggi dei figli.

C'erano alcol e droga in quella camera di albergo di Milano dove alloggiavano quattro studenti in gita. Uno di essi, Elia Barbetti, è morto nella notte precipitando dal sesto piano. Avevano bevuto e fumato, quei ragazzi. Lo hanno detto gli amici di Elia ai poliziotti.

E quindi significa che quel povero ragazzo se l'è cercata. Il popolo dei commentatori web, ma anche l'affollato parterre di molti colleghi giornalisti, è spietato. Se l'è cercata. Alcol e droga.

Quale alcol, quale droga? Bottiglie di gin, litri di bourbon, strisce di coca, siringhe di brown sugar, zollette intrise di Lsd? O semplicemente due birre e due spinelli di erba? Cosa c'era davvero in quella camera? E quanto, come ha influito lo sballo? Domande che costano, che implicano delle risposte ma anche una riflessione.

Molto più semplice, pratico e autopulente il verdetto. La condanna del resto ci emenda tutti. Ci rende immacolati. Ci trasforma in giudici. La condanna ci formatta memoria e coscienza, ci regala un'identità diversa, ci confeziona un passaporto di verginità. Ci tiene distanti dal pericolo e alla larga da tutto il male del mondo. E invece spesso si muore per caso. Senza colpe. Senza meritarselo. Senza essersela cercata. Si muore e si sopravvive anche per coincidenze diverse.

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