Il presidio
«Poche case da riassegnare e le altre saranno murate»
Verifiche negli alloggi per l’uso temporaneo a famiglie in crisi: demolizione tra un anno L’assessore Dhimgjini: «Noi siamo per il dialogo ma il sindacato non può intimare...»
LIVORNO. «Intimare è una parola grossa, il sindacato non può intimare nessuno o avere diritti di pretesa: può dialogare, come è stato fatto». E ancora: «L'amministrazione comunale deve fare il suo, il percorso per la Chiccaia è già delineato». È iniziata da pochi minuti l'occupazione della sede di Casalp quando l'assessore Ina Dhimgjini viene informata in Comune di ciò che sta accadendo sul viale Ippolito Nievo: alcune famiglie sono entrate nei locali della società partecipata e una nota inviata dal sindacato inquilini Asia Usb chiarisce subito perché: al centro della protesta c'è il “riutilizzo immediato del blocco della Chiccaia” con l'intimazione a dirigenza e uffici di Casalp a non procedere alla chiusura degli alloggi che si stanno via via liberando a Shangai, perché siano “immediatamente consegnati temporaneamente alle famiglie sotto sfratto o che vivono in alloggi di fortuna”.
Quel verbo usato nel comunicato, “intimiamo”, fa schizzare sulla sedia l'assessore. Ma, nel merito, cosa intende quando parla di «percorso già delineato» per la Chiccaia?
Entro pochi giorni, lo ricordiamo, 27 famiglie lasceranno il blocco popolare di Shangai per trasferirsi nelle case nuove della Padula, mentre altre 35, destinate all’isolato Giardino di Corea, se ne andranno entro settembre. A quel punto nei circa 120 alloggi della Chiccaia resteranno solo una decina di proprietari e 37 assegnatari che non hanno diritto alla casa nuova. Cosa accadrà al blocco? Sarà demolito? Quando? Gli alloggi vuoti saranno nel frattempo riassegnati?
Alla fine la decisione del Comune è questa: il blocco resterà in piedi «al massimo un anno», ovvero il tempo di espropriare i proprietari (con i quali potrebbero però essere raggiunti prima accordi). Poi sarà demolito e ricostruito come previsto dal piano di recupero. E solo le case che risulteranno idonee («poche, pochissime», si limita a dire per ora l’assessore) saranno forse destinate a un uso temporaneo da parte di famiglie in difficoltà.
Questa volta Dhimgjini lo dice a chiare lettere. «I tecnici di Comune e Casalp – spiega – stanno facendo i sopralluoghi per verificare se ci sono immobili idonei per un utilizzo temporaneo». Per tutti gli altri, ovvero quelli che non risponderanno ai parametri di sicurezza, «non è pensabile che vengano riassegnati e si dovrà procedere alla messa in sicurezza per evitare le occupazioni». In altre parole: murare le porte dopo aver chiuso gli allacci.
«Sarà l'ufficio casa, sempre dialogando con i sindacati e in base a determinate graduatorie – sottolinea Dhimgjini – a riassegnare per circa un anno gli alloggi che dovessero risultare idonei». Poi «dovranno essere liberati e procederemo con l'abbattimento e la ricostruzione». Ed è per questa fase due che «dovremo intraprendere un percorso di massima celerità».
La presidente di Casalp, Vanessa Soriani, chiarisce che per gli alloggi eventualmente idonei non si parlerebbe di una vera riassegnazione, «ma di un uso temporaneo, di una sistemazione di urgenza, seguendo le graduatorie dell’emergenza casa: stiamo verificando se è una strada percorribile, da tutti i punti di vista...». «L’amministrazione – riprende Dhimgjini – deve rispondere a profili giuridici. Abbiamo incontrato i sindacati una settimana fa, hanno chiesto di vedere se l'utilizzo temporaneo era possibile, li abbiamo ascoltati. Abbiamo sempre avuto un rapporto costante, ma il sindacato non può pretendere, intimare, dettare legge o condizioni al Comune. Non può abusare del nostro ascolto...».
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