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La nautica vuole eccellere
Associazione dei big del settore: obiettivo un made in Italy del mare
INVIATO A MILANO. La nautica non vuole più essere la sola fatica di chi ci lavora. Né essere vista come la fabbrica di giocattoli per ricchi: se non scemi (come dalla famosa definizione dei padroni del calcio anni Sessanta), di certo evasori. E così marchi come Benetti e Perini, Baglietto e Pershing lasciano la vecchia Confindustria ed entrano in un club che ha per soci il meglio del Made in Italy. Qualche nome? Ferrari (quello delle fuoriserie di Maranello) e Ferrari quello dello spumante a Trento, Loro Piana – quello del cachemire – e Gucci, Biondi Santi – l’inventore del Brunello – e Poltrona Frau, la San Pellegrino e la Illy. E ieri a Milano c’era proprio Andrea Illy, il re del caffè, ad annunciare l’ingresso di Nautica Italiana, questo il nome della nuova associazione, in Altagamma. Che è poi il nome del circolo esclusivo (i soci sono una novantina) di cui si parlava prima.
Illy ha accolto i nuovi soci e la stampa in un luogo simbolo della nuova Milano, il Panorama, una struttura in legno al centro di Porta Nuova, il quartiere che ha modificato con i suoi grattacieli firmati dalle archistar il profilo di Milano ante e post Expo 2015.
La nautica cambia e vuole far parte di quel made in Italy che tutto il mondo compra (o agogna di comprare). Lo fa in tempi non facili, vista la frenata cinese. Ma la Cina è lontana per Fabio Boschi (Perini, vicepresidente di Nautica Italiana) e Giovanna Vitelli (Azimut-Benetti, l’unica donna nominata fra i vicepresidenti). Come non è vicina la Russia. Il centro del mondo della nautica resta il Mediterraneo (e i Caraibi, certo) e qui l’Italia gioca in casa. E la clientela la barca la tiene qui, magari snobbando l’Italia per la più efficiente Francia o la più economica Croazia (e Montenegro).
Non bastava a questi campioni del made in Italy stare nella vecchia Ucina, ovvero l’associazione di Confidustria che raccoglie tutta la nautica tricolore: da chi fa gommoni a chi affitta derive. Non poteva bastare e Paolo Vitelli, fondatore di Azimut-Benetti, fremeva e premeva perché tutto cambiasse. Giusto 15 anni fa al Salone di Cannes, Vitelli confrontava già il suo fatturato con quello di Gucci, Armani e Della Valle. Insomma un vecchio pallino per il leone che in questi giorni sta lasciando il Senato. Ha problemi di salute (la schiena) ma ieri ha voluto esserci a Milano. Assente invece Beniamino Gavio, il re delle autostrade, altro socio forte di Nautica Italiana con Baglietto, la prima barca che ebbe Agnelli, ma anche costruttore dei mitici Mas.
Presidente dell’associazione è stato nominato Lamberto Tacoli, manager di Ferretti. Il gruppo romagnolo in pancia ha marchi storici come Riva (le Rolls del mare) e Pershing, ma anche un made in Italy annacquato, visto che il colosso fondato da Norberto Ferretti è stato venduto in toto ai cinesi, zavorrato dai troppi debiti.
Ma le barche Ferretti si fanno ancora qui, il lavoro è qui (i Riva hanno il loro cantiere a Spezia), e quindi entra di diritto nell’eccellenza italiana.
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.12024860:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/09/02/news/migliore-reputazione-per-vendere-all-estero-1.12024860]]La nautica italiana aspetta i saloni di settembre (si parte l’8 con Cannes, poi toccherà a Monaco ed infine a Genova) per fare due conti. Dal 2008, primo anno della crisi post subprime, il fatturato complessivo del settore si è dimezzato. Si parlava di un giro complessivo di 6 miliardi di euro che nel 2013 sono diventati 2,8. La perdita di posti di lavoro è stata devastante, marchi celebri sono quasi spariti (dai Cantieri di Pisa a Lavagna per fare nomi che erano nella storia del diporto).
Come rivelò Ennio Buonomo degli storici cantieri Codecasa (la loro firma è sulle barche di Del Vecchio, Armani e co.): «Non si trattava di non firmare preaccordi o commesse. C’era il fatto che il telefono aveva smesso di squillare».
Ora qualcosa è ripartito, ma non per tutti e non allo stesso modo. E il mondo del diporto, nonostante il miele sparso a Milano parlando dei rapporti con Ucina, continua ad essere diviso. Nonostante che Massimo Perotti, patron di Sanlorenzo, e non gradito a molti imprenditori, abbia lasciato la presidenza di Ucina dopo meno di un anno.
A Milano è venuto fuori anche il problema di Genova. Il salone apre il 30. Molti dei marchi di Nautica Italiana non ci saranno: da Baglietto a Perini, da Picchiotti a Benetti. Più facile incontrare i clienti in Costa Azzurra. Genova non ha più appeal ed è cara (per gli espositori, ma non solo): da almeno 4 anni si parla di una mostra alternativa al vecchio salone, con sede a Viareggio (o Spezia, in alternativa). Tacoli ha smentito questo progetto, ma ha dato la parola a Illy sulla vicenda. «Da tempo stiamo pensando ad una manifestazione che raccolga il meglio del made in Italy: dalla nautica, appunto, al design, dalla moda al cibo. Un tipo di manifestazione - rivela il re del caffè - che non si è mai organizzata in Italia e forse nel mondo. Ma siamo solo a livello di progetto, al momento». Comunque, la Toscana lo sappia. E magari, si prepari anche.
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