Trovato morto nella sua auto a 47 anni, mistero sulle ultime 12 ore di vita
Livorno, Il cadavere di Dario Chelucci è stato rinvenuto alle 18 di domenica 7 giugno dopo una notte movimentata. Un testimone: l’ho visto all’alba
LIVORNO. Elena, vedova nella prima domenica di solleone, è inginocchiata, piegata dal freddo che porta con sé il dolore. Il cognato e un’amica provano ad alzarla, sostenerla, scaldarla. A pochi centimetri da loro due carabinieri proteggono un fuoristrada nero: è circondato dal nastro bianco e rosso e ha tutte e quattro le portiere aperte. Tutt’intorno via Adolfo Tommasi, strada stretta e popolare tra Colline e Salviano, si affaccia, guarda, parla a bassa voce di ritorno dal mare e si interroga sulla morte di Dario Chelucci, 47 anni, libero professionista.
Il suo corpo è stato trovato senza vita intorno alle 18 di domenica 7 giugno , sdraiato sui sedili posteriori dell’auto parcheggiata con il muso verso l’ingresso del palazzo dove vive la madre, al numero 64, a due passi dal parco pubblico.
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È da questo fotogramma che iniziano gli accertamenti dei carabinieri per capire che cosa abbia ucciso il quarantasettenne e soprattutto che cosa sia avvenuto tra le sei del mattino, quando è stato visto per l’ultima volta, e le 18, quando alcuni passanti hanno notati il corpo. Una cosa, dai primi accertamenti, è subito emersa. Il sabato sera del quarantasettenne è stato abbastanza movimentato e lungo, tanto da protrarsi fino alle prime luci del giorno.
I carabinieri, fino alla tarda serata di domanica, hanno ascoltato diverse persone che avrebbero visto Chelucci ancora vivo. «Camminava per strada ma non sembrava sentirsi molto bene», ha detto una ragazza che abita proprio nel palazzo dove risiede anche la madre della vittima, ricoverata in ospedale e quindi non a casa in questi giorni. «Quando l’ho visto - prosegue un altro testimone - era sdraiato sopra al cofano di una macchina. Allora gli ho detto che forse sarebbe stato meglio se fosse andato a casa. Infine gli ho suggerito di riprendersi un po’ e di sdraiarsi».
Molto probabilmente Dario Chelucci ha seguito questo consiglio, ha aperto la portiera del fuoristrada e si è rannicchiato sui sedili posteriori del Renger Rover. Aveva bevuto? Si sentiva male? Aveva litigato con qualcuno? Tutte domande alle quali gli investigatori stanno cercando di rispondere. L’unica certezza - almeno per adesso - è che l’auto dalla mattinata di domenica non si sarebbe mai più mossa da via Tommasi. In tanti, infatti, uscendo dal palazzo per andare al mare, hanno visto e riconosciuto il Ranger Rover nero. Ma evidentemente nessuno si è domandato che cosa ci facesse e soprattutto ha pensato che dentro potesse esserci qualcuno che avesse bisogno di aiuto.
Ora sarà importante anche capire con precisione l’orario del decesso. Per questo i carabinieri, in accordo con il pubblico ministero di turno Giuseppe Rizzo, hanno deciso di chiamare il medico legale per effettuare i primi accertamenti. Ma non è escluso che per fare ulteriore chiarezza venga disposta anche l’autopsia sul corpo della vittima. «Era buio quando il medico è arrivato e non ha potuto eseguire gli esami in modo approfondito».
Due cose ancora però sembrano certe. La prima è che non ci sarebbero segni di violenza che potrebbero far pensare a qualcosa di diverso dal malore (naturale o indotto). E soprattutto nell’auto della vittima non sono state ritrovate sostanze o oggetti che avrebbero potuto causare il decesso. In mezzo a tanti dubbi che probabilmente saranno chiariti nelle prossime ore, resta il dolore di chi urla il nome di Dario e si domanda perché è successo, prima di cadere a terra con le mani in faccia senza preoccuparsi di nascondere le lacrime.
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