Il Tirreno

Livorno

Bacci esorta Nogarin: “Un ospedale nuovo per non morire”

di Federico Lazzotti
Bacci esorta Nogarin: “Un ospedale nuovo per non morire”

Il sindaco di Collesalvetti lancia un appello ai Cinque Stelle: percorso partecipativo come per il porto

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LIVORNO. «Il nodo ospedale è una pentola a cui è stato tolto il tappo ma dentro la quale, ad oggi, non si riesce a vedere il fondo». Lorenzo Bacci, segretario provinciale del Pd e sindaco di Collesalvetti, usa una metafora da massaia per spiegare le conseguenze economiche, sociali e politiche della disdetta spedita alla Regione e firmata dal sindaco di Livorno Filippo Nogarin per non costruire una nuova struttura a Montenero.

Ma dentro a questo pentolone della sanità - Bacci lo sa bene - ci sono molte cose da valutare: la salute dei cittadini in primis, lo sviluppo della città e dell’Area Vasta a essa collegata, tanti soldi, opportunità di lavoro e guerre di potere.

Allora segretario, l’unica cosa certa è che l’ospedale a Montenero non si farà più. Ma adesso che cosa succederà? E soprattutto lei sarà della partita?

«Anche se non sono il sindaco di Livorno accetto la sfida. E la prima cosa che dico è che per guardare al futuro è arrivato il momento di includere tutti i soggetti che gravitano attorno alla sanità per prendere insieme una decisione e non far morire la città. Penso a degenti, dipendenti, Regione Toscana, sindaci dell’Area Vasta, tribunale del malato. Insomma un percorso partecipativo come quello fatto per raggiungere l’Accordo di Programma per il porto. Perché è facile, come ama tanto fare Nogarin, criticare il passato cadendo poi nello stesso errore: escludere tutti e chiudersi nel Palazzo o peggio dentro un meetup per prendere le decisioni».

La sua sembra una critica anche alla passata amministrazione e al sindaco Cosimi?

«Diciamo che il Pd è cambiato, mentre la nuova amministrazione sta ottenendo risultati identici ai propri predecessori facendo per di più gli stessi errori».

Ok, ma cosa fare oggi per il bene della Sanità dei livornesi?

«Nemmeno io ero d’accordo con la realizzazione del nuovo ospedale a Montenero, ma sono altrettanto contrario alla ristrutturazione di quello vecchio perché è infattibile sia economicamente che a livello di vincoli. Ecco perché sono convinto che serva una nuova struttura. Dove farla nascere decidiamolo insieme. Prima però guardiamoci intorno perché se non ci sbrighiamo rischiamo di diventare un buco nero in mezzo a strutture all’avanguardia in Toscana. Prendiamo Massa, Versilia, Pisa, ma anche Cecina. Sono ospedali moderni, dove la privacy e il decoro di degenti e pazienti vengono rispettate».

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E Livorno invece?

«È una struttura vecchia che risale al 1931. E oggi chiunque sia entrato nell’ospedale di viale Alfieri, quando è uscito, ha sperato, la volta successiva, di trovarlo altrove. Tanto che utenti e pazienti si spostano altrove per curarsi dando origine a un emigrazione continua».

Sì, però c’è un problema. Perché non basta dire che serve un nuovo ospedale, bisogna pensare a cosa fare dei vecchi padiglioni in caso di trasferimento, anche perché la città di palazzi abbandonati ne ha già abbastanza...

«Il punto di forza del complesso tra via della Meridiana, via Gramsci e viale Alfieri è quello di essere in pieno centro. Visti i vincoli sarebbe opportuno realizzare al suo interno, al posto dei reparti, uno spazio per esigenze sociali».

Qualche esempio?

«Penso al trasferimento del Pascoli, alle case della salute, agli ospedali di comunità, alle lunghe degenze e perché no alla messa a disposizione di alcuni edifici per l’emergenza abitativa. Questo permetterebbe una ristrutturazione graduale diversa per costi e tempi rispetto a quella per un ospedale».

Come Partito democratico avete già una proposta concreta?

«Le posso anticipare che lunedì prossimo è in programma la direzione territoriale del Pd dove proporremo due cose. La prima è l’inizio di un percorso partecipativo inclusivo, gli stati generali della Sanità, per trovare una soluzione condivisa. La seconda, legata alla prima, è rivendicare il diritto di stare al tavolo delle decisioni».

Perché, avete il timore o il sentore di essere esclusi?

«Le mosse fatte fino ad oggi da Nogarin vanno nella direzione dell’esclusione del resto del mondo dal dibattito. Ma il sindaco dovrebbe sapere che non è solo il primo cittadino di Livorno, ma anche il referente dei sindaci dell’area vasta e della provincia. E dovrebbe anche rendersi conto come, anche soltanto da un punto di vista urbanistico, l’ospedale di Livorno abbia ricadute a livello provinciale».

Dunque qual è il messaggio per Nogarin?

«Si renda conto di aver fatto saltare il banco. Ma dia un’alternativa e di questo discutiamone. La nostra proposta è chiara. Anche perché dalla vittoria alle elezioni è passato quasi un anno e mezzo. Il rischio è che tra tre anni e mezzo, alla scadenza del mandato, ci sia la stessa situazione: senza un progetto e senza un futuro per l’ospedale. E la città non può permettersi di diventare maglia nera italiana della sanità».

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