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L'editoriale - I soldi restano al capo
Il presidente Enrico Rossi distribuisce le deleghe, ma si tiene i soldi per Livorno e per la costa
Quella vecchia volpe del presidente ha mostrato al pubblico una giunta di attaccanti e di star del pallone ma si è costruito la sua squadretta ombra fatta di massaggiatori e preparatori atletici, che sono quelli che fanno funzionare le gambe. Ha permesso a tutti i big della politica regionale di intestarsi il merito di un esecutivo di grande qualità, e lo è per davvero, tenendosi quel che gli serve per governare le due o tre cose importanti, lontano dai marosi della conflittualità e sganciato dalle pressioni dei poteri economici e di rappresentanza territoriale. Così, se Parrini, Nencini e Giacomelli portano a casa un risultato che li appaga e che possono giustamente rivendersi all’interno del proprio mondo, il presidente, finita di suonare la grancassa per gli assessori, sussurra che avrà al suo fianco anche una piccola pattuglia di collaboratori. Si spiega in questo modo il recupero di Ferrucci, bocciato dalle urne, e di Simoncini, escluso dalla giunta per mancanza di posto, necessario per qualunque progetto infrastrutturale Rossi voglia perseguire. Ferrucci forse si dedicherà all’Europa, e non sarà un compito di rappresentanza. In Europa si vanno a cercare risorse e progetti di grande rilevanza economica e sociale. Di Simoncini non può fare a meno, perché su strade, ferrovie, aeroporti e porti è il più bravo e, soprattutto, è limpido e fedele.
Enrico Rossi è stato a lungo all’interno della macchina regionale. Ha capito che è opportuno lasciare ad altri la grana della Sanità. Un tempo sarebbe stata il principale bacino di potere, ambitissima da chiunque. Oggi lo è di meno. Stefania Saccardi scoprirà che i suoi margini di movimento sono esigui, la spesa sarà in contrazione, e la riforma licenziata dalla precedente giunta a guida rossiana consegnerà le leve del potere al governatore che, guarda caso, sarà sempre Enrico Rossi. Con ospedali da chiudere o da riconvertire la Sanità sarà una gatta da pelare anche per una amministratrice pugnace come la Saccardi la quale farà comunque buon viso a cattivo gioco. Se ambisce a succedere a Rossi deve passare per di qua.
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Resta sullo sfondo come roba da poco il caso dell’ottavo assessore, quello senese-aretino, del quale il nome non è stato ancora annunciato per consentire a Pd e socialisti di Nencini di cavar fuori dal cilindro una donna di competenze ed esperienze in grado di reggere il confronto con gli altri. Tutti, secondo Enrico Rossi, sono dotati del giusto mix per governare in maniera efficace. La pattuglia di cinquantenni arruolata da Rossi e dal Pd ha, in effetti, la cifra dell’usato garantito. Si nota anche per queste caratteristiche la differenza fra il rossismo e il renzismo. Il riconfermato presidente non ha voluto proporre assessori coreografici o afflitti da giovanilismo acuto. Lo scorno di Arezzo, dove il trentenne candidato della Boschi ha perso il Comune, brucia molto ed è servito da deterrente per quanti volevano cambiare per cambiare, senza argomenti.
Se un tratto di novità lo si vuol proprio vedere è nel rapporto fra Regione e Livorno, dove il presidente ha scelto un’assessora poco conosciuta il cui nome contiene una serie di messaggi tostissimi. Il principale è: a Livorno la vecchia guardia sta uscendo di scena, nei fatti. A poco contano le sceneggiate labroniche fatte di accordi per bande in funzione di questo o quell’obiettivo. La non ricandidatura del consigliere regionale uscente e l’esclusione di una ex parlamentare dalla lista dei candidati alla giunta sono segnali per la base del partito alla quale il Pd regionale restituisce un assessore, e non era scontato, chiedendo in cambio la rigenerazione della classe dirigente.
E poi, vogliamo dirlo?, il presidente distribuisce le deleghe ma si tiene i soldi per Livorno e per la costa. Dentro la delega al lavoro ci sono decine di milioni per i porti e le infrastrutture collegate. E di quei danari Rossi non farà l’uso furbesco che ha paralizzato il porto della Toscana per vent’anni.
Lui li spenderà.
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