Il Tirreno

Livorno

Duemila in processione (e stavolta arriva al porto)

di Mauro Zucchelli
Duemila in processione (e stavolta arriva al porto)

Scelta simbolica del vescovo che, benedicendo il mare e la città, invoca il lavoro Mai così tanta folla. L’omelia di monsignor Giusti dedicata ai martiri cristiani

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LIVORNO. Il duomo non ce l'ha fatta a contenere la folla degli oltre duemila fedeli che hanno partecipato alla liturgia nel nome della patrona santa Giulia, mai così seguita nella storia degli ultimi anni.

La processione dopo la messa – aperta dal vessillo dell'Arciconfraternita di Santa Giulia e del Santissimo Sacramento, insieme ai figuranti della Livornina in costume storico e a ordini cavallereschi (sempre più numerosi) e associazioni – si è diretta in porto. Ovviamente non la Darsena Toscana bensì il Porto Mediceo: dove non arriveranno più le merci (ma traghetti e crociere sì, come la Mega Express II lì accanto) ma rappresenta pur sempre le banchine su cui si è fondata per tre secoli uno scalo che, come racconta un grande storico del calibro di Fernand Braudel, ha fatto la storia del Mediterraneo.

Negli anni passati, come ha ricordato il vescovo Simone Giusti prima che i fedeli muovessero dal sagrato della cattedrale, la processione portava in piazza della Repubblica per la benedizione dei gozzi dalla spalletta davanti alla Fortezza. Quest'anno invece, cosa accaduta assai di rado nella storia delle processioni diocesane, le reliquie della santa sono state condotte fin davanti al quartier generale della Guardia Costiera, dove il vescovo ha benedetto il mare e la città, subito dopo i cani religiosi e le note della fanfara dell'Accademia navale.

Solo un breve cenno al motivo di questa scelta: la preghiera alla patrona – una «ragazza tunisina arrivata dal mare con i barconi», come la definì anni fa proprio monsignor Giusti – riguarda l'economia del mare come motore di sviluppo e prosperità del territorio («e, con la bussola della fede e il timone della speranza, porti lavoro, lavoro, lavoro»).

Fra pochi giorni ci sono le elezioni regionali e Giusti ha evitato di lanciarsi nella consueta omelia su temi civici, secondo una abitudine che contrassegna ormai da anni l’intervento pastorale del vescovo dal pulpito della cattedrale nel giorno della patrona. Contrariamente al solito, il presule ha praticamente letto il testo scritto che si era preparato in precedenza. Solo al termine della liturgia in duomo e al momento della benedizione al mare dalla banchina accanto al molo Elba, ha messo l’accento su quel che c’è dietro la scelta di portare le reliquie della santa all’interno di un luogo-simbolo com’è il Porto Mediceo.

Oltre a una partecipazione fuori dall’ordinario, è da segnalare anche l’episodio di una signora che dall’alto di un balcone di via Grande ha gettato sulla processione una pioggia di petali rossi.

Cattedrale stracolma di fedeli, dicevamo. Ma anche di sacerdoti: a cominciare da tanti fra i parroci storici (come don Bellini, don Franchi, don Musi, don Basci, don Paolini, padre Damioli e moltissimi altri). In chiesa gli allievi dell’Istituto Mascagni eseguono il “proprio di Santa Giulia”, l’organista è Gabriele Micheli mentre i canti polifonici sono stati affidatio ai cori diocesano, Guido Monaco e Del Corona. Con un extra: fra le parti cantate figura anche l’opera di Salvatore Vivona, che si è aggiudicata il concorso di musica sacra indetto da diocesi e Istituto Mascagni (altra novità di quest’anno).

Al centro dell’omelia del vescovo i martiri cristiani che in tante zone del mondo pagano con la vita il prezzo della testimonianza coerente della loro fede. Occhi puntati soprattutto su due situazioni: quella dei bambini che in Iraq sono stati sgozzati uno dopo l’altro per far vedere all’ultimo come morivano i suoi coetanei; quella dei copti assassinati su una spiaggia libica.

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