Il presidio
La banca dati esiste ma non è operativa
In Italia un centro di raccolta ufficiale del Dna esiste, o perlomeno, è stato istituito, anche se non è ancora operativo, con accesso esclusivo delle forze di polizia e delle autorità giudiziarie....
In Italia un centro di raccolta ufficiale del Dna esiste, o perlomeno, è stato istituito, anche se non è ancora operativo, con accesso esclusivo delle forze di polizia e delle autorità giudiziarie.
Si tratta dell’Archivio nazionale dei dna, un istituto di competenza del ministero dell’Interno che raccoglierà e schederà come un unico grande raccoglitore i profili genetici di tutte le persone detenute, imputate o indagate del nostro Paese, assieme ai dna ritrovati sui luoghi del delitto, di cadaveri non identificati così come, dove possibile, delle persone scomparse. Sono le regole stabilite dall’Unione Europea con il cosiddetto Trattato di Prum, una scelta di cooperazione tra Germania, Francia, Belgio, Spagna, Lussemburgo, Olanda, Austria e Italia contro il terrorismo, la criminalità e la migrazione illegale che il nostro Paese ha recepito nel 2009.
«Credo che il secondo semestre del 2015 potrà vedere l’avvio concreto di operatività di Banca dati e Laboratorio, dotando così la polizia giudiziaria e la magistratura di un nuovo, efficace mezzo di conduzione delle indagini e lotta alla criminalità», aveva annunciato ad inizio dell’anno il Ministro Andrea Orlando.
Obiettivo primario di questa banca dati è quindi di confrontare le tracce biologiche rinvenute sulla scena di un reato con i profili dei pregiudicati, come già avviene in molti altri Paesi. Il via libera preliminare al regolamento per l’istituzione della banca dati del Dna è stato varato all’inizio di luglio dal Consiglio dei ministri: un primo passaggio cui ne seguiranno altri, visto che il provvedimento dovrà poi essere adottato con Decreto del Presidente della Repubblica.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
