Il Tirreno

Livorno

Eni: prima di tutto la sicurezza sul lavoro

di Mauro Donateo
Eni: prima di tutto la sicurezza sul lavoro

Il progetto nazionale Hse Van parte da Livorno: la raffineria di Stagno per tre anni senza infortuni

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LIVORNO. Sono ben tre anni consecutivi che nella raffineria Eni di Livorno non si registrano infortuni. Dal quartier generale dell’Eni rivendicano di aver raggiunto il traguardo grazie all’attenzione prestata ai temi della sicurezza, della salute e dell’ambiente. Lo dicono sottolineando che negli ultimi dieci anni si è registrata una diminuzione costante degli incidenti sul lavoro all’interno delle raffinerie Eni.

Per il risultato raggiunto dalla raffineria di Stagno, è stato deciso dai vertici del cane a sei zampe di far partire da qui la campagna di sensibilizzazione Hse (salute, sicurezza e ambiente). Del resto, lo scorso marzo, nel sito livornese, è stato siglato un “Patto per la sicurezza” con le ditte appaltatrici, in cui i tutti i firmatari si sono impegnati alla tolleranza zero nei confronti di chi non rispetta le norme sulla sicurezza.

Per circa tre mesi, all’interno del progetto “Hse Van Show”, due veicoli targati Eni percorreranno migliaia di chilometri di strade italiane, attraversando i siti industriali e le stazioni di servizio più importanti dell’azienda, con l’obiettivo di avvicinare le persone alle questioni della sicurezza, della salute e dell’ambiente.

«Ho trovato una raffineria pulita e in ordine», afferma Giuseppe Ricci, direttore Hse Eni riferendosi al sito livornese: «La cultura della sicurezza deve essere di tutti, se ci sono dei limiti di sicurezza, devono essere rispettati, perché sono studiati dagli esperti».

Secondo Ricci, però, non basta attenersi alle regole, occorre anche fare sinergia sui luoghi di lavoro: «Quando si notano cose che non vanno, bisogna segnalarle. Per noi ognuno deve sentirsi capo della sicurezza».

Parlando delle cause principali degli infortuni, il direttore spiega che «nel 75% dei casi gli incidenti avvengono per il mancato rispetto delle norme, superficialità e disattenzioni. Solo nel 25% sono dovuti a difetti meccanici».

Quattro, invece, gli incidenti mortali nel 2014 che hanno coinvolto 4 contrattisti italiani (a Gela, Ravenna, in Congo e in Polonia). «Stiamo cercando – continua Ricci – di convincere le ditte che collaborano con noi a investire sulla sicurezza, perché se vogliono lavorare con Eni devono rispettare certe regole. Per loro conviene, perché noi rilasciamo attestati che fanno curriculum e poi apriamo un mercato importante».

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