Italia
«Accuse intollerabili ma non mi arrendo e resto al mio posto»
Cepparello si difende: «Sono stata imparziale ho anche pensato di dimettermi, ma non sarebbe giusto»
LIVORNO. «Dopo le offese pesanti ho persino pensato di rassegnare le dimissioni da presidente del consiglio comunale. Credo però di avere ancora molto da dare a questa istituzione, in termini di dignità, correttezza di lavoro e trasparenza di rapporti. Perciò resto al mio posto e continuerò a svolgere le mie funzioni con il massimo impegno». È una Giovanna Cepparello serena, ma al contempo decisa quella che si presenta alla stampa per commentare quanto accaduto martedì alla fine del consiglio comunale, quando è stata accusata di non essersi comportata in modo imparziale. Una critica arrivata da alcuni consiglieri del Movimento 5 Stelle, ma anche dal sindaco Filippo Nogarin.
A scatenare tutto è stata la mozione con cui i 5 Stelle invitavano il consiglio comunale a esprimersi sulla convocazione in commissione dei sindaci di Ato sud. Due i motivi del contendere: prima l'interruzione della votazione sulla mozione presentata da Valter Sarais (M5S) per concedere la parola a Marco Ruggeri (Pd) che aveva prenotato l'intervento nel medesimo istante in cui stava per partire il voto. Poi, lo scioglimento della seduta e il rinvio della votazione.
«Ho ricevuto accuse gravi e infondate – denuncia la presidente – basti pensare che ero stata io ad accettare la mozione, seppure fosse stata presentata a lavori in corso e senza i tempi previsti per il deposito degli atti». E poi: «Non so se la prenotazione di Ruggeri sia arrivata prima o dopo l'apertura della votazione. Di sicuro è giunta in extremis, ma sarebbe stato grave impedire il dibattito a causa del mio possibile errore».
Sullo scioglimento della seduta, Cepparello precisa che «prima avevo autorizzato la sospensione di un minuto, come altre volte, ritenendola una piccola pausa di carattere organizzativo o tecnico sulla mozione». «Poi però – prosegue – mi sono accorta che, siccome le minoranze avevano lasciato l'aula e mancava il numero legale, i consiglieri di maggioranza stavano usando quel tempo facendo telefonate per richiamare in consiglio chi se n'era andato».
Una possibilità non prevista dal regolamento e considerata «irrispettosa, pur in buona fede», dalla presidente: «Vista anche la grande confusione in aula ho chiuso i lavori, rimandando l'approvazione della mozione, che non presenta alcun carattere di urgenza, alla prossima settimana».
Cepparello ribadisce come il suo agire istituzionale sia ancorato al regolamento: «Quando però ci sono casi non previsti, mi rifaccio a punti fermi quali la tutela delle prerogative dei consiglieri, la dignità del consiglio comunale e la trasparenza delle scelte. Sono disponibile a rispondere alle critiche – conclude – e sono serena sapendo che c'è un meccanismo che permette di sfiduciarmi qualora il mio comportamento fosse davvero imparziale. Ma non sarò più disposta a tollerare una situazione come quella di martedì, con offese pesanti come pietre nei miei confronti».
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