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Chiccaia ad alta tensione lettere e accuse incrociate
Livorno, dopo il sopralluogo di Faggi e Gangemi in trenta scrivono all’assessore. «Hanno detto di voler vedere gli alloggi per conto di Comune e Casalp»
LIVORNO. Il blocco popolare della Chiccaia, cuore della vecchia Shangai, rischia di diventare una pentola a pressione pronta ad esplodere. Due giorni fa una trentina di famiglie che vivono nel blocco hanno sottoscritto una lettera che è stata inviata ai giornali e all’assessore Ina Dhimgjini. E che dà il segno del livello di tensione che si rischia di raggiungere nell’area.
La lettera fa riferimento alla visita-sopralluogo che i volti simbolo dell’Unione Inquilini di Livorno, Daria Faggi e Paolo Gangemi (che è anche nel Consiglio da di amministrazione di Casalp), hanno fatto alla Chiccaia il 5 giugno. Proprio quando il picchetto organizzato dal sindacato Asia-Usb è sfociato nell’occupazione delle sede di Casalp.
Nella lettera posta all’attenzione dell’assessore si leggono queste parole: «Nella mattinata del 5 giugno abbiamo ricevuto la visita della signora Daria Faggi e di un esponente a suo dire di Casalp. Ci ha fatto richiesta di visionare i nostri appartamenti in quanto, ha dichiarato, autorizzata da Comune e Casalp, in qualità di architetto, per stabilire lo stato dell’arte dell’immobile».
E ancora: «Ci ha altresì chiesto, ogniqualvolta un appartamento si libera, di contattare direttamente lei per la consegna delle chiavi, e non gli addetti di Casalp». Quindi, scrivono rivolgendosi all’assessore: «Vogliamo sapere se questo corrisponde a verità e come ci dobbiamo comportare».
I toni salgono in fretta. A chiedere lume all’assessore è stata anche Simonetta Pampaloni, che per molti anni ha seguito da vicino le vicissitudini della Chiccaia da segretaria del circolo Pd di Shangai (ma da qualche tempo ha preso le distanze dal partito). «Non si possono ingannare le persone – tuona dopo il sopralluogo di Faggi e Gangemi – è vergognoso, così si rischia di far scoppiare la guerra tra poveri».
La Chiccaia è da tempo al centro di un braccio di ferro. E è a rischio maxi-occupazione.
Nel blocco ci sono più di 120 case: 27 famiglie si stanno già trasferendo nei nuovi appartamenti popolari della Padula, mentre altre 35, destinate all'isolato Giardino di Corea, se ne andranno entro settembre.
A quel punto resteranno solo una decina di proprietari e 37 assegnatari che non hanno diritto alla casa nuova (perché non in regola con i contratti o con i pagamenti).
Il piano di recupero di Shangai prevede da anni che il blocco sia demolito: considerando le procedure di esproprio dei proprietari, prima di vedere le ruspe potrebbe volerci più o meno un anno.
I sindacati degli inquilini e i comitati dell’ex Caserma chiedono che nel frattempo gli alloggi riconsegnati siano dati in via temporanea alle famiglie rimaste senza casa. Dal Comune hanno fatto sapere che ci saranno sopralluoghi tecnici per verificare lo stato delle case, ma anche che solo poche potranno essere eventualmente “riassegnate”: la maggior parte, considerata non più in sicurezza, sarà murata per provare ad evitare occupazioni fino alla demolizione.
A distanza Daria Faggi nega quanto scritto nella lettera indirizzata all’assessore e risponde per le rime a chi l’ha firmata. «Hanno bisogno di un buon analista, sono tutte stupidaggini...». «Siamo andati lì – spiega – come Unione Inquilini, e abbiamo fatto visita a tre famiglie che già conoscevamo: è vero che mi faceva piacere vedere lo stato degli appartamenti, perché da tempo, insieme al movimento di lotta della Caserma, chiediamo all’assessore e a Casalp di non demolire il blocco per un anno e di usarlo per le famiglie sfrattate per morosità incolpevole. L’ho detto decine di volte: bisogna stare attenti che quegli alloggi non vengano occupati e che non si ripetano le storie del passato, quelle degli occupanti chiavi in mano...». «Proprio per questo sarebbe bene che fossero gestiti da Comune e Casalp, utilizzandoli per chi resta senza casa».
«L’unica cosa che posso aver detto – chiosa – è che faccio parte della commissione legge 75». Che si riunisce in Comune per l’emergenza casa e sfratti. «Sono andata a verificare quello che mi è sempre stato detto – dice ancora – ovvero che una buona parte degli appartamenti è tenuta con cura ed è abitabile per 7- 8 mesi, in attesa della sistemazione del complesso Lamarmora». Infine controbatte: «Figuriamoci se ho detto di consegnarci le chiavi: siamo alla fantasia sfrenata, mi viene da ridere, mi rifiuto anche di querelare». Poi, senza mezzi termini, la buttà lì: «Per me dietro questa storia c’è il Pd».
Intanto l’assessore al sociale si chiama fuori dalla vicenda, così come i vertici di Casalp. «Non ho ancora visto la lettera – premette Ina Dhimgjini – che immagino stia seguendo l’iter del protocollo. Comunque voglio precisare che l’amministrazione non sapeva niente di questa storia e non ha autorizzato alcun soggetto terzo a fare un sopralluogo alla Chiccaia. Mi dispiace molto per ciò che è accaduto, se quello che scrivono le famiglie è vero. È chiaro che possono tutelarsi nelle forme che ritengono più opportune, noi aspettiamo di ricevere la lettera per fare ogni valutazione».
Juna Goti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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