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Andrea Polinti condannato a 3 anni di carcere per bancarotta
Livorno, il principale imputato del processo “Attila” era accusato del crac della cooperativa “Le Arti”: spariti 100mila euro
LIVORNO. Si complica la situazione giudiziaria di Andrea Polinti, 48 anni, in carcere dal settembre del 2014 per la presunta associazione per delinquere finalizzata ad estorsioni, minacce, truffe e corruzione di cui sarebbe stato al vertice. Polinti, infatti, è stato condannato venerdì 11 settembre a tre anni di reclusione per la bancarotta fraudolenta patrimoniale della cooperativa sociale “Le Arti” che aveva sede in via del Seminario numero 61. Una condanna pesante in sé (anche se si tratta del minimo della pena per questa tipologia di reato ndr), ma ancor più grave in vista della sentenza che potrebbe arrivare prima della fine dell’anno nel processo “Attila”, dov’è imputato insieme al presunto braccio destro Andrea Calloni.
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Infatti questi tre anni, nel caso in cui il collegio riterrà Polinti responsabile dei reati, o di parte di quelli che gli vengono contestati, saranno considerati una aggravante, e in caso di condanna scatterà il cumulo di pena. Per ciò che riguarda il procedimento che si è chiuso la settimana scorsa, Polinti era imputato nella qualità di amministratore e vice presidente della cooperativa. Secondo gli investigatori, in aula la pubblica accusa era rappresentata dal sostituto procuratore Arianna Ciavattini, il quarantottenne, tra il 30 aprile del 2004 fino al momento del fallimento della società, dichiarato l’anno successivo, allo scopo di recare danno ai creditori e procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, avrebbe fatto sparire quasi 100mila euro.
A leggere il capo d’imputazione si può ricostruire la vicenda finanziaria. Tra il luglio e il dicembre 2004 avrebbe distratto 99mila euro che gli erano stati consegnati dalla società Gianluca srl, tramite assegni, per il parziale pagamento di un immobile in via Mameli. Inoltre avrebbe fatto sparire poco più di 20mila euro, sempre versati dalla stessa società, per l’ulteriore pagamento dello stesso immobile. Tutti denari che - sempre secondo l’accusa - sarebbero dovuti essere messi a disposizione dei creditori della cooperativa e che invece sarebbero finiti nelle disponibilità di Polinti.
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