Il Tirreno

Livorno

e scatta un’altra contestazione

Salvini posa con le mamme e dice no ai profughi al Melo

di Giorgio Carlini
Salvini posa con le mamme e dice no ai profughi al Melo

LIVORNO. È arrivato in via Caduti del Lavoro a bordo della sua auto con quasi mezz'ora di anticipo. Pantaloni corti e polo bianca del Milan, sopra la quale poco dopo ha indossato una maglietta...

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LIVORNO. È arrivato in via Caduti del Lavoro a bordo della sua auto con quasi mezz'ora di anticipo. Pantaloni corti e polo bianca del Milan, sopra la quale poco dopo ha indossato una maglietta consegnatagli dalle mamme del centro comunale "Il Melo" e dalle altre simpatizzanti della Lega nord. Il leader del Carroccio, Matteo Salvini si è presentato così al presidio organizzato ieri pomeriggio dagli esponenti regionali e locali del suo partito, che già nei giorni scorsi avevano puntato il dito contro «la decisione di ospitare cinque profughi di sesso maschile nella struttura riservata a giovani donne in gravidanza e a madri con figli piccoli che hanno già dovuto affrontare mille difficoltà».

Sebbene il Comune avesse subito precisato che i cinque sono minori non accompagnati, inseriti in un percorso di accoglienza concordato con la Regione e solo temporaneamente ospitati al centro "Il Melo", dopo la protesta di lunedì a Palazzo Civico di due delle tre mamme che attualmente risiedono nella struttura (con offese pesanti all'assessore al sociale Ina Dhimjini), ieri fuori dal centro si è tenuto un nuovo picchetto della Lega, con il blitz del segretario federale che ha approfittato della già programmata visita in Toscana (a Pietrasanta e a Viareggio) per fare tappa a Livorno.

Poco dopo le 16 Salvini esce dall’auto e viene accolto dall'applauso delle mamme e degli altri partecipanti al presidio. Subito si fa spiegare da Venusia De Martino e Chiara Bosi (due delle madri ospitate nell'edificio) la faccenda nei minimi dettagli, chiedendo informazioni sull'organizzazione della struttura e mostrandosi solidale nei loro confronti.

«È una questione di buon senso – dice Salvini rivolgendosi ai giornalisti – In un Paese normale in una struttura protetta per mamme e bambini ci vanno altre mamme e bambini, non persone che non si sa da dove arrivano e che per quanto ne so possono avere anche 30 anni, oltre che condizioni igienico-sanitarie o storie alle spalle non adatte al contesto». Poi assicura che si terrà in contatto con i rappresentanti regionali e locali del Carroccio per provare a risolvere il problema: «La nostra battaglia comincia adesso –  afferma Salvini, che intanto ha indossato la maglia delle sostenitrici con scritto “Le leghiste vi difendono” – vedremo chi si stancherà prima».

Intorno alle 16.30, sull'altro lato della strada, arrivano circa trenta-quaranta persone che iniziano a contestare Salvini con urla e striscioni, invitandolo ad andarsene da Livorno e accusandolo di strumentalizzare i fatti di cronaca per la sua propaganda politica. Salvini risponde agli insulti («sciacallo», «fascista») mandando un bacio di sfida verso i manifestanti. «Sono abituato a offese ben più pesanti – dice con spavalderia – questa è roba da scuola materna».

Quando una ragazza mostra un cartello con scritto "Salvini, se ti sputo ti profumo", lui chiede a un collaboratore di fotografarla. Poco dopo posterà l'immagine sul suo profilo Facebook con scritto: «Zecca rossa a Livorno che invece di portare solidarietà alle mamme in protesta contro l'arrivo di clandestini preferisce insultarmi. La abbraccio forte, mi fa tenerezza». Sulla foto di gruppo con le sue simpatizzanti pubblicata sul social network invece scriverà: «La Lega è al fianco di queste donne. Non c'è posto per altre mamme, ma per i clandestini sì. Razzismo rosso».

Quando il segretario riparte alla volta di Pietrasanta, verso le 16.40, ci sono attimi di tensione tra alcuni sostenitori della Lega e i contestatori ancora presenti: solo l'intervento delle forze dell'ordine evita che le due parti entrino in contatto.

Poi le mamme rientrano nel centro e la situazione in via Caduti del Lavoro ritorna alla normalità, mentre i ragazzi artefici della protesta contro Salvini socializzano "a distanza", mostrando segni di approvazione e solidarietà ai cinque immigrati minorenni, rimasti per tutto il tempo affacciati alle finestre della struttura.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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