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Non c’era sicurezza: quattro condannati per l’operaio morto

Non c’era sicurezza: quattro condannati per l’operaio morto

Riza Strazimiri aveva 25 anni quando precipitò da 11 metri La sentenza: non era legato mentre lavorava sul capannone

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LIVORNO. Riza Strazimiri era al lavoro di sabato, quando in realtà il cantiere dove stava prestando servizio era chiuso e nessun altra impresa lavorava. E si stava occupando della messa in posa di alcuni pannelli, su una piattaforma aerea, in condizioni di mancanza di sicurezza. Una morte sul lavoro per cui dopo sei anni dal tribunale sono arrivate quattro condanne. È questa la conclusione a cui è giunto il giudice che ha emesso la sentenza sul caso dell’infortunio sul lavoro del giovane albanese, morto il 15 novembre del 2008 a Guasticce. L’operaio aveva solo 25 anni ed era dipendente della ditta Tecnocoperture srl (in distacco alla ditta Euromontaggi snc), incaricata di effettuare lavori di realizzazione del capannone chiamato “magazzino generale area nordovest”.

Come si legge nella sentenza, il giudice ha condannato Mario Bertoluccio, amministratore della Tecnocoperture, Renato e Paolo Mezzoprete, titolari della ditta distaccata Euromontaggi, l’ingegnere Giuseppe Nucara, responsabile dei lavori e coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione del cantiere. Assolto il geometra Andrea Pandolfo, direttore tecnico di cantiere. L’accusa nei loro confronti è quella di aver procurato la morte dell’operaio, per via della «violazione di norme in materia degli infortuni sul lavoro»

In particolare, Mario Bertoluccio, 28 anni, e Giuseppe Nucara, 65, sono stati condannati alla pena di due anni di reclusione, Renato Mezzoprete, 64, a due anni e sei mesi, Paolo Mezzoprete, 38, a un anno e quattro mesi, applicate le attenuanti generiche.

I quattro sono stati anche condannati al risarcimento dei danni delle parti civili costituite, per un totale di 9.200 euro per uno dei legali e 9mila per l’altro, oltre al rimborso forfettario delle altre spese. Quanto alla provvisionale dovuta ai vari parenti della vittima, invece, il rimborso stabilito dal giudice è della somma totale di 235mila euro.

Dal canto suo, Pandolfo è stato assolto per non aver commesso il fatto.

Come ricostruito dagli esperti e dalle testimonianze nel corso del processo, Strazmiri stava usando la piattaforma aerea ed era salito sulla copertura del capannone per posizionare un pannello: durante questa operazione è precipitata al suolo. Un volo terribile di 11 metri che non gli ha lasciato scampo. L’operaio indossava la cintura di protezione che però non era collegata al sistema di anticaduta.

Secondo i periti della Procura, tesi sposata dal tribunale, le cause che sono concorse all’infortunio mortale «possono essere sintetizzate nella mancanza di una procedura di lavoro per l’operazione svolta al momento, l’inidoneità dell’apparecchio di sollevamento utilizzato, l’inidoneità della cintura indossata e la mancanza di un adeguato sistema di trattenuta delle travi di copertura».

Un aspetto che colpisce è che il 25enne, insieme a un collega, erano al lavoro di sabato quando invece non avrebbero dovuto: questo perché era stata anticipata la fine dei lavori ad aprile 2009 e l’accelerazione dei tempi aveva reso necessario reperire altra manodopera reclutata ricorrendo al distacco.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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