Italia
Fondali della maxi-Darsena finalmente è l’ora della pace
Al convegno promosso dalla Cna le istituzioni intorno al tavolo per uscire dal tunnel Simoncini: aiuteremo le nuove imprese. Martini: occhi aperti su privati e appalti
LIVORNO. Un presente difficile, un futuro da costruire insieme. La sfida da vincere degli accordi di programma mette di fronte gli esponenti delle istituzioni in un convegno promosso dagli artigiani della Cna (e coordinato dal capocronista del Tirreno, Alessandro Guarducci).
«Timidi segnali di ripresa dicono che ci stiamo lasciando alle spalle la più grande crisi dal dopoguerra ad oggi, ma bisogna continuare con la “cura del cavallo”». Parte da qui Daniele Vaccarino, presidente nazionale Cna: «Serve un clima di positività, e con una legge di stabilità che per la prima volta lungimirante ci auguriamo che il governo mantenga il sostegno alle piccole e medie imprese».
Gli occhi di tutti sono puntati sulla Piattaforma Europa. «Nel 2014 ci sembrava un sogno futuristico, oggi è una necessità oggettiva» spiega Giuliano Gallanti, commissario dell’Autorità Portuale: «Presentato il progetto Rossi è stato il primo a scommetterci, e adesso cerchiamo il privato che investa 300 milioni con la formula della finanza di progetto. La settimana prossima inizieremo a raccogliere le manifestazioni di interesse, e fra due anni consegneremo le chiavi al vincitore, che avrà tutto l’interesse di costruire presto e bene». E il duello sui fondali, fra chi li vuole a meno 16 e chi a meno 20? Risolto: fondamenta a meno 20 e profindità iniziale a meno 16-17.
Dal dibattito emerge che la Toscana, con le sue tre aree di crisi complessa localizzate tutte sulla costa, due delle quali su Livorno e provincia, fa quadrato su capoluogo labronico, dove la crisi ha colpito più duramente. Nessuno si salva da solo, sottolinea l’assessore Francesca Martini, che nella giunta Nogarin segue le politiche del lavoro: «Abbiamo partecipato a tutti i tavoli per l’accordo di programma e per le vertenze, e adesso ci sono le scadenze degli ammortizzatori sociali che partiranno a dicembre. Continueremo a fare il possibile in un mercato del lavoro senza regole, investendo nella ricerca e sostenendo le start-up, e lavorando con coesione ad un piano per la ricostruzione industriale».
A fianco del Comune c’è la Regione Toscana, come ricorda Gianfranco Simoncini, ex assessore e ora consigliere del governatore Rossi: «A gennaio faremo un bando da 20 milioni per le imprese, e mi auguro che ci sia la possibilità di sommare gli incentivi regionali a quelli nazionali. A novembre pubblicheremo la graduatoria per i lavori socialmente utili, espediente che abbiamo trovato per arginare la questione degli ammortizzatori sociali».
Simoncini tiene a sottolineare che «abbiamo stanziato sulla costa centinaia di milioni dalle nostre casse conquistando presso il governo altri fondi pubblici grazie a progetti di interesse nazionale, anche se ancora aspettiamo le risposte sulle zone franche doganali».
Dalla nuova fase di sviluppo del porto trarranno vantaggio le imprese livornesi, dice Gallanti: ogni lavoratore impiegato nel terminal si generano quattro posti nell’indotto.
«Il porto – avverte il commissario dell’Authority – nel frattempo fa già segnare una crescita record, e da novembre inizieremo a dragare la darsena Toscana». La carta vincente di Livorno per Gallanti è il collegamento ferroviario in costruzione con l’interporto, anche se non mancano gli ostacoli: «Quando sarà a regime riporterà la città sulle mappe dei colossi mondiali dei trasporti marittimi, ma anche se si faranno i fondali più ampi le nuove navi sempre più grandi avranno comunque difficoltà ad entrare per la presenza della Torre del Marzocco».
«La Torre ostruisce il passaggio? Spostiamola!» provoca in risposta Sergio Costalli, presidente della Camera di Commercio nata dall’alleanza fra Grosseto e Livorno: «Basta con il balletto sui tempi e i sui fondali, i soldi si muovono con le certezze e le assicurazioni di continuità non tanto politiche quanto decisionali».
Martini ribatte dando invece la priorità alle garanzie di ricadute sul territorio: «La finanza di progetto ci preoccupa perché può allontanare dall’economia reale e portare altrove la ricchezza. Se il privato in cambio del suo investimento ottiene una concessione pluridecennale in pratica diventa un proprietario».
«Sta a chi governa vigilare perché non succeda, sono preoccupazioni legittime ma non bisogna lasciarsi dominare dalla paura» risponde Simoncini, rispolverando il proverbiale “chi più spende meno spende”: «Servono tutti i soldi necessari per realizzare un’opera che si sostenga nel tempo».
Taglia la testa al toro Luciano Guerrieri, commissario dell'Authority di Piombino: «Noi che abbiamo un porto industriale abbiamo fatto i fondali a 20 metri guardando semplicemente ai nostri concorrenti, è la logica. Livorno e Piombino fanno un territorio con interessi comuni e complementari. Facciamo sistema e il risultato sarà maggiore della somma dei singoli».
Sì all’avvicinamento anche secondo Simoncini, che manda segnali positivi sul futuro della viabilità su gomma tra le due città, ma è di nuovo Costalli a puntare il dito: «I porti non sono delle città ma nelle città. Bando ai personalismi e puntiamo sulle imprese». Chiude Martini con un ammonimento: «Sì al porto competitivo, ma stiamo attenti a non indebitare le generazioni future».
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