Il Tirreno

Livorno

Un gelato Bueno contro l’idiozia del mondo

di Simone Lenzi

Livorno, Edi Bueno ha ottenuto dallo Stato quel che le spettava, anche se in passato aveva dovuto subire l’onta di vedersi archiviare la richiesta di risarcimento

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LIVORNO. Una buona notizia! Che Edi Bueno abbia ottenuto dallo Stato quel che le spettava, anche se ci sono voluti troppi anni, anche se in passato aveva dovuto subire l’onta di vedersi archiviare la richiesta di risarcimento.

La storia è nota, anzi lo è la Storia, quella con la esse maiuscola. Quella che nessuno può riscrivere come vuole, perché la verità è che lo Stato Italiano si macchiò della vergogna delle Leggi Razziali e Edi Bueno fu una delle tante vittime innocenti di questo orrore nazionale. La sua diventa così una storia nella Storia, fatta di terribili disgrazie personali che trovarono giustificazione legale nella follia collettiva del razzismo di Stato.

La sentenza di risarcimento, giunta con ritardo imperdonabile, non deve però servire a metterci in pace la coscienza, ma, al contrario, dovrebbe spingerci a comprendere che la vulgata secondo la quale i cattivoni erano solo i tedeschi e che noi, in fondo, eravamo i soliti “italiani brava gente”, ancorché razzisti, è versione di comodo che ci siamo andati raccontando per non fare i conti con il nostro passato come invece avremmo dovuto.

Li avessimo fatti davvero, ad esempio, oggi non chiameremmo con il termine edulcorato di “populismo” una certa retorica legata all’immigrazione in Italia, ma avremmo il coraggio di nominarla come merita: razzismo, fascismo, nazismo. Perché di questo si tratta, e non di altro, quando qualcuno usa cinicamente l’affondamento di un barcone carico di disperati in mare aperto per seminare il terrore di un’invasione che tale non è.

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Perché di questo si tratta quando qualcuno cerca di fare di UN problema, IL problema, ampliandone a dismisura la portata e l’importanza, alimentando l’odio sociale, cercando capri espiatori, semplificando la complessità di problemi globali in formule ciecamente localistiche, come se ancora fosse possibile vivere fregandosene di quel che succede a pochi chilometri dai nostri confini. Come se, di fatto, esistessero ancora davvero dei confini.

Se la storia nella Storia di Edi Bueno può e deve ancora insegnarci qualcosa è proprio questo, che la retorica del razzismo è potente e falsificatrice come nessun’altra. Lo vediamo ogni giorno. Lo possiamo dimostrare con dati incontrovertibili.

Così, ad esempio, molto più importante di quel che possiamo pensare dei Rom, credo sia sapere che, da un recente studio, risulta che si tenda a credere che in Italia ve ne siano un paio di milioni, mentre la verità dei numeri ci dice che sono solo 180.000 unità, di cui solo 40.000 nei campi.

Ripetiamolo: 40.000 unità su una popolazione nazionale di quasi 61 milioni di abitanti. Occorre dunque chiedersi come è possibile che questo diventi il problema dei problemi, e occorre rispondersi che può succedere solo grazie a una campagna scientificamente mirata all’odio e alla divisione sociale, che se ne frega della verità dei fatti e usa ideologicamente ogni criticità per asservirla a una causa perversa.

La buona notizia di questi giorni, per quanto riguardi una storia del passato, non può non parlare anche al presente. Non può non indicarci il pericolo che è sempre in agguato ogni volta che smettiamo di pensare razionalmente. Fra le troppe ingiustizie subite dalla nostra concittadina Edi Bueno, mi piace allora pensare che questo risarcimento vada intanto a lenire il ricordo di quella che, se non fu certo la più grave, mi pare per certi versi la più significativa.

Penso a quella volta che un barista livornese si rifiutò di venderle il gelato perché ebrea. Auguro allora di cuore alla signora Bueno, ora che è arrivata l’estate, di mangiarsi tanti gelati buonissimi, alla faccia della stupidità umana e di quello Stato indegno che non seppe proteggere lei e i suoi cari.

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