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Livorno

dopo l’arresto della polizia

«Santigli non voleva scappare all’estero»

«Santigli non voleva scappare all’estero»

LIVORNO. «Paolo Santigli non voleva scappare da nessuna parte. Anzi, dopo aver saputo della decisione della Corte di Casssazione che poteva riaprirgli le porte del carcere è rimasto a casa...

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LIVORNO. «Paolo Santigli non voleva scappare da nessuna parte. Anzi, dopo aver saputo della decisione della Corte di Casssazione che poteva riaprirgli le porte del carcere è rimasto a casa con la moglie e il figlio».

Luca Pacini, amico e avvocato che da sempre segue le vicende giudiziarie di Paolo Santigli ripercorre la vicenda processuale che ha portato di nuovo in carcere l’imprenditore ed ex cestista.

«Qualificare oggi Santigli come narcotrafficante internazionale appare veramente fuori luogo: i fatti da cui scaturisce l'attuale detenzione risalgono al 1992 e nessuna ulteriore contestazione gli è stata fatta, da quel momento in poi, dalla giustizia penale di qualsiasi paese. Per quei fatti - ricordo - il Santigli ha scontato una pena di oltre 4 anni in un duro carcere brasiliano ed, in esecuzione della sentenza della Corte di Appello di Milano del 2000 (emessa per gli stessi fatti), ha passato ulteriori 2 anni e mezzo (tra Brasile ed Italia) di reclusione, prima della scarcerazione del 6 ottobre scorso, poi annullata dalla Corte di Cassazione».

«Lascio ad altri - prosegue - valutare se Santigli non abbia già abbondantemente pagato le sue colpe, tenuto anche conto che la sua condanna, per quanto grave, riguarda un tentativo di importazione di stupefacenti, per fortuna non andato a buon fine. La verità è che il Santigli, pur essendo a conoscenza del ricorso per cassazione è sempre rimasto in città con la moglie ed il figlio tredicenne, pur avendo la possibilità di espatriare, recandosi solo una volta all'estero per qualche giorno con la famiglia, facendo però regolare rientro a casa».

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