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«Non potate i cipressi, possono riprendersi»

«Non potate i cipressi, possono riprendersi»

Il botanico del Cnr: molte piante rinnoveranno la chioma ma servirà tempo

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L’evoluzione e l’arrivo del Cinara cupressi in Toscana sono stati monitorati e seguiti in questi anni dal Cnr di Firenze. Sui comportamenti di questo afide abbiamo parlato con Gianni Della Rocca, uno dei ricercatori dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante del centro fiorentino.

Come agisce l’afide?
«Si annida nei rametti del cipresso a fine inverno e inizia l’azione di suzione. In questo processo immette delle tossine all’interno della pianta nonché alcuni enzimi portandola fino alla morte. Il suo comportamento, per capirci, ricorda quello della zanzara».

Quali sono le ragioni di questa epidemia?
«L’afide c’è sempre stato. Il suo arrivo sembra caratterizzato da una cadenza ventennale. Negli altri anni si erano verificati eventi più sporadici».

Quali fattori determinano il suo arrivo?
«Ancora non lo sappiamo. Sembra che queste migrazioni siano favorite da inverni particolarmente miti. I danni si iniziano a vedere in primavera ma sono manifestazioni di un attacco invernale e i trattamenti rischiano di partire tardi».

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.12085921:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/09/13/news/il-nostro-paesaggio-arrugginito-dall-insetto-killer-1.12085921]]Si può fare prevenzione per salvare il cipresso?
«Si può fare ma purtroppo si fa l’anno successivo di pullulazione».

Quindi non esistono ad oggi strumenti per salvarsi dall’afide?
«All’istituto per la protezione sostenibile delle piante del Cnr dove lavoro con Roberto Danti abbiamo intenzione di avviare uno studio che attraverso un modello meteorologico riesca a prevedere le possibili epidemie. Si tratta di uno modello puramente previsionale».

Una volta rilevato l’attacco come si contrasta l’afide?
«Esistono gli aficidici. L’anno successivo ad una pullulazione devono essere utilizzati proprio perché è probabile che ci sia un ritorno del parassita. I prodotti vanno irrorati sulle chiome e sia nella parte interna che in quella esterna perché gli afidi in inverno e estate vanno a cercare riparo all’interno del cipresso. Per fortuna nell’inverno l’afide si sposta verso il suolo e quindi non è fondamentale salire fino alla chioma della pianta».

Vengono consigliate anche “le flebo” per i cipressi. Di cosa si tratta?
«Stiamo parlando dell’endoterapia. Ma si tratta di terapie che non danno garanzie riscontrabili nella letteratura scientifica. Spesso vengono proposti da aziende che li commerciano per ovvi fini di convenienza».

Quanti cipressi sono morti quest’anno per colpa dell’afide?
«Smentiamo subito il fatto che i cipressi siano morti. Circa l’80 per cento delle piante che sono state colpite inizieranno a ributtare perché uccidendo l’afide il cipresso ritrova la capacità di ricrearsi con gli anni una chioma. Non è un caso che molti enti, come il Comune di Firenze, abbiano vietato l’abbattimento o la potatura delle specie».

Resta il danno all’aspetto della pianta.
«Il valore estetico resterà comunque compromesso per almeno cinque anni».

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