San Ferdinando, scrigno da amare
Musiche, storia e il video-reportage di De Nigris per far scoprire anche ai livornesi l’antica chiesa
LIVORNO. «Mai mi sarei aspettato di trovare a Livorno, qui nella Venezia, questi tesori d’arte: ma perché non conoscevo la vostra città?». È la domanda di un turista lombardo che Fabrizio Ottone (Associazione Guide Labroniche) si è sentito fare al termine di un tour nel cuore antico del centro. Ma, depurandola dalla cortesia, invita a prenderla come una provocazione – anzi quasi una sberla – a noi livornesi: perché la vostra città non ce la fate conoscere? perché ve la tenete stretta come fosse solo vostra?
Non poteva esserci né luogo né occasione migliore per squadernare quest’interrogativo: la chiesa di San Ferdinando Re in occasione della presentazione del video di Luciano De Nigris dedicato all’antico edificio sacro dei padri trinitari (che trovate sul sito web del Tirreno). A maggior ragione adesso che l’interno è tornato ai vecchi splendori grazie a un restauro che l’ha fatto tornare a essere «una nuvola di luce», come dicevano i viaggiatori d’un tempo ammirando le decorazioni di quel tardo barocco – più precisamente: barocchetto – che ha a Livorno il proprio centro propulsore in Toscana.
A far gli onori di casa è stato il parroco don Emil Tadeusz Kolaczyk, che ha ricordato come il lavoro di De Nigris sia «il primo videodocumentario dedicato alla chiesa di San Ferdinando».
Il vescovo Simone Giusti è tornato un po’ architetto quando ha raccontato che il restauro ha fatto emergere «tutto il valore di queste decorazioni» ma anche «il bisogno di ulteriori restauri che alcune di esse hanno»: e qui, dopo aver ricordato che l’intervento precedente è stato finanziato dalla Fondazione Livorno e dai fondi dell’8 per mille in tandem con le offerte dei fedeli, ha detto di «confidare nella Provvidenza».
Una sottolineatura che è sembrato soprattutto un appello a nuovi possibili donatori. Anche perché – ha ribadito il presule – la Chiesa livornese è impegnata in altri restauri: «Come quello che ha portato a riscoprire l’antico colore della chiesa del Soccorso, che ora appare così cambiato all’interno». Senza dimenticare l’esigenza di risistemare l’intervento sbagliato dei restauratori alla chiesa di Santa Caterina...
Inutile dire, in un tempio non solo di fede ma anche di cultura, è l’arte il linguaggio che “parla” più di mille parole. Ecco perché nell’iniziativa di questo gruppo promotore – che si avvale della collaborazione anche di Beata Moczydlowska, di Francesca Sorrentino e di Alessio Colombini – la “parola” si è fatta suono con l’incantesimo delle musiche proposte dall’Ensemble Bacchelli diretto da Rita Bacchelli. A dir la verità, rompendo un po’ gli schemi era stato proprio l’Ensemble ad aprire l’appuntamento eseguendo, con i musicisti in mezzo a una folla di oltre 150 persone, il “Canone” di Pachelbel. Poi verranno il “Laudate Dominum” di Mozart (con il sopranno Arianna Rondina), il “Salve Regina” di Mercadante (con Scilla Lenzi al pianoforte e Guido Gemignani al trombone) e quindi il doppio omaggio a Mascagni con l’”Intermezzo” da Cavalleria e “Il sogno di Ractliff” dal Guglielmo Ratcliff. Non solo: il liutista Cristiano Cei ha presentato brani di John Dowland, compositore a cavallo fra Cinque e Seicento.
Il gruppo scultoreo che rappresenta l’opera-chiave di San Ferdinando è l’angelo che rompe le catene degli schiavi: quasi l’antitesi del granduca che imprigiona i Quattro Mori nel monumento-simbolo della città. Se nel video è Francesca Sorrentino a spiegare le origini di questa grande scultura, nell’incontro di giovedì sera è stato lo storico Michele Montanelli a mettere l’accento sulla storia dei padri trinitari, nati per riscattare i cristiani fatti schiavi dalle potenze marittime musulmane («ma valeva anche il contrario e le flotte cristiane facevano schiavi i nemici»). Con una curiosità: negli inventari delle eredità gli schiavi «venivano inseriti praticamente alla pari d’una mucca o d’un capretto». Tanto a Livorno come in tante altre città c’erano le “cassette per il riscatto”: la raccolta di elemosine per pagare la liberazione degli schiavi.
GUARDA IL VIDEOREPORTAGE
DI LUCIANO DE NIGRIS
SU WWW.ILTIRRENO,IT
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