Meteo
Saltano i vertici non c’è pace per le partecipate
Da Aamps a Spil: tutti i nominati e sfiduciati del primo anno e mezzo a Cinque Stelle
LIVORNO. Alla fine Luciano Guidotti ha incontrato Filippo Nogarin. Ufficialmente non ha ancora risposto al caldo invito del sindaco a farsi da parte, ma a quanto risulta sarebbe pronto a dimettersi e a lasciare la guida di Spil. Che tanto per intendersi non è una piccola società nell'universo delle aziende controllate dal Comune, ma è quella realtà che è nata con la missione di favorire la reindustrializzazione del territorio e che nell'era della giunta Cosimi-Pd si è trovata sotto il peso schiacciante del "parcheggiato" parcheggio Odeon (costato qualcosa come 25 milioni di euro).
Diciamolo subito: i 5 Stelle non si sono trovati a gestire un'eredità semplice in tema di partecipate. È un fatto. A raccontarlo bastano i numeri di Spil, che nella relazione al bilancio dei revisori viene descritta come una società sull'orlo del baratro, dove a fronte di un utile di circa 14mila euro si registra una «situazione di squilibrio finanziario» con un margine di tesoreria negativo di 18 milioni.
Guidotti ha tracciato una strada per guardare avanti. Nogarin, evidentemente, non pensa sia quella giusta. E in una lettera inviata ai soci gli ha chiesto di farsi da parte. Dopo che era stato lui stesso a nominarlo a fine novembre. E dopo che la poltronissima di Spil era già rimasta vuota per mesi, visto che a settembre 2014 il manager bancario Andrea Giani dopo un mese di riflessione aveva rifiutato l’incarico.
Il punto è che sulla giostra delle aziende del Comune, questo è solo l'ultimo giro di nomine subito sfiduciate che ha caratterizzato il primo anno e mezzo di governo a 5 Stelle. E se si toglie il taglio del 20% dei compensi dei manager deciso da Nogarin appena entrato zaino in spalla in municipio, la "rivoluzione partendo dai manici" si fa ancora fatica a vederla. Per colpa anche dei continui ripensamenti su chi e come, quelle aziende chiave che gestiscono i servizi, deve amministrarle.
Il caso più eclatante è quello di Aamps, che ancora non ha un suo bilancio e che per questo ha fatto incassare alla giunta un clamoroso no al consolidato sperimentale del Comune anche da parte del gruppo M5S. Un no che qualcuno, tra le file pentastellate, sembra aver preso al balzo per chiedere al sindaco di silurare il direttore generale del Comune, Sandra Maltinti, nominata da Nogarin nell’estate del 2014.
È il 6 agosto dello stesso anno quando l'assemblea dei soci di Aamps (quindi il Comune, quindi il sindaco), decide di nominare amministratore unico dell’azienda dei rifiuti il 28enne grillino Marco Di Gennaro: perito informatico, studente in tecniche di radiologia medica, già candidato alle elezioni europee per il M5S (ma non eletto).
In una ormai famosa conferenza stampa, Filippo Nogarin si avventura in un rischioso paragone con Steve Jobs («anche lui quando ha fondato la Apple non aveva un curriculum e neanche aveva finito l’università, eppure è diventato amministratore di una delle più grandi aziende del mondo...»). Paragone molto rischioso, se si considera che poco dopo proprio il primo cittadino decide di silurarlo, poi ripensandoci a metà.
Prima però c’è il tempo di assistere al tira e molla con il direttore generale Lorenzo Fommei, che era stato nominato in era Cosimi. L’11 settembre del 2014 l’assemblea dei soci decide di confermarlo per un anno alla direzione di Aamps, affiancandolo a Di Gennaro. La scelta, viene detto, «è dettata dalla necessità di garantire continuità al processo economico finanziario già avviato, nonché di favorire un assetto stabile al management in vista delle importanti sfide in materia di rifiuti...».
Quattro mesi dopo, il 10 gennaio, il Tirreno titola così: “Terremoto ai vertici Aamps, Fommei non è più direttore generale”. Si parla di «risoluzione consensuale del rapporto di lavoro»: qualche mese dopo si scoprirà che l’addio dato in anticipo a Fommei (che oggi dirige la Amga di Legnano) è costato più di 50.000 euro.
