Il Tirreno

Livorno

I paracadutisti aggrediti in Baracchina sono gli stessi della lite in piazza: riconosciuti dal tatuaggio e dalle scarpe

di Federico Lazzotti
Le foto in cui si vede lo stesso tatuaggio priam e dopo l'agguato
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Le foto in cui si vede lo stesso tatuaggio priam e dopo l'agguato

Livorno, le due foto prima e dopo l’agguato confermano che gli episodi sono collegati. Il gruppo di livornesi ha seguito l’auto da piazza Sforzini al lungomare per la punizione

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LIVORNO. Non uno scambio di persona, e nemmeno un errore. Ma un’aggressione pianificata per dare una lezione ad alcuni dei paracadutisti della Folgore che poco prima avevano avuto una lite a sfondo politico con un gruppo di ragazzi livornesi in piazza Sforzini. Un parapiglia scoppiato per via di una t-shirt con riferimenti al mondo di estrema destra indossata da uno dei parà e durante il quale sono volate parole grosse e minacce.

Si chiarisce così il quadro che ruota intorno all’agguato avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì sul lungomare, davanti alla Baracchina rossa, durante il quale tre militari sono stati minacciati da una ventina di giovani armati di spranghe e con il volto coperto dai caschi. A dimostrare il movente del gesto di violenza, due foto che pubblichiamo e che pongono almeno uno dei paracadutisti sia in piazza Sforzini che sul lungomare.

Le foto a confronto. Nella prima, scattata tra le 22,30 e le 23,30 di giovedì 3 settembre si vede il giovane di spalle davanti al bancone di un esercizio commerciale con indosso la maglietta che sul retro ha la scritta “Apri gli occhi che l’acqua è salata”, verso di una canzone degli “Zetazeroalfa” gruppo romano e band ufficiale del centro sociale di destra CasaPound, movimento della destra radicale. Ma oltre all t-shirt si vedono tre cose nell’immagine: un tatuaggio sulla coscia destra, nello specifico due tribali continui - uno più spesso dell’altro -, le scarpe, un paio di calzature sportive della “Nike” e infine dei pantaloncini corti.

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La seconda foto è stata scattata alle 1,30 di venerdì 4 settembre. I tre paracadutisti appena scampati all’agguato sono vicini a una volante della polizia. Dall’immagine scattata dall’altra parte della strada si vedono le loro sagome. È ingrandendo con lo zoom sulla figura in primo piano che si notano le scarpe uguali a quelle che compaiono nella prima immagine, ma anche lo stesso tatuaggio e un paio di pantaloncini. Non c’è traccia, invece, della maglietta che ha scatenato la lite in precedenza. Il motivo? Il paracadutista indossa una felpa e non è possibile sapere se sotto c’è la t-shirt della discordia.

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Indagine della polizia. Con questi nuovi elementi, cambia anche la direzione dell’indagine della Digos per risalire agli autori dell’aggressione. Sì perché adesso c’è la certezza che si sia trattato di un gesto premeditato e dunque per trovare i responsabili sarà necessario partire da quello avvenuto in piazza Sforzini.

Molto probabilmente, infatti, quando i due gruppi hanno smesso di litigare, è scattato il piano per vendicare l’affronto. Qualcuno deve aver preso il numero della targa e il modello dell’auto sulla quale alcuni dei parà si sono allontanati. Poi quando la macchina si è fermata alle spalle della Baracchina e i tre passeggeri si sono allontanati è scattato il piano. Ecco perché quando i tre militari sono usciti dal locale per tornare all’auto, una Nissan Micra nera, hanno trovato due ruote a terra e la fiancata rigata. Pochi istanti dopo è scattato l’agguato.

Il testimone. All’aggressione alla quale i tre militari sono riusciti a sfuggire avrebbe assistito un testimone. Quest’ultimo ha fornito agli investigatori coordinati dal pubblico ministero Arianna Ciavattini, alcuni elementi definiti importanti per risalire ai responsabili. Infatti il testimone ha raccontato di aver visto alcuni degli aggressori allontanarsi dal lungomare a bordo di un’auto di cui gli agenti hanno in mano sia il colore che il modello e soprattutto buona parte della targa. Una grossa mano, dopo aver ammesso la lite andata in scena in piazza Sforzini, potrebbero darla adesso proprio i tre parà aggrediti.

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