Il Tirreno

Livorno

Cinque arresti per spaccio identificati quaranta clienti

Cinque arresti per spaccio identificati quaranta clienti

Il blitz della squadra mobile tra piazza della Repubblica e piazza XX Settembre La banda che vendeva eroina aveva successo anche grazie alle minacce ai rivali

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LIVORNO. Per il successo della loro attività illecita avevano puntato sulla fidelizzazione del cliente, proprio come due veri commercianti di professione. Peccato però che l’oggetto delle loro vendite fosse l’eroina, e che ai buoni rapporti con i consumatori, quasi tutti giovani italiani, i due spacciatori affiancassero le minacce ai concorrenti nel campo della droga.

A finire in manette, dopo una operazione della squadra mobile chiusa il 3 ottobre scorso, sono stati tre cittadini di origine tunisina: Jamel Nasri, 34 anni, Kahled Akary (33) e Imed Jobrane (34). Per loro si sono aperte le porte del carcere, mentre agli arresti domiciliari (grazie alla collaborazione della polizia di Cagliari e di Lucca) sono finiti Claudio Bellini, 43 anni di Napoli, e Massimiliano Carlesi, 31enne nato a Roma. Obbligo di firma per un altro tunisino, Hichem Kehna, classe 1977. Tutti sono accusati, a vario titolo, di aver fatto parte della banda di spacciatori che smerciava la droga nel centro città, nel quadrilatero tra via Garibaldi, piazza XX Settembre e piazza della Repubblica. In arresto era già finita anche una coppia residente nella provincia di Grosseto: Angelo Marano, 43enne originario di Caserta, e la moglie Michela Carusi, grossetana di 38 anni.

In particolare Nasri e Akary (con quest’ultimo che, stando alle informazioni raccolte dalla polizia, sarebbe presente su Facebook con il nome di “Kahled la Camorra”) avevano monopolizzato il mercato dello spaccio in centro, puntando sulla fidelizzazione dei clienti e incutendo timore in varie circostanze a potenziali concorrenti. A dimostrare i buoni rapporti tra spacciatori e consumatori di droga il fatto che, in più occasioni, i primi siano stati avvisati dai secondi sui controlli della polizia, avvenuti dopo l’acquisto dello stupefacente da parte dei clienti. A testimoniare invece l’atteggiamento minaccioso nei confronti degli “avversari” il fatto che Carlesi avesse lasciato Livorno per trasferirsi a Lucca, per evitare reazioni violente dei due nordafricani che lo accusavano di aver sottratto loro un importante quantitativo di eroina.

Akary e Nasri, dopo aver monopolizzato il mercato dello spaccio in città, avevano peraltro pensato di estendere i loro affari anche in provincia di Grosseto, in particolare a Gavorrano, approfittando della complicità di un loro storico cliente, divenuto tanto fidato da essere “promosso” a socio in affari.

I due avevano stretto un accordo con Marano e la moglie, che avrebbero acquistato lo stupefacente per rivenderlo a Gavorrano. Non solo: a suggellare l’intesa, Marano si rendeva disponibile ad aiutare Nasri affinché quest’ultimo prendesse una residenza fittizia nel comune grossetano per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno. Il nuovo socio in affari aveva persino arredato l’abitazione in cui il tunisino aveva preso la residenza con alcuni effetti personali dell’uomo, affinché in caso di controlli la sua presenza fosse più credibile.

E quando una volta i vigili urbani di Gavorrano si presentarono per un controllo, lo stesso Marano mentì agli agenti, sostenendo che l’uomo non fosse in casa ma fuori città per lavoro.

Il giro di affari tra Nasri, Akary e Marano si era concretizzato tra l’agosto e il settembre scorso, quando quest’ultimo si rese disponibile a venire a Livorno per comprare la droga da rivendere nel grossetano. Il giorno dello scambio, però, il 43enne casertano e la moglie furono intercettati sul Romito, in flagranza di reato, e tratti in arresto con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di stupefacente: erano in possesso di 50 grammi di eroina consegnati loro dai due nordafricani.

Se Marano e la moglie erano due intermediari di Nasri e Akary, Imed Jobrane era invece il fornitore della droga all’ingrosso: anche lui è stato arrestato nel corso dell’operazione. Il giro di affari di quella che gli inquirenti definiscono una vera e propria organizzazione criminale è testimoniato infine da due episodi: il sequestro di 180 grammi di eroina in via Chiellini, nascosta in un cancello e pronta allo spaccio, e il sequestro di oltre 6mila euro effettuato dopo una perquisizione in un appartamento in via Solferino, occupato dai due tunisini e adibito a base logistica per la vendita dell’eroina.

Nel corso dell’attività di indagine sono stati identificati anche 40 assidui acquirenti, nei confronti dei quali le forze dell’ordine procederanno per via amministrativa.

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