Fossi interrati a Colle «Il Comune fa il possibile»
L’assessore all’ambiente Demi replica agli agricoltori sui campi allagati «È però necessario che intervengano anche la Regione e il Consorzio»
COLLESALVETTI. «Il problema dei fossi interrati a Colle c’è, è innegabile, e riguarda soprattutto il Consorzio di bonifica. È una questione annosa che io ho seguito. Ma quello che rivendico, a nome mio e dell’amministrazione, è che da parte nostra sono state fatte diverse azioni importanti per cercare di risolvere la situazione. Ma non ci siamo solo noi: devono agire anche Regione e Consorzio».
Non ci sta l’assessore all’ambiente del Comune di Collesalvetti a fare la parte dell’amministratore che si disinteressa dei problemi del territorio. Ed ecco che scende in campo sulla questione dei fossi interrati e dei conseguenti allagamenti dei campi quando piove, per chiarire la posizione dell’amministrazione. «Col Comune ci siamo fatti portatori degli interessi delle categorie, e in generale del territorio, per inserire nel decreto cosiddetto Sblocca Italia una formula che facilitasse l’escavo dei fossi. Io stesso ho preso parte a un incontro con le associazioni di categoria, a luglio, in cui era presente anche Marco Monaco, presidente del consorzio di bonifica. Poi io e lui siamo andati anche in Regione per fare un punto sulla situazione. E dai nostri approfondimenti, è emerso che le terre possono essere scavate, quindi sulle sponde del fosso possono essere posizionate le terre non pericolose. Tuttavia, bisogna prima accertarsi di che terre si tratta, attivando gli eventuali step necessari per fare le analisi e i campionamenti sui corsi d’acqua. C’è da capire in pratica di che tipo di scavi si parla, dove devono essere fatti e dove eventualmente smaltire il materiale scavato». In sintesi, va fatta l’analisi delle terre.
«Anche ad agosto c’è stato un incontro sul tema - dice Demi - Oltre a me erano presenti Marco Monaco del consorzio e Giovanni Massini, dirigente della Difesa del suolo in Regione. Quest’ultimo ha assicurato una velocizzazione dell ’iter e ulteriori collaborazioni tra consorzio e Regione per fare la caratterizzazione omogenea delle terre e le analisi su tutti i corsi d’acqua di competenza del consorzio stesso, in modo da omogeneizzare il lavoro, gli scavi in primis».
Insomma quello su cui Demi mette l’evidenziatore è che «soprattutto dal decreto Sblocca Italia in poi, questa faccenda è sempre stata centrale per l'amministrazione colligiana. Ci stiamo lavorando e le associazioni di categoria lo posso confermare».
Ma che tempi ha o avrebbe la soluzione della vexata quaestio? «È difficile fare una previsione sui tempi - risponde l’assessore - ci sono troppi enti interessati dal problema. Non dipende da noi, anzi, noi siamo quelli che meno hanno a che vedere con questa storia. Ciononostante, l’abbiamo presa a cuore perché ovviamente tutto quello che riguarda il nostro territorio è una priorità per noi. Ora bisogna vedere come evolvono le cose, le analisi e gli scavi conseguenti. Però quello che posso dire con certezza è che s’è avviato un percorso che è quello giusto», aggiunge l’amministratore colligiano.
Allora, come procedere a questo punto? Per prima cosa, dice Demi, va fatto un incontro con Urbat, l’Unione regionale per le bonifiche, l'irrigazione e l'ambiente della Toscana, l’ente che riunisce tutti i consorzi: «Il problema va affrontato con loro per poter fare la mappatura di tutto reticolo, come è stato già effettuato in Emilia Romagna. Ci teniamo molto che tutto venga fatto velocemente e al meglio perché riguarda la sicurezza idraulica a 360 gradi».
E che ruolo svolge invece Arpat in questa partita? «Il compito di Arpat riguarda l'analisi delle terre da scavare e portare via», dice Demi. Nella loro protesta gli agricoltori avevano anche evidenziato la preoccupazione per lo scarico delle acque del depuratore nell’Antifosso di Fattoria. «Il depuratore butta nel Fologno acqua che può essere tranquillamente scaricata e che poi finisce, anche se non direttamente, nell’Antifosso di Fattoria. Ma stiamo parlando di un iter normale: il depuratore di Livorno, per esempio, scarica nel mare, non c'è niente di strano».
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