Il Tirreno

Livorno

Case distrutte dai ladri: «È come uno stupro e per tante vittime diventa una malattia»

di Stefano Bartoli
Case distrutte dai ladri: «È come uno stupro e per tante vittime diventa una malattia»

Allarme furti: Silvia Calzolari, psicologa e criminologa, spiega le conseguenze per chi si trova alle prese con un furto nella propria abitazione

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«Trovarsi una persona in casa per un furto o una rapina è come uno stupro. Si tratta di una violazione della propria quotidianità, con lo stato psicologico in cui cade la vittima equivalente a quello di una violenza: è una situazione particolare da cui si può uscire, ma ci vuole tempo e, se non accade, occorre un aiuto anche medico nei confronti della vittima».

Con Silvia Calzolari, psicologa, criminologa e consulente del ministero della Giustizia, impegnata tra l’altro alla Casa Circondariale di Lucca, abbiamo cercato di ricostruire la carta d’identità di chi si dedica ai furti, o peggio ancora alle rapine, all’interno delle case, con una particolare attenzione anche alle conseguenze per chi si trova a subire questo tipo di azioni.

Dunque, chi sono oggi i ladri che come obiettivo scelgono in particolare le case private?

«Potremmo dire che ci sono di vari tipi di ladri o di rapinatori, ma potremo dividerli essenzialmente in non violenti e i violenti. I primi rubano e rapinano, ma tendono a fermarsi quando trovano degli ostacoli e fortunatamente sono la grande maggioranza; gli altri non si fermano davanti a nulla, arrivando perfino all’omicidio».

In generale stiamo parlando di persone giovani, di mezza età oppure addirittura anziane?

«Chi punta alle case è un malvivente soprattutto giovane, diciamo al di sotto dei 45 anni. Sopra quell’età si dedicano ad altri tipi di reati, in particolare le truffe».

Sono soprattutto stranieri o il business comincia ad interessare di nuovo agli italiani?

«Molti sono stranieri e questi ultimi sono più facilmente “plurioffensivi”, cioè se trovano persone in casa commettono più reati nello stesso tempo.

Siamo di fronte ad una vera e propria escalation, con albanesi e romeni che sono i più spietati: se trovano un ostacolo, possono cercare di aggirarlo in qualsiasi modo, anche molto brutalmente. Gli italiani non lo fanno».

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Che tipo di armi usano?

«Un po’ di tutto: spranghe di ferro, bastoni, coltelli e armi da taglio in genere, ma anche armi da fuoco che non esitano a usare».

Veniamo all’aspetto psicologico: cosa accade alle vittime?

«La prima cosa che rileviamo è il senso di estraneità rispetto alle cose rovistate o distrutte dai ladri, cioè uno non se le sente più sue. Come dicevo, si tratta di uno stupro della propria quotidianità.

È una situazione superabile, ma che non va banalizzata».

Si può spiegare meglio?

«Noi lo chiamiamo Dpts, cioè Disturbo traumatico da stress. La fase più acuta dei problemi si registra dopo la prima settimana, se poi non cala e arriva ai sei mesi la situazione si cronicizza ed occorre un aiuto di tipo psicoterapeutico. Ecco perché consigliamo di non lasciare sole le vittime e bloccare reazioni immediate come quella di andarsene a vivere da un’altra parte o di vendere la casa».

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