Il Tirreno

Livorno

«Accuse intollerabili ma non mi arrendo e resto al mio posto»

di Giorgio Carlini
«Accuse intollerabili ma non mi arrendo e resto al mio posto»

Cepparello si difende: «Sono stata imparziale ho anche pensato di dimettermi, ma non sarebbe giusto»

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LIVORNO. «Dopo le offese pesanti ho persino pensato di rassegnare le dimissioni da presidente del consiglio comunale. Credo però di avere ancora molto da dare a questa istituzione, in termini di dignità, correttezza di lavoro e trasparenza di rapporti. Perciò resto al mio posto e continuerò a svolgere le mie funzioni con il massimo impegno». È una Giovanna Cepparello serena, ma al contempo decisa quella che si presenta alla stampa per commentare quanto accaduto martedì alla fine del consiglio comunale, quando è stata accusata di non essersi comportata in modo imparziale. Una critica arrivata da alcuni consiglieri del Movimento 5 Stelle, ma anche dal sindaco Filippo Nogarin.

A scatenare tutto è stata la mozione con cui i 5 Stelle invitavano il consiglio comunale a esprimersi sulla convocazione in commissione dei sindaci di Ato sud. Due i motivi del contendere: prima l'interruzione della votazione sulla mozione presentata da Valter Sarais (M5S) per concedere la parola a Marco Ruggeri (Pd) che aveva prenotato l'intervento nel medesimo istante in cui stava per partire il voto. Poi, lo scioglimento della seduta e il rinvio della votazione.

«Ho ricevuto accuse gravi e infondate – denuncia la presidente – basti pensare che ero stata io ad accettare la mozione, seppure fosse stata presentata a lavori in corso e senza i tempi previsti per il deposito degli atti». E poi: «Non so se la prenotazione di Ruggeri sia arrivata prima o dopo l'apertura della votazione. Di sicuro è giunta in extremis, ma sarebbe stato grave impedire il dibattito a causa del mio possibile errore».

Sullo scioglimento della seduta, Cepparello precisa che «prima avevo autorizzato la sospensione di un minuto, come altre volte, ritenendola una piccola pausa di carattere organizzativo o tecnico sulla mozione». «Poi però – prosegue – mi sono accorta che, siccome le minoranze avevano lasciato l'aula e mancava il numero legale, i consiglieri di maggioranza stavano usando quel tempo facendo telefonate per richiamare in consiglio chi se n'era andato».

Una possibilità non prevista dal regolamento e considerata «irrispettosa, pur in buona fede», dalla presidente: «Vista anche la grande confusione in aula ho chiuso i lavori, rimandando l'approvazione della mozione, che non presenta alcun carattere di urgenza, alla prossima settimana».

Cepparello ribadisce come il suo agire istituzionale sia ancorato al regolamento: «Quando però ci sono casi non previsti, mi rifaccio a punti fermi quali la tutela delle prerogative dei consiglieri, la dignità del consiglio comunale e la trasparenza delle scelte. Sono disponibile a rispondere alle critiche – conclude – e sono serena sapendo che c'è un meccanismo che permette di sfiduciarmi qualora il mio comportamento fosse davvero imparziale. Ma non sarò più disposta a tollerare una situazione come quella di martedì, con offese pesanti come pietre nei miei confronti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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