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IL RITRATTO

Barani il craxiano tra miracoli, reliquie e Hammamet

Ilaria Bonuccelli
Barani il craxiano tra miracoli, reliquie e Hammamet

Fenomenologia del senatore balzato alle cronache per il gesto sessista contro una collega del M5S. Socialista di ferro, ex sindaco craxiano di Aulla, ora verdiniano responsabile per consentire a Renzi di portare a casa le riforme

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Il “capo”, Denis Verdini, gli tappa la bocca. E lo tiene lontano dall'aula. Lucio Barani accetta di non farsi vedere a palazzo Madama sabato mattina. Di non partecipare al voto. Di essere tacciato come senatore “sessista”, il “mimo della fellatio”. Obbedisce, ma fino a un certo punto. Gente dalla testa dura, quella della Lunigiana. E Barani è uomo di quella terra aspra e mai risolta al confine fra Toscana e Liguria. Difficile alla disciplina di partito, da quando era nel Psi. Figurarsi ora che è in un movimento che si chiama Ala e serve, solo fino alla fine (ballerina) della legislatura, per consentire a Renzi di portare a casa le riforme costituzionali. Barani accetta di non rispondere alle telefonate: due squilli e stacca la comunicazione. Butta giù perfino il boccone (amaro) delle scuse per il sesso orale gesticolato in aula. Ma con gli sms si scatena. Già venerdì sera. Quando siti e agenzie sono bollenti. E lo attaccano. Tutti a battere (e ribattere) che Barani, l'ex sindaco craxiano di Aulla, invita una collega di M5s a dedicarsi al sesso orale, mentre in aula impazza lo scontro sulla riforma della Costituzione. I tg lo crocifiggono. Verdini è una furia. Ma gli amici di Barani ricevono sui cellulari messaggi, qualche parola toscanaccia e poi, più o meno: «Non ho mai fatto quel gesto. E mi è toccato pure scusarmi».

La sua versione. È una questione di faccia. Uno può anche passare da “bischero”, ma non con chi ti conosce davvero. Non per l’immagine. Non per Barani che fonda (e affonda) la carriera politica sui gesti impopolari. Quelli che «ti fanno più nemici che amici. Forse sei 50% e 50%, ma i nemici sono più duri. Ti sputano in faccia». Non solo perché nel 1999 va a incontrare Bettino Craxi ad Hammamet. E perché quando Craxi muore, Barani è l'unico sindaco italiano a indossare la fascia tricolore al funerale. Anche se oggi Bobo Craxi è fra i primi a prendere le distanze dal capogruppo di Ala, l'ex socialista nato “lombardiano” e diventato craxiano solo dopo la “persecuzione di Tangentopoli”.

Il fatto è che Barani è sempre sopra le righe. Non basta la piazza ad Aulla dedicata a Craxi; ci vuole anche quella per tutti i “Martiri di Tangentopoli” per aggiungere il carico da undici. A onor del vero, il suo impegno contro il giustizialismo non si è esaurito con la fine della Prima Repubblica e con i suoi grandi processi. Giusto un paio di anni fa, nel 2013, il senatore - ancora nel Pdl - fa scoppiare un caso nazionale: riesce a far passare un emendamento in aula con lo Svuotacarceri grazie al quale tutti gli stalker, colpiti da provvedimenti preventivi, possono essere rimessi in libertà. Lo vota anche il Pd, poi ci si accorge del pasticcio. Barani spiega la ratio del suo provvedimento (la giustizia infinita, l'alta percentuale degli assolti alla fine dei procedimenti giudiziari) e alla fine il parlamento rimedia con una pezza. Ma intanto la zeppa era stata messa.

Questo, tanto per ribadire, che Barani è uno che agisce di pancia. È un sanguigno. Se pensa che ci sia un’ingiustizia (a suo insindacabile giudizio) si muove come un caterpillar. Va avanti e non vede né sente nessuno. Per questo alcuni suoi colleghi di partito - fra questi anche il deputato Massimo Parisi, ex Pdl - sostengono che venerdì Barani abbia gesticolato in maniera scomposta in aula, con gesti che in Toscana «hanno significati che altrove possono venire fraintesi. Di sicuro non erano rivolti alla senatrice, ma a un suo collega». Forse sì, forse no. Fatto sta che Barani si trova di nuovo nella bufera. Ma per i parlamentari di Ala la vicenda non ha portata tale da mettere in discussione il suo ruolo di capogruppo a palazzo Madama. Forse per la prima volta il parlamentare non pagherebbe il conto per una delle sue uscite. Di solito, infatti, non gli vengono fatti sconti. Né grandi né piccoli. Basta pensare a quando, sindaco di Villafranca Lunigiana, si butta nell'avventura di cercare il “tesoro liquido”, la ricerca delle acque minerali, una sorgente termale da far concorrenza a Montecatini. In quell'occasione Barani riesce perfino a farsi denunciare da un rabdomante, impresa forse senza precedenti fra i sindaci. Anche se non è l'unico primato di questo senatore che per la Lunigiana, però, resta soprattutto il “sindaco”. Quello che ad Aulla crea il primo cimitero per animali della Toscana. E che a Villafranca fa ottenere il titolo di città. Non gli basta per farsi rieleggere. Gli è mancato il santo protettore. Ad Aulla, invece, lo ha trovato: San Caprasio, patrono diocesano di un tratto della Francigena lunigianese. Nelle serate fra amici, lo racconta sempre di come durante gli scavi all'antica abbazia, le reliquie di questo santo eremita, trasportate in Lunigiana dalla “Gallia” per scampare alle razzie dei saraceni, sono riaffiorate. Insieme a una bomba inesplosa della guerra. Nessuno si è ferito. «Il miracolo di San Caprasio», lo chiama. In questi giorni gliene servirebbe un altro. Stamani. Barani è in Lunigiana. A Villafranca, fra amici. Magari un salto all’abbazia ce lo potrebbe anche fare. In fondo resta il sindaco che ha inventato l’ufficio contro il Malocchio. Non per nulla quando comandava lui, in municipio c’era «sempre la coda fino in fondo alle scale» per il ricevimento. Ma qualcuno dice che fosse perché a chi proprio non aveva nulla allungava i soldi per pagare le bollette. Di tasca propria.

@IlariaBonuccell

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