All’ex hotel Gran Sasso un centro per i profughi
Livorno, doveva diventare una Rsa. I proprietari: ecco perché abbiamo fatto questa scelta. Così i privati trasformano gli alberghi. Nel vicino “4 Mori” già ospitati 42 migranti
LIVORNO. Doveva diventare una residenza sanitaria assistita per anziani, invece l’ex hotel Gran Sasso, in via Maria Terreni, sarà trasformato dagli stessi privati che lo hanno acquistato in un centro di accoglienza per i profughi. Così come il vicino hotel 4 Mori, sul viale Carducci, che da un mese, sotto la gestione di Arci solidarietà, ospita 42 persone.
Stesso imprenditore privato, stessa scelta (già fatta da altri): niente più camere affittate via booking o attrezzature da Rsa, ma sospensione della licenza da albergo e contratto di affitto alle associazioni che lavorano nella rete dell’emergenza-sbarchi. E le strutture si riempiono.
Quello di via Terreni è l’ultimo caso. I lavori all’ex Gran Sasso sono partiti: entro agosto, un po’ a sorpresa, l’ex albergo sarà pronto a ospitare 25 profughi tra il piano terra e il primo piano, più eventuali 18 nei due appartamenti accorpati al secondo. «Sempre che – sottolineano dalla proprietà – la prefettura ne abbia bisogno, e seguendo le indicazioni della commissione Asl-vigili del fuoco».
Più di un anno fa il palazzo di tre piani è stato acquistato da un giovane imprenditore livornese, Alberto Perassi. «Nella primavera del 2014 – spiegano dalla proprietà – abbiamo fatto domanda per trasformarlo in una Rsa, ne gestiamo già un’altra in città. Ma in base al regolamento comunale avremmo potuto attrezzare solo il piano terra e il primo piano. Insomma, al massimo una ventina di ospiti per un palazzo di mille metri». Così gli imprenditori devono aver fatto due conti.
Nel frattempo hanno acquistato anche l’hotel 4 Mori, che si trova a pochi metri di distanza, sul viale Carducci. «Anche lì volevamo fare una Rsa, poi la prefettura ha iniziato a sondare il terreno in città per fare fronte all’emergenza profughi e ci siamo detti: proviamo». I privati hanno siglato l’accordo con Arci solidarietà, che aveva presentato una manifestazione di interesse alla prefettura.
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Funziona così: Arci gestisce il centro di accoglienza e si occupa dei profughi (come negli altri casi, da Roma per farlo arrivano 34,50 euro a immigrato al giorno); i privati prendono l’affitto e gestiscono la mensa.
Dal 5 giugno, senza fare troppo rumore, l’hotel 4 Mori si è riempito: ospita 42 persone, soprattutto di origini nigeriane e senegalesi. Che vanno ad aggiungersi ai migranti già sistemati in altri edifici della città: almeno un centinaio gestiti da Inopera in piazza del Luogo Pio (nell’area dei Trinitari), 65 dall’Arci tra il viale Carducci e un albergo in centro, una novantina dal Cesdi tra vari hotel e una struttura dell’Asl. Poi c’è la coop San Benedetto che gestisce la mensa per più di 220.
Dalla proprietà dell’ex Gran Sasso non ci girano troppo intorno. Sottolineano che «contribuiamo a dare una risposta all’emergenza nazionale e aiutiamo a creare posti di lavoro, considerando che l’Arci ha operatori seri e specializzati, oltre che volontari, attivi 24 ore su 24». Ma da imprenditori dicono anche che a conti fatti, «questa è risultata la strada più conveniente». Più della Rsa (per le nuove normative in materia di sicurezza, il personale...) e più degli hotel («costa tenerli vuoti e costa tenerli aperti, oggi si riempiono solo con Booking, al prezzo più basso»).
«L’esperienza all’hotel 4 Mori – fanno quindi sapere – è stata positiva, non abbiamo avuto problemi di alcun tipo, gli stessi ospiti pensano alla pulizia delle loro stanze, hanno la lavanderia interna, si aiutano a vicenda seguiti dai tutor. Così abbiamo deciso di mettere a disposizione da agosto, se la prefettura ne avrà bisogno, anche il Gran Sasso». «Per sei mesi – aprono poi una parentesi – avevamo già messo il Gran Sasso a disposizione dei servizi sociali per le albergazioni di emergenza, casa o freddo. Non vogliamo fare polemiche, ma quando ce l’hanno riconsegnato era in condizioni disastrose. Cosa che non sta avvenendo ai 4 Mori».
Di polemica, però, ne è già nata un’altra. Dalla pancia della Lega nord. I primi a scrivere sono stati Bruno Tamburini e Massimo Ciacchini: «Alcuni residenti dell'area ci hanno informato che l'ex albergo Gran Sasso è interessato da alcuni lavori necessari a rendere la struttura idonea all'accoglimento di un certo numero di immigrati ed è chiaro come questo abbia creato malumori e preoccupazioni. Sarebbe interessante, e ci auguriamo che l'amministrazione comunale non sia reticente, conoscere l'entità dei lavori, quanti stranieri alloggeranno lì, il costo e la provenienza del finanziamento», perché «capiamo l'accoglienza, almeno fino a un certo numero, ma riteniamo immorale destinare ogni risorsa possibile, e le nostre non sono infinite, agli immigrati o ai loro baby sitter». I toni sono accesi e a distanza i proprietari rispondono per le rime: «Qui non c’è un euro pubblico, i lavori sono tutti a carico del privato».
Di pubblico ci sono i soldi che arrivano ad associazioni o a coop del terzo settore che si sono fatte avanti con la prefettura. «Ma dobbiamo spiegare bene – interviene Marco Solimano, di Arci solidarietà – come vengono spesi questi 34,50 euro al giorno. Appena ci vengono affidate le persone, abbiamo l’obbligo di consegnare una scheda telefonica da 15 euro, più un kit di accoglienza con il materiale per l’igiene personale e qualche abito. Bisogna poi calcolare 10 euro a persona per la mensa e in questo caso 8-9 euro per l’affitto (che sale anche a 20 euro in caso di albergazione). In più pensiamo alle medicine e abbiamo operatori (madrelingua, mediatori, corsi di italiano...) che curano il percorso di ogni profugo in attesa che la commissione di Firenze valuti la richiesta di asilo politico. Abbiamo assunto 5 operatori specializzati che affiancano i volontari».
A ogni profugo spettano, anzi restano, 2.50 euro al giorno, il pocket money: «Vengono regolarmente consegnati e certificati», sottolinea Solimano. «Ai 4 Mori – riprende – facciamo un’assemblea a settimana, abbiamo condiviso un regolamento interno. È chiaro che parliamo di situazioni complesse, ma c’è collaborazione». «Ora siamo in attesa – conclude – che il Comune e la prefettura firmino una convenzione sulla scia della legge regionale per i lavori di pubblica utilità: almeno venti profughi hanno già manifestato la volontà di farsi avanti».
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