Il presidio
In centro o nel bosco: 31 sedi per i profughi in Toscana
Appartamenti, ex distretti sanitari e casolari nell’elenco stilato dalla Regione. Perplessi i Comuni, da Barga a Massa Marittima: molti locali inadatti o inagibili
In caso di emergenza, a Carrara i profughi potrebbero essere sistemati in centro, a due passi dall’Accademia di Belle Arti. Negli uffici dell’Asl di via Verdi che fino a qualche anno fa ospitavano l’associazione per il contrasto ai disturbi alimentari. Anche a Prato, la soluzione di emergenza è in centro: villa Filicaia, ex casa di riposo di proprietà dell’Asl, chiusa da anni e non proprio in buone condizioni. A Piombino, Pistoia, Barga invece, le case di accoglienza per migranti sono in zone più decentrate.
31 CENTRI DI ACCOGLIENZA
La Regione non ha seguito un criterio unico per individuare nelle dieci province le 31 strutture pubbliche (almeno 400 posti letto) che, in ogni momento, possono essere attivate per far fronte «all’afflusso non programmato di immigrati». O meglio il criterio - già individuato l’estate scorsa - è che al massimo ciascuna struttura messa a disposizione dalle Asl (o da enti locali) non superi i 50 posti. Questo è il limite massimo accettabile per il modello Toscana di accoglienza: piccoli concentramenti di persone, meglio se ristretti a 10-15 migranti. Niente tendopoli, insomma. Almeno fino a quando i numeri daranno ragione al governatore Enrico Rossi. Al 16 giugno, secondo il ministero dell’Interno, su 78.394 migranti entrati in Italia, in Toscana ne erano arrivati 3.417. Considerando che circa 150 Comuni su 280 ancora non ospitano migranti, il margine di manovra - 10 persone a territorio - è di 1500 persone. Due terzi sopra la programmazione di emergenza appena decretata da Rossi individuando 31 strutture di prima accoglienza. Dove non andranno gli ultimi 280 migranti che saranno sistemati entro domani.
SINDACI PERPLESSI
Eppure l’elenco suscita perplessità nei sindaci, anche se è stato compilato dopo sopralluoghi svolti da tecnici a metà maggio. Le perplessità riguardano non la filosofia dell’accoglienza, ma proprio gli immobili individuati. E per ragioni varie. A Piombino, ad esempio, l’ex comunità per il recupero dei tossicodipendenti in località Le Pianacce, è chiusa da tempo e non è in buone condizioni, anche se ha spazi (la foresteria) per 8 persone. In condizioni non proprio eccellenti risulta anche la ex scuola infermieri di Pistoia, attiva fino al 2009 a villa Chiarugi, all’interno del complesso delle ville Sbertoli, l’ex manicomio cittadino. Mentre il “Villone” - albergo polivalente, ex centro giovani di San Marcello Pistoiese, sembra che non sia utilizzabile perché è incompleta al ristrutturazione.
Eppure, nel proprio decreto Rossi precisa: «Gli uffici tecnici regionali hanno condotto una specifica ricognizione sugli immobili disponibili. Quindi hanno elaborati schede che ne attestano l’idoneità statica. In ogni scheda sono evidenziate per ciascun immobile le limitazioni d’uso e lo stato di fatto per l’eventuale loro utilizzabilità a fini temporanei di accoglienza dei migranti stranieri».
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STRUTTURE INAGIBILI
Nonostante questa precisazione, il vicesindaco di Prato Simone Faggi, con delega ai rapporti con i migranti ribadisce «la difficoltà a utilizzare villa Filicaia. Per renderla agibile bisognerebbe spendere soldi che nessuno ha. Perciò stiamo cercando soluzioni alternative. Ora tutti i migranti a Prato, compresi quelli arrivati da mercoledì, sono sistemati in residence dismessi o strutture della chiesa. In qualche caso anche alloggi di privati. Infatti, condividiamo il concetto dell’accoglienza diffusa, a patto che il numero resti contenuto. Ma se dovesse crescere, dovremmo iniziare a prendere in considerazione centri di dimensioni maggiori». Magari non in centro come villa Filicaia. Perché questo potrebbe scatenare polemiche. Ma l’ alternativa - ribatte il sindaco di Barga, Marco Bonini, non può essere una collocazione lontano dai centri.
FORESTERIE ISOLATE
A Barga sono state individuate tre strutture fuori dall’abitato: due foresterie in località Colle (da 6 e 12 posti letto) molto richieste in estate e un centro didattico naturale con 20 posti letto e un’aula laboratorio, più adatta alle scuole. «Le strutture, gestite dall’Unione dei Comuni - fa presente Bonini - sono funzionanti. Ma come ho fatto presente in sede di sopralluogo non sono adatte per i migranti perché qui sarebbero isolati. Non a caso, ci stiamo dando da fare per trovare posti in strutture private, centrali, per accogliere 4-5 migranti per i quali abbiamo dato immediata disponibilità alla prefettura». Analogo problema si pone per sistemare i profughi a Cantagallo nel rifugio Vespaio e nella Cascina di Spedaletto, dentro la riserva naturale di Acquerino, accessibili solo attraverso sentieri in mezzo ai boschi.
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MANCA L’INTEGRAZIONE
Isolata dall’abitato pure l’Osteria del Filetto, a Massa Marittima, nel Grossetano. È una foresteria con 16 posti letto, in buone condizioni, gestita dall’Unione dei Comuni delle Colline Metallifere. È stata utilizzata anche per ospitare gli universitari impegnati negli scavi archeologici dell’area: «Come spiegato anche alla prefettura di Grosseto - dice il sindaco di Massa Marittima, Marcello Giuntini - questo può essere un immobile da utilizzare come ultima spiaggia perché si trova in una zona dove di rado passano i bus, poca adatta ai progetti di integrazione». Oltretutto nella struttura non c’è posto per un guardiano «e l’autogestione non può funzionare». In passato non ha funzionato. La sistemazione di profughi in località isolate in zona ha già creato problemi di convivenza. Ci sono state risse che hanno costretto a rinunciare all’esperienza. Invece funziona la sistemazione di una trentina di migranti nel vicino comune di Montieri in una colonia gestita da una fondazione a scopo benefico. Impegno e integrazione evitano gli scontri.
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