Il Tirreno

Livorno

«Cinque episodi di usura», chiusa l’indagine su Michelangelo Fedele

di Federico Lazzotti
«Cinque episodi di usura», chiusa l’indagine su Michelangelo Fedele

Livorno, la Procura ha notificato all’imprenditore l’avviso dopo due anni di accertamenti, tra gli indagati spunta anche una donna accusata di calunnia ai finanzieri

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LIVORNO. Martedì scorso la condanna a sette mesi di reclusione davanti al Tribunale di San Marino per i soldi, circa mezzo milione di euro, portati all’estero e mai giustificati. Tre giorni dopo, a casa di Michelangelo Fedele, 70 anni da compiere il prossimo 28 ottobre, si sono invece presentati i carabinieri della stazione di Donoratico. In mano l’avviso di conclusione indagini firmato dalla Procura in merito all’inchiesta “RealEstate” condotta dall’Arma in collaborazione con la Finanza nella quale il settantenne è indagato con l’accusa di usura. Contestazioni a causa della quale ha passato anche un mese nel carcere di Pisa.

Si è conclusa così la settimana horribilis dell’imprenditore di origini calabresi che da sempre si dichiara innocente rispetto a tutte le accuse che nel corso degli anni gli sono state contestate, finanche alla condanna a quattro anni, sempre per usura, rimediata nel luglio scorso nel maxi processo sulla presunta associazione per delinquere che avrebbe imperversato in Val di Cornia nei primi anni Duemila. «Sono i risparmi di una vita - ripete sempre - il frutto di anni di sacrifici e di pane e cipolla».

Anche stavolta in aula - difficilmente come anticipa il suo legale deciderà di prendere la strada del rito alternativo - dovrà difendersi dall’accusa di usura aggravata. In particolare i pubblici ministeri Arianna Ciavattini e Gianfranco Petralia, che hanno ereditato l’inchiesta dal collega Luca Masini, hanno modificato, e di molto, il capo d’imputazione rispetto all’avvio dell’indagine. Hanno tolto le contestazioni che riguardavano le truffe e l’estorsione, concentrandosi sulle testimonianze delle presunte vittime, emerse durante le due udienze dell’incidente probatorio andate in scena nella primavera scorsa.

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Un segnale importante quello lanciato degli inquirenti che danno l’impressione di voler arrivare il prima possibile al processo. In questa direzione va anche la scelta di nominare un consulente fiscale che ha spulciato le entrate e le uscite di Fedele negli ultimi anni cerchiando di rosso le cosiddette sproporzioni. Vale a dire le annualità nelle quali le spese sono state maggiori rispetto agli introiti. Ora, per questo, come prevede la normativa, toccherà all’indagato giustificare quella discrasia contabile che secondo gli inquirenti nasconde proprio il frutto dell’usura.

Dalle testimonianze, infatti, tra il 2012 e il 2014, Fedele avrebbe acquistato immobili all’asta oppure da persone in difficoltà. «Non riuscivamo a pagare il mutuo della casa - hanno raccontato due delle vittime - così lui si è presentato in banca a trattare il nostro debito ottenendo uno sconto. In questo modo è diventato proprietario dell'immobile all'interno del quale, per due anni, siamo rimasti come inquilini gratuitamente. Poi ci ha chiesto il pagamento dell'affitto».

Dunque, sempre secondo l’accusa, nel caso in cui l’acquisto fosse stato diretto, nel preliminare di vendita l’anticipo era il prestito. A quel punto il proprietario doveva restituire il doppio della cifra pattuita e infine nella compravendita il valore dell’immobile era sottostimato. È così sarebbe nato il patrimonio immobiliare dell’imprenditore. «Sono tutte ipotesi da verificare al dibattimento - taglia corto l’avvocato Marco Talini - anche perché la nostra visione e quella della Procura sono, nel rispetto reciproco, diametralmente opposte».

Rispetto all’indagine iniziale nel capo d’imputazione finale è comparso, accanto a quello di Fedele, il nome di Zhanna Melnychuk, 27 anni. La donna era inizialmente nella lista delle presunte vittime, ma durante l’incidente probatorio ha ritratto sostenendo di essere stata forzata dagli uomini delle fiamme gialle a denunciare l’imprenditore. L’accusa nei suoi confronti è quella di calunnia e falsa testimonianza.

È stata invece stralciata la posizione di Carlo Catozzi, l’avvocato piombinese di 42 anni, indagato per truffa, ricettazione e falsità materiale che secondo l’accusa avrebbe dato una mano a Fedele per sfrattare alcuni inquilini morosi.

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