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I precari della Giustizia «Noi sfruttati e liquidati»
Una delegazione dei tirocinanti della Procura e del Tribunale di Livorno sono stati ricevuti dal ministro Orlando: risolva questa assurda vertenza
LIVORNO. Dopo anni passati a correre per cancellerie, aule di Tribunale e uffici per la ricezione atti, chiedono di essere inseriti nel mondo del lavoro e non di essere messi da parte. Anche perché questo esercito di stagisti e tirocinanti nel corso degli anni ha acquisto conoscenza ed esperienza. Per questo oltre 2500 precari della giustizia, tra i quali una trentina di ragazzi e ragazze livornesi, hanno preso carta e penna e hanno scritto a tutte le istituzioni. A cominciare dal ministro Andrea Orlando che li ha ricevuti garantendo il proprio impegno per una soluzione per circa 1200 persone interessate ai progetti.
«Orbene - scrivono - appare di tutta evidenza il fatto che l'impegno e la volontà da parte nostra di contribuire attivamente alla prestazione di un servizio delicato e importante come quello prestato dall'amministrazione giudiziaria da un lato, e la grave carenza di organico dall'altro, costituiscano un insieme di circostanze che nella pratica dei singoli uffici ha condotto in modo innegabile ad un uso distorto dello strumento del tirocinio, allontanandolo dalla sua unica finalità, identificata dallo stesso Ministero del Lavoro con la formazione al fine dell'inserimento nel mondo del lavoro, e ciò in palese contrasto con gli intenti espressamente sanciti a livello legislativo nonché con quanto espresso attraverso la dettagliata disciplina prevista dalle "Linee guida in materia di tirocini" approvate dalla Conferenza Stato-regioni nel gennaio 2013».
«È evidente - vanno avanti - che sinora si è permesso, attraverso un uso reiterato di detto strumento, il perpetrarsi di una situazione di illegalità, in cui si sono “arruolati” attraverso forme più o meno varie di “progetti formativi” giovani (e anche meno giovani) senza lavoro, principalmente allo scopo di coprire la grave carenza di organico che affligge da anni il Ministero della Giustizia. L’intento di porre un freno a tale uso distorto dello strumento formativo in questione appare ad oggi ancora più evidente alla luce della recente nota ministeriale emessa dal Ministero il 3 aprile 2015, nella quale si esclude la possibilità di ospitare tirocinanti da parte degli enti pubblici, e ciò in conseguenza della impossibilità da parte degli stessi di addivenire ad una assunzione se non a seguito di pubblico concorso, così venendo meno il fine di inserimento nel mondo del lavoro per gli eventuali tirocinanti che abbiano prestato servizio presso uffici pubblici».
Alla luce di questo, «ci appare del tutto impensabile l'eventualità che le risorse umane ed economiche sin qui impegnate per consentire lo svolgimento di questo percorso formativo, nonché tutta la professionalità acquisita da parte di quelli che ormai si sono ridotti ad essere poco più di 2500 tirocinanti, vadano a costituire l'ennesimo incalcolabile spreco che sfortunatamente caratterizza l'amministrazione pubblica in Italia. Riteniamo, per converso, assolutamente necessario un intervento da parte delle Autorità competenti, al fine di sanare la sopra esaminata distorsione del sistema formazione-lavoro, il cui sorgere non è, peraltro, in alcun modo imputabile ai lavoratori che sino ad oggi si sono attivamente e proficuamente impegnati a prestare il loro servizio negli uffici giudiziari, ma solo ed unicamente a chi ha, come si è detto, ripetutamente favorito il protrarsi della stessa sino ad oggi. In conclusione, chiediamo che ponga la dovuta attenzione su questa problematica al fine di identificare le prospettive percorribili per addivenire ad una soluzione della vertenza in corso».
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