Il Tirreno

Livorno

«Un modo per sentirsi utili e ringraziare chi li accoglie»

di Gemma Vignocchi
«Un modo per sentirsi utili e ringraziare chi li accoglie»

Arci e Misericordie pronte a partire con il volontariato dei profughi Potrebbero pulire strade e parchi, verniciare panchine, aiutare gli anziani

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A San Miniato il lavoro volontario è già realtà: 17 profughi di vari paesi africani ormai da un paio di mesi con le loro ramazze spazzano le strade del centro, alcune ore a settimana, oppure diserbano aiole e giardini. Qualche altra esperienza-pilota c'è stata, in Toscana, legata però a episodi particolari, tipo la pulizia di un tratto di spiaggia o di uno spicchio di parco. Adesso queste attività, finora sporadiche, potranno avere un carattere ben più strutturato e continuativo grazie ai progetti che associazioni, cooperative e altri soggetti del terzo settore - Arci e Misericordie in prima linea - presenteranno ai Comuni. «Ma i profughi, sia chiaro, non toglieranno niente a nessun disoccupato italiano, e ai migranti non andrà nemmeno un euro per il loro lavoro», mettono avanti le mani le associazioni che gestiranno le iniziative, a rispondere preventivamente alle critiche e a smorzare possibili polemiche.

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.11554443:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2015/06/04/news/immigrati-regione-soldi-anti-noia-1.11554443]]Del resto è la legge stessa a dirlo: le persone che chiedono asilo non possono avere un lavoro "vero", con regolare stipendio, fino a che la loro domanda non è accolta ed essi da migranti in fuga non diventano a pieno titolo rifugiati. Un percorso lungo e complicato, che dura, se va bene, un paio di anni, perché il diritto ad avere le tutele accordate dalle norme va dimostrato con “pezze d’appoggio”. Ma chi scappa da guerre e persecuzioni spesso approda in Italia privo di tutto, anche di documenti. E poi le commissioni che vagliano le domande d’asilo sono poche e oberate di richieste. Dunque in quei due o più anni, ai migranti non resta che aspettare, magari ciondolando sulle panchine o stravaccati sui divani, e non per loro scelta, nelle hall degli alberghi.

Da qui l’idea della Regione Toscana - in linea peraltro con una circolare del ministero dell'Interno - d’invitare il "terzo settore" a individuare alcune attività da proporre ai profughi. «Sarà qualcosa che assomiglia molto ai lavori di pubblica utilità - spiega Federico Bonechi, responsabile regionale per le emergenze della Misericordia - e siamo pronti a partire nel giro di qualche settimana».

«È una forma di restituzione sociale, una specie di ringraziamento da parte dei migranti alla comunità che li ospita - osserva Marco Solimano, presidente dell'Arci di Livorno - ma anche un modo per impiegare questi giovani e utilizzare la loro energia in maniera positiva». In più per i migranti sarà un’occasione per integrarsi e offrire di sé un’immagine positiva - «facendosi accettare meglio, vista l’aria che tira», aggiunge Bonechi. Uno degli effetti del lavoro gratis sarebbe dunque alla fine anche quello di svelenire il clima che si sta creando. E poi sono spesso gli stessi profughi - nota Solimano - a «chiedere di uscire dall’inattività, che è negativa anche sul piano psicologico, e di mettersi a disposizione della collettività: insomma vogliono sentirsi utili».

Quasi certamente si tratterà di occupazioni a progetto: a Livorno si sta pensando di utilizzare i migranti per pulire il "parterre", l'ex giardino zoologico ora divenuto parco pubblico: potrebbero raccogliere cicche, bottigliette, cartacce e rendere migliore un luogo frequentato da tante famiglie con bambini. Ma «vedo bene i profughi anche nei centri sociali per anziani - aggiunge Solimano - : quelli tra loro che parlano un po’ l’italiano - e ce ne sono diversi, visto che qualcuno è qui anche da un anno - potrebbero partecipare ad attività sociali e ricreative portando in quell’ambiente un po’ d’energia giovanile».

In altre città, ad esempio a Pistoia, verniceranno panchine pubbliche e ringhiere «ma potrebbero anche pulire la sede della Misericordia - nota Bonechi - o fare attività di supporto ai nostri volontari. Dobbiamo pensare a lavoretti che non richiedano specifiche abilità e non abbiano bisogno di molte attrezzature. Trovo comunque molto giusta l'idea della Regione di coinvolgere di più le associazioni».

Naturalmente, trattandosi di lavoro volontario, ci sarà chi, tra i profughi, risponderà con entusiasmo e chi dirà di no, chi accetterà d'impegnarsi un paio d'ore a settimana e chi una ventina. In ogni caso avremo un ritorno economico da attività che non costeranno niente, visto che i soldi stanziati dalla Regione servono solo alla copertura assicurativa, obbligatoria per legge. E così i richiedenti asilo ripagherebbero, e con gli interessi, le spese sostenute dalla collettività per la loro accoglienza.

«Prendiamo l'esempio del parterre - dice Solimano - : quanto costerebbe retribuire un simile lavoro di pulizia? Il conto sarebbe certamente sbilanciato».

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