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Aamps è salva, ma mancano ancora 10 milioni
Livorno, Nogarin garantisce 2 milioni di euro, ma passa la palla al consiglio comunale sulla richiesta di altra liquidità da parte dell’azienda
LIVORNO. 2 milioni e 87mila euro. Non uno spicciolo di più. Filippo Nogarin conferma la linea preannunciata la scorsa settimana dall’assessore Gianni Lemmetti. Con quei soldi Aamps non fallirà, perché permetteranno al capitale sociale - ridotto all’osso per ripianare la maxi perdita di 23 milioni - di restare (per poche migliaia di euro) un terzo sopra al suo valore attuale. Ma la ricapitalizzazione ad ora si ferma qui. Qualunque altro finanziamento all’azienda dovrà passare dal consiglio comunale. Nogarin l’ha detto chiaramente e a più riprese durante l’assemblea dei soci che si è svolta ieri in municipio alla presenza dei vertici dell’azienda, del vicesindaco Sorgente, degli assessori Gordiani e Lemmetti e di alcuni consiglieri grillini (il che ha fatto infuriare le opposizioni, come scriviamo a fianco).
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«Sarà il consiglio a deliberare gli interventi che serviranno perché il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti continui a funzionare. Idem per le risorse finanziarie necessarie a sostenere squilibri finanziari di breve periodo», ha detto il sindaco. In sintesi: la società è salva, ma l’emergenza non è ancora finita. Anche se per un po’ Aamps potrà respirare, visto che il primo agosto dovrebbero arrivare nelle casse di via dell’Artigianato 9 milioni di Tari trimestrale che serviranno a pagare qualche debito e gli stipendi. All’appello tuttavia mancano ancora i famigerati milioni richiesti prima da Fommei e Di Gennaro, poi da Iacomelli, su cui però Lemmetti nei giorni scorsi era stato tranchant: «Se avessi dato 10 milioni a Fommei avrei migliorato Aamps? No».
La linea dell’assessore al bilancio aveva prevalso durante la riunione di giunta che ieri pomeriggio ha preceduto l’assemblea dei soci Aamps. Una posizione decisamente rigida, che prevedeva interventi restrittivi sui conti di Aamps con tanto di gestione dell’azienda accentrata nelle mani del socio-Comune ben evidenziata in una frase che suonava all’incirca così: «Trasferimento all’amministrazione comunale delle principali decisioni sulla gestione societaria». In pratica, un commissariamento dell’azienda alla stregua della troika in Grecia, che ha spaccato la giunta al punto che, a quanto pare, l’assessore Gordiani si sarebbe opposto fermamente e avrebbe lasciato il consesso al momento del voto.
Successivamente però, durante l’assemblea, Nogarin è stato capace di trovare una mediazione tra la linea del falco Lemmetti e quella della colomba Gordiani, e di parlare dunque oltreché di risparmi, anche di rilancio. Partendo dal piano industriale presentato la scorsa settimana dal presidente del cda Aldo Iacomelli. Anche su questo però la parola passerà al consiglio comunale: sarà l’organo assembleare a promuovere o a chiedere di modificare il piano e soprattutto a dare il via libera al suo finanziamento. Anche se non è passato inosservato che alla fine dell’assemblea-fiume, quando il sindaco e lo stesso Iacomelli hanno incontrato i lavoratori nell’atrio del municipio, alle parole del presidente del cda «il Comune rilancerà l’azienda», Nogarin - che un attimo prima col sorriso aveva garantito il salvataggio dei conti e la salvaguardia dei lavoratori - è rimasto silenzioso e impassibile.
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Se questo è stato il cuore dell’assemblea dei soci di ieri, conclusasi quando l’orologio segnava le 10 e mezzo della sera, va detto - e non è certo un dettaglio - che il bilancio alla fine non è ancora stato approvato. La riunione è stata infatti aggiornata a venerdì 7 agosto, per dare modo all’azienda di ricalibrare i conti, togliendo i famigerati 11 milioni e 460mila euro di Tia, che continueranno ad essere spalmati sulla Tari 2016 e 2017 così come è accaduto quest’anno.
La maxi-perdita da 23 milioni passerà dunque a una dozzina di milioni. Che saranno coperti col capitale sociale di 16 milioni e mezzo, il quale dopo quest’operazione scenderà a 3.5 milioni. A questi si sommeranno i due milioni e 87mila euro garantiti ieri dal sindaco (che saranno approvati stamani dal consiglio). A quel punto il capitale sociale di Aamps si sarà attestato a 5.5 milioni, una cifra di poco superiore a un terzo degli attuali 16.5 milioni e in grado dunque di evitare il default e garantire la continuità aziendale.
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