Il presidio
In Comune c’è il boom di separazioni a 16 euro
Ogni tre giorni una coppia si presenta davanti all’ufficiale di stato civile Registrati 70 accordi da gennaio a luglio: più della metà sono divorzi
LIVORNO. È boom di separazioni e divorzi consensuali in Comune da quando, da gennaio, è possibile dirsi addio davanti all'ufficiale di stato civile, anziché in tribunale, pagando solo 16 euro. A conti fatti, nei primi sette mesi di quest’anno, ogni tre giorni una coppia ha bussato alle porte del municipio per “scoppiarsi” ufficialmente: da gennaio a luglio, infatti, l'ufficio di stato civile di Palazzo Civico ha registrato 70 tra separazioni (30) e divorzi (40), più una modifica delle condizioni di separazione, con una media di dieci atti al mese. Un numero non di poco conto, considerando che anche per gli “addii brevi” ci vogliono almeno tra i 40 e i 50 giorni.
Va precisato che in tutti questi casi si tratta di separazioni e divorzi consensuali, come previsto dalla normativa. Anche Livorno, infatti, applica il decreto legge 132 del 2014 (“misure urgenti di degiurisdizionalizzazione e altri interventi per la definizione dell'arretrato in materia di processo civile”), convertito con modificazioni nella legge 162 del 2014.
In sostanza la nuova legge prevede che per tutti i casi di separazione e divorzio in cui ci sia il consenso di entrambi i coniugi – e rispettando una serie di condizioni indicate dalla legge – si possa fare a meno degli avvocati, ufficializzando il tutto davanti al sindaco o all'ufficiale di stato civile.
La prima separazione consensuale in Comune pagando 16 euro è stata registrata il 22 gennaio scorso. Ma chi può fare domanda?
Come chiariscono dagli uffici di Palazzo Civico, questa strada semplificata può essere percorsa a patto che:
1) non ci siano figli minori; 2) non ci siano figli maggiorenni giudicati incapaci (cioè sottoposti a tutela, curatela, amministrazione di sostegno) o portatori di handicap grave (ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 104/1994) o economicamente non autosufficienti; 3) l'accordo non contenga patti di trasferimento patrimoniale, ossia valutazioni di natura economica o finanziaria, come ad esempio l'uso della casa coniugale.
Capitolo a parte per l'assegno di mantenimento. Come spiegano dall'ufficio di stato civile di Palazzo Civico, guidato da Giuseppe Simonetti, l'ultima circolare del ministero ha chiarito che «i classici assegni di mantenimento periodico (sia nel caso di separazioni che di divorzi) non sono da considerarsi patti di natura patrimoniale e quindi possono essere inseriti negli atti da presentare all'ufficiale di stato civile: la circolare è entrata in vigore a primavera, quindi da alcune settimane è cresciuto il numero potenziale di accordi che possono essere registrati in Comune».
Ma come funziona? Una volta che l'ufficio di stato civile ha fatto le verifiche necessarie, i coniugi concordano un appuntamento con gli uffici e raggiungono il Comune per formalizzare un primo accordo di separazione o di divorzio. Passati almeno trenta giorni devono poi tornare in municipio per confermare l'accordo (separazioni e divorzi saranno comunque validi dalla data della prima sigla).
Per una pratica – considerando il doppio atto da firmare e salvo intoppi – ci vogliono in media almeno dai 40 ai 50 giorni.
Attenzione: come chiariscono ancora dal municipio, nel caso di divorzio non occorre più che siano trascorsi almeno tre anni dalla separazione. La legge 55 del maggio 2015, quella conosciuta come “legge del divorzio breve”, ha infatti ridotto i tempi a sei mesi nel caso di separazione consensuale e a un anno nel caso di separazione giudiziale.
Tradotto: oggi può sancire il divorzio consensuale davanti all'ufficiale di stato civile in Comune anche chi si è separato sei mesi prima.
Così, a conti fatti, in un anno c'è anche chi fa in tempo a sposarsi, separarsi e divorziare. Lanci di piatti permettendo.
Juna Goti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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