Il Tirreno

Livorno

Porto, boom dei container (più 37%) e ora si sogna il record

Mauro Zucchelli
UNa nave portacontainer sulla sponda ovest della Darsena Toscana al terminal Tdt
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UNa nave portacontainer sulla sponda ovest della Darsena Toscana al terminal Tdt

I 380mila teu del traffico container nei primi sei mesi dell'anno fanno esultare l'Authority che ora vede vicina la possibilità di raggiungere il record dei 778mila teu del 2008 dei record. Ma a trainare l'impennata sono i trasbordi e gli altri scali importanti ce l'avevano fatta già in due-tre anni a tornare ai livelli pre-crisi

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LIVORNO. Nella prima metà dell'anno il porto di Livorno conferma il boom (più 37%) e all’Authority sono talmente al settimo cielo che il presidente Giuliano Gallanti mette nero su bianco dichiarazioni anche impegnative: annuncia che vede a portata di mano la possibilità di quasi riagguantare, se non di superare, il record del 2008, l’annata-simbolo prima della crisi. Il motivo? Quell’anno sul fronte del traffico container si contarono oltre 778mila teu, da gennaio a giugno si è andati al di là del 380mila teu. Riuscire a fissare un nuovo record di movimentazioni sarebbe un elemento simbolico potente, ma anche se alla fin fine dovessimo restare qualche spanna al di sotto si potrebbe comunque immaginare di essersi lasciati alle spalle gli ultimi sei anni, sempre sotto i 640mila teu (e in due volte su tre anche più giù dei 600mila teu).

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Sia chiaro, basta guardarsi intorno per capire che la portualità nazionale non è ancora tornata ai livelli del 2008 ma i grandi porti sì, eccome: Genova, La Spezia e Venezia avevano recuperato il tonfo già nel 2010 e Trieste ci ha messo solo un anno di più. E già nel 2014, rispetto a sei anni prima, Genova segnava un incremento del 23%, Venezia del 20,3%, Trieste del 51% e La Spezia del 6%. E Livorno? Restava ancora ben 25 punti percentuali sotto lo standard pre-crisi.

Dunque, è di questo che stiamo parlando quando parliamo di porto. Ma se il ministro cinese Gao Hucheng non avesse fermato l’alleanza-monstre P3 che ci tagliava fuori, se non fossero arrivati i carichi di Uasc e tornati quelli di Zim – in una parola, se l’apertura del dossier Darsena Europa non avesse dimostrato che Livorno non è rassegnato a morire – forse saremmo già sotto 500mila teu...

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A rendere noti i dati è l’ufficio studi e analisi statistiche dell’Authority: sono provvisori perché «mancano all’appelo alcuni terminalisti»). L’incremento del 37,5% – quasi identica fra import e export – dice che la crescita dei traffici in primavera è stata ancor più significativa che nel trimestre precedente (più 32% da gennaio a marzo). Tant’è vero che l’Authority non lo dice ma da inizio aprile a fine giugno l’aumento dei contenitori supera il 42%

Quel che traina la crescita è l’impennata dei trasbordi (dal 10% dello scorso anno a quasi il 26% di adesso): sono container che vengono sbarcati da una nave per essere poi reimbarcati su un’altra nave, senza dunque sucira dal porto. Dipende, a quanto è dato sapere, dal fatto che Zim fa di Livorno una sorta di mini-polo di smistamento. Dall’Authority segnalano che l’incremento dei traffici ci sarebbe pure senza l’exploit dei trasbordi, benché in misura assai più contenuta: più 5,2% da gennaio a marzo, il doppio da aprile a giugno.

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«Siamo il porto cresciuto percentualmente di più nei primi sei mesi dell'anno», dice Gallanti: mantenendo questo ritmo «potremmo riuscire a superare i record storici dei 700mila teu annui del 2007 e 2008. Lo scalo labronico torna a essere nel Mediterraneo un porto di livello internazionale».

Per il segretario generale Massimo Provinciali c’è «un nuovo clima di fiducia». Con il Prg, la maxi-Darsena e i dragaggi. Poi mette l’accento sul segnale in arrivo da Alp (ex Agelp): «era agonizzante a fine 2014, e ora le giornate lavorative sono passate dalle 224 di gennaio alle 749 di giugno».

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