A questo punto all’Aamps inizia il balletto delle nomine: prima tutti i poteri passano a Di Gennaro, poi a febbraio il sindaco annuncia a sorpresa che arriverà per sei mesi un consulente esterno di sua fiducia: entra in scena Andrea Marzovilla, che ne uscirà tra giugno e luglio facendo a “cazzotti” con i revisori di Aamps e con una polemica sull’uso dell’auto aziendale. Mentre va a rotoli il rapporto con Di Gennaro.
Sono i mesi più difficili: Nogarin e l’attivista grillino si fanno la guerra, tra lettere dei revisori, smentite e controsmentite. Se ne esce solo ad aprile, quando torna un Cda guidato da Aldo Iacomelli e il Comune evita una possibile causa di Di Gennaro reintegrandolo nel Cda. Dove tra l’altro spunta anche il nome dell’avvocato Francesca Zanghi, che era nella lista dei candidati al consiglio comunale del M5S.
Sullo sfondo resta la crepa del bilancio, con 21 milioni di perdite per partite straordinarie, quelle sì, riconducibili alle passate amministrazioni. Oggi Iacomelli e Cda sono ancora in carica, ma alle prese con il filo spinato del bilancio e del piano industriale, già rimandati indietro dal Comune una volta...
Tutto mentre ancora non è stato sciolto definitivamente il nodo di FarmaLi, altra società strategica, che gestisce le farmacie comunali. Una decisione importante è stata presa quasi subito: le farmacie pubbliche resteranno tali. Ma l’amministratore scelto da Nogarin, Mirco Comparini, negli ultimi mesi ha rassegnato le dimissioni almeno due volte (l’ultima ad aprile). Il motivo? Ufficialmente per «incompatibilità con l’ambiente nel quale si rende necessario operare». In realtà perché proprio non va d’accordo, su tutta la linea, con l’assessore Gianni Lemmetti che – piccolo dettaglio – ha la delega alle partecipate. A settembre le ultime dimissioni di Comparini sono in parte rientrate: dopo una lettera di apprezzamento dei consiglieri M5S, ha scritto al sindaco e si è detto disponibile a capire se ci sono le condizioni per andare avanti. Si sa che tra le condizioni poste, c’è quella di avere rapporti direttamente col sindaco. Quindi la domanda sorge spontanea: Nogarin toglierà la delega alle partecipate a Lemmetti? O terrà per sé solo FarmaLi?
In salita è stato anche il percorso per decidere il timone di Casalp. Questa volta, però, il conflitto è scoppiato con i Comuni Pd del resto del territorio: chi chiedeva un Cda, chi voleva un amministratore unico. Insomma, scontro politico e di potere. Nel settembre del 2014 il Tirreno scrive che il Comune di Livorno punta sull’architetta Vanessa Soriani. Ma qualunque decisione «sarà presa all’insegna della trasparenza e dei curricula», vogliono ripetere come un mantra dal palazzo a 5 Stelle. Il risultato? A gennaio, «dopo la pubblicazione di un bando, l’esame dei curricula e i colloqui», come scritto in una nota ufficiale, a diventare presidente del cda di Casalp è Soriani.
Di selezione dei curricula si è tornati a parlare anche pochi giorni fa, con la notizia che sarà Marco Leone a guidare il teatro Goldoni, dopo che il traghettamento di Paolo Demi (volto dell’ufficio turismo e attivista a 5 Stelle) si è protratto per più di un anno. Non è passato neanche un minuto dall’annuncio dell’arrivo di Leone (che il Tirreno aveva dato tra i papapili il 24 agosto del 2014), che ad accendere la miccia ci ha pensato Buongiorno, che tra l’altro al ballottaggio ormai lontano aveva preferito guardare verso il M5S. Marco Bruciati non ha girato intorno alle parole: «Altro che curriculum, Leone è amico del sindaco, si sapeva un anno fa che lo avreste nominato...».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google