Eni rifiuta l'incontro con i sindacati Lo sciopero dell'indotto continua
Livorno, attorno alle 20 la risposta del prefetto ai sindacati: "Organizzate un altro tavolo con le ditte che hanno vinto gli appalti". La risposta di Fiom, Fim e Uilm: "Mettono a rischio le manutenzioni e dunque la sicurezza dei lavoratori e della città. Restiamo fuori dai cancelli della fabbrica"
LIVORNO. La telefonata della prefettura arriva ai segretari di Cgil, Cisl e Uil che sono passate da un po’ le 20 della sera: il tavolo di confronto con i vertici di Eni richiesto dai sindacati al prefetto non ci sarà, piuttosto dal palazzo del governo arriva l’invito ad un nuovo incontro con le ditte che hanno vinto gli appalti all’interno della raffineria e che hanno annunciato il taglio di 70 lavoratori su 110 attualmente impiegati in quelle commesse.
“La montagna ha partorito il topolino”, sbotta attorno alle 21 David Romagnani, Fiom Cgil. “Martedì faremo altre otto ore di sciopero”.
Finisce così, nella maniera peggiore, la prima giornata di lotta dell’indotto della raffineria contro il cambio di appalti nel settore della manutenzione meccanica ed elettrica dello stabilimento.
“Martedì mattina alle 5.15 saremo davanti ai cancelli della fabbrica per invitare i lavoratori a non entrare. Siamo delusi e arrabbiati: chiedevamo che Eni ci incontrasse per ascoltare le nostre ragioni e assumersi quel ruolo di responsabilità che finora ha evitato, aggiudicando tre appalti a ditte che hanno presentato maxi-ribasso e che non danno garanzie né occupazionali né di sicurezza”.
E invece la disponibilità non c’è stata. Dall'incontro che il prefetto ha avuto con Eni lunedì pomeriggio, ad un tavolo in cui erano presenti anche i rappresentanti di Confindustria, è emerso un invito a riaprire le trattative con le aziende. «In pratica ci chiedono di fare nuovamente confronti che abbiamo già fatto e che non hanno dato frutti - continua Romagnani - – continua Romagnani -. E’ chiaro che solo Eni può risolvere la questione, ma davanti alla sua scelta di restarne fuori, abbiamo una sola opzione: continuare lo sciopero. Andremo avanti fino a quando Eni non assumerà un ruolo di regia di questa trattativa”.
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La decisione di proseguire sulla strada della protesta è maturata in pochi minuti, di comune accordo con i rappresentanti delle altre sigle, Fausto Fagioli della Fim e Franco Rossi della Uilm. “Abbiamo avuto tre colloqui separati con la prefettura e la riflessione che abbiamo fatto tutti e tre è stata identica: non ci sono le condizioni per tornare a lavorare”, spiega Romagnani.
La lunga giornata dei lavoratori dell’indotto Eni era iniziata all’alba di lunedì, con circa trecento operai e tecnici che si erano astenuti dal lavoro iniziando un lungo presidio davanti ai cancelli della raffineria. Attorno a mezzogiorno era arrivata la convocazione al tavolo del prefetto e per due ore i sindacati hanno spiegato le proprie ragioni a Tiziana Costantino. Una tesi chiara: “A parità di produzione, i rinnovi degli appalti che riguardano le manutenzioni ordinarie non possono diminuire. E visto che la produzione della raffineria è la stessa, ci aspettiamo che anche le manutenzioni siano le stesse. Le ricordiamo – hanno detto i sindacati al prefetto – che le manutenzioni sono stabilite con criteri precisi e rigidi da Eni, che indica tempi e numero di persone necessarie. Non si capisce come si possa arrivare ad una riduzione degli organici delle manutenzioni, senza che ciò non significhi una diminuzione della sicurezza”. E’ proprio sulla questione sicurezza – per i lavoratori ma anche per la città – che i sindacati hanno battuto: “Se la produzione è identica, servono identica manutenzione e identiche persone. Altrimenti significa che si fa produzione con minore sicurezza a danno lavoratori e della città. Se, come si dice, le aziende hanno vinto l’appalto con un ribasso del 30 per cento, non possiamo accettare che questo accada sulla testa dei cittadini di Livorno”. La posizione del sindacato era fermissima: “I lavoratori non possono essere altri che vengono da fuori, devono essere quelli attualmente impiegati che conoscono gli impianti e sanno dove mettere le mani. Di loro Eni si fida e loro finora hanno garantito gli standard di sicurezza della raffineria”.
Al termine dell’incontro i sindacati hanno chiesto l’apertura di un tavolo con Eni. Ponendo un aut-aut rigido: “Entro la fine della settimana ci serve la disponibilità di un incontro tecnico con i vertici della raffineria. Se non ci sarà o se noteremo un atteggiamento dilatorio del tavolo, faremo un altro sciopero”.
La risposta è arrivata ed è stata la peggiore che potesse arrivare. E così la protesta continua.
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