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Processo per droga e usura, in tutto 32 anni di condanne
Il tribunale assolve gli imputati dall’accusa di associazione per delinquere Quattro anni a Fedele: pene più pesanti a Verdiani (16 anni) e a Marsili (10)
LIVORNO. Due anni di indagini, sette di processo in cui si sono alternati quattro pm, venticinque imputati, di cui il principale è sempre stato considerato Michelangelo Fedele, e 148 capi di imputazione, in primis l’usura, la droga e vari reati contro il patrimonio. Quello che si chiama un maxi processo, che ieri è approdato a una primo punto fermo: è arrivata alle 15.30 la sentenza di primo grado del tribunale. Trentadue in tutto gli anni di condanna. Così si è pronunciato il collegio giudicante presieduto da Antonio Del Forno, a latere Vittorio Zucconi e Ottavio Mosti. Presente in aula la pm Arianna Ciavattini (che è subentrata) collega Antonio Giaconi. La sentenza è arrivata dopo un dibattito sull’ammissibilità, nel novero delle prove, di alcune intercettazioni, e dopo la testimonianza della perita Roberta Benedetti. Alcuni difensori avevano presentato delle eccezioni, ma il giudice le ha respinte decretando le intercettazioni prove utilizzabili ai fini del processo.
Quattro le condanne principali, molte le assoluzioni. Da notare come la sentenza abbia decretato il decadimento dell’accusa di associazione per delinquere. A una parte del gruppo degli imputati, infatti, era stata contestato il famigerato articolo 416 del codice penale: l’organizzazione, secondo gli inquirenti, aveva lo scopo di fare furti e usura. Tuttavia, nel frattempo l’accusa era andata in prescrizione. Motivo per cui il pm aveva chiesto l’assoluzione degli imputati, ma il tribunale ha deciso di esprimersi nel merito e ha pronunciato una sentenza di assoluzione con la formula che viene utilizzata quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussista.
Michelangelo Fedele, 70 anni a ottobre, noto imprenditore di origini calabresi, da anni residente a Castagneto Carducci, è stato condannato a 4 anni di reclusione per un solo episodio di usura. Il giudice ha così confermato la richiesta di pena del pm. Il caso in questione vede come vittima un costruttore della zona di Donoratico e Castagneto a cui, come accertato dal tribunale, Fedele prestò dei soldi, chiedendo interessi superiori al limite di legge. Il tasso applicato secondo l’accusa era di oltre il 10% mensile e oltre il 40% annuo, in base alla consistenza del prestito. Fedele dovrà pagare 12mila euro di multa e dovrà risarcire la parte civile. «È una sentenza con molte luci e qualche ombra - è il commento dell’avvocato Marco Talini, storico difensore di Fedele - Il mio assistito aveva imputazioni importanti, era stato accusato di essere il capo di un’associazione per delinquere che tuttavia, come stabilito dal tribunale, di fatto non c’era. Aspettiamo di vedere cosa verrà fuori dalle motivazioni del giudice, resta il fatto che faremo appello: abbiamo diverse carte da giocare».
Dura la condanna verso un altro dei principali imputati, Marcello Verdiani, 52 anni, nato a Suvereto e residente a Campiglia, 16 anni di reclusione (il pm ne aveva chiesti dieci) e 60mila euro di multa per lui. La condanna si riferisce a vari capi di imputazione che riguardano reati contro il patrimonio, ma la principale accusa ruota intorno alla droga. Verdiani, presente in aula insieme alla sua avvocata Patrizia Cappelletti, è anche interdetto in perpetuo dai pubblici uffici. «È una pena troppo elevata - dice la legale - e ingiusta, contro la quale ricorreremo in appello».
È stato invece condannato a dieci anni di reclusione (contro i sei chiesti dal pm) e 40mila euro di multa Franco Marsili, 62 anni, di Montescudaio e residente a Cecina, dichiarato dal giudice colpevole di aver effettuato un commercio di stupefacenti e della vendita ad alcune persone di decine di grammi di cocaina. Marsili, rappresentato dall’avvocata Patrizia Salvadori, è stato interdetto dai pubblici uffici.
Due anni di reclusione e 10mila euro di multa è la pena per Fabrizio Morganti, 65 anni, originario di Follonica residente a Piombino, ex impiegato del ministero del Tesoro. Il giudice ha stabilito che dovrà risarcire la parte civile, un operaio rappresentato dall’avvocato piombinese Andrea Critelli. «Su Morganti era stata fatta una perizia che in un primo tempo aveva stabilito che non era in grado di partecipare al processo - dice il legale - Come difesa, ho dimostrato il contrario e la seconda perizia ha certificato che invece lui perfettamente capace di stare in giudizio». Per le parti civili, ieri in aula c’era anche l’avvocato Gabriele Rondanina.
Assolti dall’accusa di associazione per delinquere Fedele, Marsili, Verdiani e Roberto Cristini, Guido Blancini e Carlo Salti. Quest’ultimo, assolto anche dall’accusa di usura, ieri era in tribunale: «Ho fatto sei mesi di carcere, è stato un incubo. Invece ero io la vittima». Assolti poi da numerose accuse varie Fedele,Verdiani e Marsili. Assolti anche Giuseppe Prochilo, Anna Ulyanova, Monica Capezzera, Roberto Cristini e Guido Blancini. Il giudice ha poi assolto Orela Sejrani, 43, e Qamil Domi, albanese 41enne, rappresentati dall’avvocato Massimo Tuticci. Il giudice ha anche stabilito di non doversi procedere, a vario titolo, nei confronti di Domenico Scarpulla, Maurizio Fiaschi, Giorgio Cignoni, Andrea Settepassi, Guido Blancini, Riccardo Valente Colella, Anna Ulyanova, Alessandro Tamagni, Alessandro Trassinelli, Fabrizio Mazzanti, Natale Osiride, Renzo Tedeschi, Ferdinand Sinani.
Le motivazioni del giudice arriveranno tra 90 giorni.
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