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Picconate, razzie e scassi in libertà, l’ospedale è il paradiso dei ladri
Livorno, di notte il complesso sanitario è terra di conquista: cinque colpi in una settimana. Ora è allarme sicurezza. L’Asl: «la direzione può allontanare solo soggetti molesti»
LIVORNO. È da poco passata la mezzanotte. C’è silenzio nei corridoi vuoti e lungo i padiglioni semideserti. Uno, due, tre, dieci colpi di piccone infrangono una parete del poliambulatorio. I malviventi (almeno due, forse di più) si sono introdotti nelle stanze del Cup da una finestra, dopo averne rotto un vetro. Per portare fuori la cassaforte, dopo averla smurata, usano forse un carrello elevatore. Poi escono dall'edificio e si allontanano, non si sa se salendo su un veicolo lasciato subito fuori dai cancelli di viale Alfieri o se passando dall'ingresso di via Gramsci.
Sia come sia, il colpo fila liscio e i ladri lasciano il complesso indisturbati. Quello avvenuto al poliambulatorio la settimana scorsa è l'episodio più eclatante di una serie di furti che si stanno verificando di notte in ospedale. Una escalation di avvenimenti che sembrano ora ripetersi con una frequenza ben superiore rispetto al passato. Così, oggi più che mai, si ripropone con forza il problema della scarsa sicurezza tra i padiglioni della struttura.
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Furti a catena. Nell'ultima settimana il conto dei furti in ospedale somiglia a un bollettino di guerra. Quando nella notte tra mercoledì e giovedì scorso scatta l'allarme al Cup, i ladri sono già scappati con un bottino di 2.000 euro.
Un paio di giorni dopo si registra il furto sacrilego alla cappella di San Giuseppe: i malviventi scassinano il tabernacolo e portano via le pissidi con le ostie consacrate. Poi il doppio blitz al reparto di oncoematologia, nelle notti tra domenica e lunedì e tra mercoledì e giovedì: nel primo caso i ladri spaccano la porta del primo terreno e rubano un televisore al day hospital; la seconda volta la macchinetta del caffè, devastata e svuotata degli spiccioli. Stessa sorte per le macchinette di cibo e bevande al poliambulatorio, scassinate due notti fa. Ciò che colpisce è la frequenza degli episodi, che pure sembrano avere poco a che fare tra loro: il colpo al Cup nasconde una mano esperta, quello alla chiesa assume l'ombra di riti satanici, quelli al reparto di oncoematologia (più il secondo blitz al poliambulatorio) somigliano a furtarelli di qualche vagabondo.
Restano però cinque segnali che testimoniano l'estrema facilità di introdursi in ospedale per delinquere.
Controlli insufficienti. La verità è che nelle ore notturne il complesso ospedaliero si trasforma in una terra di nessuno, e le misure di sicurezza ai posti di ingresso sono insufficienti per arginare un fenomeno in continua crescita.
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La vigilanza è affidata agli istituti Fedelpol, Securpol e Corpo vigili giurati. Da via della Meridiana le auto possono transitare dalle 8 alle 15.30, mentre l'accesso ai pedoni è permesso fino alle 22. In via Gramsci il passaggio è invece consentito 24 ore su 24. Al pronto soccorso, infine, l'addetto alla vigilanza monta alle 18 e stacca alle 6. Queste misure, alle quali si aggiunge qualche sporadica perlustrazione nei padiglioni, non possono però garantire la sicurezza in una struttura che si estende su un'area di 115.000 metri quadrati, con padiglioni e uffici che ne coprono oltre 36.000.
L'ospedale è un piccolo quartiere che al calare della notte diventa preda dei malviventi che trovano svariati modi per entrare: basta scavalcare un muro in una zona lontana da occhi indiscreti, o nascondersi in qualche corridoio di giorno , oppure ancora passare da via Gramsci con la scusa di doversi recare al pronto soccorso o in visita a un parente.
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I rischi per il personale. Una volta entrati, si può rimanere dentro tutta la notte, girando quasi del tutto indisturbati tra i corridoi. E le conseguenze di questa libertà si scoprono il mattino seguente.
Molto spesso medici e infermieri, che da tempo si lamentano per le scarsa sicurezza sul posto di lavoro, hanno denunciato la presenza di sporcizia e cattivi odori nei corridoi, ma soprattutto la scomparsa di computer, televisori e oggetti personali dagli uffici.
L'episodio più vergognoso resta il furto dell'agosto 2013 nel reparto di Cure palliative: da due stanze, una delle quali occupata da una paziente, sparirono due televisori
I possibili rimedi. Ad oggi il servizio di vigilanza armata disposto dall'Asl può contare da due a tre guardie giurate nel corso della giornata. Visti i ripetuti blitz in ospedale, in tanti chiedono un aumento consistente del personale, specie di la notte. Questo garantirebbe anche una maggiore utilità sia del servizio di pronto intervento già attivo su chiamata che comporta l'arrivo di una pattuglia di vigilanza privata, sia dei sistemi di allarme volumetrici.
Un'altra ipotesi è l'implementazione delle telecamere: già presenti nei sotterranei. L'Asl in una nota precisa che «da tempo è stata adottata una serie di provvedimenti volti a garantire la sicurezza», che «la direzione può allontanare solo soggetti che abbiano comportamenti molesti o non decorosi, perché in altri casi si tratterebbe di una violazione del diritto ad accedere a strutture sanitarie pubbliche», e che «gli sforzi assicurati sono pari, se non superiori, a quelli profusi dalle altre Aziende sanitarie che possono contare su strutture ospedaliere meno dispersive».
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