Il Tirreno

Livorno

Case private ai profughi in Toscana: 250 posti in 3 giorni

Gabriele Firmani
L'ufficio che gestisce le chiamate del pronto accoglienza: a destra Sara Di Maio
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L'ufficio che gestisce le chiamate del pronto accoglienza: a destra Sara Di Maio

Abbiamo assistito alle chiamate fatte al servizio di accoglienza lanciato dalla Regione. Circa il 30% delle telefonate proviene da cittadini che hanno a disposizione case vuote che vorrebbero affittare

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FIRENZE. «Vivo da sola con mio marito saremmo ben lieti di poter accogliere un migrante, possibilmente una ragazza», la voce al telefono è quella della signora Nadia, da Cecina: mette a disposizione una stanza della propria casa. Cinque minuti dopo chiama la signora Nunzia, da Altopascio: «in casa siamo io, mio marito e i nostri due figli di 3 e 10 anni: ci piacerebbe poter accogliere un nucleo familiare formato anch’esso da genitori e figli piccoli».

Il numero messo a disposizione dalla Regione, 331/6983061, attivo tutti i giorni dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 18, è una linea infuocata: nei primi tre giorni di funzionamento, da martedì scorso, sono già 250 i posti per accogliere migranti offerti da cittadini. A questi si aggiungono una cinquantina di appartamenti e seconde case che altri toscani hanno detto di essere pronti ad affittare e dove, per ciascuna abitazione, potrebbero trovare sistemazione da tre a sei persone. Solo giovedì 10 le telefonate sono state una cinquantina, con 48 posti e una ventina di appartamenti messi a disposizione. Una media di una telefonata ogni 10 minuti.

A comporre il numero, cittadini distribuiti omogeneamente sull’intero territorio regionale e intenzionati a mettere a disposizione una stanza della propria casa, o altri alloggi, per dare una mano ad affrontare l’emergenza migranti. «Circa il 30% delle telefonate – spiega Sara Di Maio, dell’ufficio della Presidenza della Regione che è stato incaricato di gestire le chiamata in entrata al numero di “Pronto accoglienza migranti” – proviene da cittadini che hanno a disposizione case vuote che vorrebbero affittare: registriamo anche la loro disponibilità e giriamo poi i dati alle associazioni di volontariato e alle cooperative incaricate dalle Prefetture di individuare gli alloggi in cui poter sistemare i migranti. Il restante 70% – continua Di Maio – proviene invece da quanti intendono aprire le porte delle proprie case per accogliere per un periodo limitato di tempo uno o più migranti».

In diversi casi si tratta di persone che hanno già avuto in passato esperienze simili, in occasione di altre campagne per l’accoglienza: negli anni ’90 di cittadini bosniaci, durante la guerra in Jugoslavia, o albanesi durante l’emergenza profughi dalla penisola balcanica. «Nella maggior parte dei casi – sottolinea Di Maio – si tratta comunque di persone alle prese per la prima volta con un’esperienza simile».

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A tutti quelli che chiamano, il personale dell’ufficio della Presidenza della Regione illustra quali sono i punti cardine del piano di accoglienza: ciascun migrante dovrà essere accolto all’interno delle abitazioni per un periodo minimo di tre mesi, durante il quale sarà erogato alle famiglie un contributo economico per far fronte alle spese necessarie per l’ospitalità. L’importo deve ancora essere stabilito, ma si prevede che sarà piuttosto lontano dai 35 euro al giorno che ciascuna Prefettura versa adesso ad associazioni e cooperative per l’accoglienza di ciascun migrante. «Non comunichiamo al telefono nessuna cifra – afferma Di Maio – anche perché lo spirito con cui chiamano i cittadini è di tutt’altro tenore: nessuno ci chiede infatti se avrà dei soldi in cambio dell’accoglienza e anzi in diversi ci hanno già detto che rinunceranno a ogni tipo di somma».

Uno spaccato di Toscana che ha sorpreso gli stessi addetti che si danno il cambio per rispondere alle telefonate. «Ci stupisce e ci commuove – raccontano – vedere una Toscana così reattiva a simili sollecitazioni provenienti dalle istituzioni».

I migranti che andranno nelle case dei cittadini toscani, proverranno tutti dalle strutture gestite oggi da cooperative e associazioni di volontariato. In tutti i casi si tratterà quindi di persone già conosciute dalle Prefetture. «In ciascun centro di accoglienza – fa sapere Di Maio – saranno individuati coloro che saranno meglio indirizzabili verso le famiglie: i migranti, anche nel periodo di permanenza nelle case dei cittadini, continueranno a fare riferimento a un’associazione di volontariato o a una cooperativa, che li coinvolgerà in percorsi di formazione e di integrazione».

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