Il Tirreno

Livorno

«Non è detto che il numero uno sarà Costalli»

di Giovanna Mezzana
«Non è detto che il numero uno sarà Costalli»

Il neo presidente maremmano: oltre a livello politico uniremo anche i patrimoni dei due enti

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GROSSETO. Riccardo Breda è stato nominato alla guida della Camera di Commercio di Grosseto appena una decina di giorni fa e già deve pensare all’evenienza di un “trasloco”.

Da qui a un anno, presumibilmente: nell’estate 2016 la nuova Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno – che unisce i due enti camerali di Livorno e Grosseto – sarà realtà. Dal versante maremmano sarà lui a gestire la fase di interregno, il traghettamento, l’unione, la fusione, o come vogliamo chiamarla.

Breda, il decreto che dà il via libera alla fusione tra Grosseto e Livorno l’ha colto di sorpresa?

«Assolutamente no, prima di essere nominato presidente ero in giunta (nella giunta camerale, ndr), sapevo dell’operazione, aspettavamo il decreto».

Quanto ci vorrà secondo lei per vedere all’opera la nuova super Cciaa?

«Un anno, all’incirca».

E adesso che succede?

«Il commissario che dovrà avviare le procedure di costituzione del consiglio della nuova Camera di commercio è già stato individuato. Prima si procederà con la fusione formale, teniamo conto che non c’è solo la parte “politica”, ma si uniscono anche due patrimoni. Quando sarà nata un’unica Camera di commercio verranno rinnovati gli organi, giunta e consiglio, i numeri varieranno ma non raddoppieranno. E ovviamente la presidenza».

E il presidente della nuova Camera sarà lei oppure sarà il suo attuale pari grado livornese Sergio Costalli?

«Potrebbe essere un grossetano oppure un livornese. Tutta le chance sono aperte».

C’è chi disse che questo accorpamento non era da fare...

«Siamo imprenditori, non ci guardiamo indietro Fondendoci dovremo tener conto che Livorno ha alcune situazioni operative diverse dalle nostre. Al contempo avremo competenza su di una quota di costa toscana che include infrastrutture portuali assai importanti».

A Porto Ercole e a Porto Santo Stefano ci sono gli yacht, a Piombino e a Livorno è un’altra storia.

«Ci accomuna il fatto che la portualità, anche se diversa, dà vita ad un indotto che è strategico sia per Livorno che per Grosseto. Sfrutteremo insomma al meglio questa unione con Livorno».

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