Il Tirreno

Livorno

Call & Call vuole rilevare il call center

di Giulio Corsi
Call & Call vuole rilevare il call center

Seat pronta ad allungare la commessa a 3 anni ma restano solo 20 giorni, dopo i quali assegnerà il servizio a un altro partner

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LIVORNO. Tra venti giorni il call center di Guasticce potrebbe cambiare nome per la terza volta e soprattutto proprietario: se tutto filerà liscio, dopo Telegate e People Care, inizierà l’era di Call and Call.

Mercoledì alle 10 al ministero dello sviluppo economico è fissato un altro round: per la prima volta potrebbe sedersi al tavolo anche Umberto Costamagna, proprietario del colosso di Cinisello Balsamo, 57 milioni di fatturato nel 2014.

La trattativa ormai è ufficiale. In campo resta anche Comdata, ma è Call and Call il soggetto a cui sono appese le speranze dei 350 lavoratori attualmente (e ancora per 15 giorni) alle dipendenze di People Care.

E’ una corsa contro il tempo, come in un film di Bruce Willis. La sabbia della clessidra sta per esaurirsi, ma non è detto che la deadline del 31 maggio, data in cui People Care chiuderà l’attività e scatteranno i licenziamenti per i 350, sia vincolante per il buon esito della trattativa. Anzi, è probabile che un piccolo lasso di tempo intercorrerà tra la gestione di People Care e quella di Call and Call. Ma deve essere piccolo, piccolissimo. Un giorno, due giorni, una settimana al massimo. Un tempo in cui Seat possa gestire i servizi affidati a Guasticce magari spostandoli in maniera straordinaria a Tirana. Non di più però, perché una cosa è certa, come dice Filippo Bellandi, Cgil Slc: «Se la commessa di Seat esce da Guasticce non ci rientra più». E a quel punto sarebbe la fine.

Seat: tre anni a Livorno. Il futuro passa da tre partite: la permanenza della commessa di Seat, la definizione dell’accordo con Eni (ma anche il suo ampliamento), la commessa pubblica annunciata dalla Regione. Cominciamo da Seat. E’ il passaggio decisivo: la società delle Pagine Gialle ha dato disponibilità ad una nuova commessa da affidare al call center livornese per tre anni. Ma ha anche confermato la volontà di ridurre i volumi del 30% rispetto a quelli attuali.

C’è un problema, ed è palese: Seat non può permettersi di interrompere il servizio 892424 e 1240 neanche per due ore, figuriamoci per alcuni giorni in attesa che si risolva la querelle di People Care. La domanda è dunque questa: se il 31 maggio la trattativa per il subentro non sarà andata in porto, cosa succederà? E’ ipotizzabile che per alcuni giorni possa esserci una deviazione del centralino altrove, ma la gestione dell’emergenza potrà durare al massimo una settimana. Diciamo fino al 7 giugno.

E’ per questo che Seat ha messo le mani avanti e ha pubblicato una pregara: per non restare “muta” nel caso la trattativa con Costamagna andasse male e il call center di Guasticce dovesse chiudere definitivamente. Ma allo stesso tempo la società ha anche dato disponibilità a non assegnare la commessa ad altri fino all’ultimo.

Eni: si punta ad ampliare la commessa. Cinque giorni fa Il Tirreno ha anticipato la trattativa con Eni, che giovedì è stata confermata al ministero dello sviluppo economico. Il percorso è portato avanti ai massimi livelli, ministeriali e aziendali. Ma ora si punta ad alzare il tiro: per adesso infatti il cane a sei zampe ha dato l’ok per i servizi outbound, quelli cioé finalizzati alla caccia ai nuovi clienti di luce e gas. «Una commessa non particolarmente redditizia, che potrebbe non bastare per sopperire al taglio del 30% dei volumi attuali annunciato da Seat, creando difficoltà alla nuova società si troverebbe ad accollarsi 350 stipendi con entrate che basterebbero per 250, 300», spiega Iuri Nassi, segretario della Fistel Cisl. «Tra l’altro - aggiunge Nassi - il servizio outbound prevede ancora l’utilizzo di lavoratori a progetto».

Ecco che Eni - anche in nome del rapporto storico col territorio - alla fine potrebbe decidere di portare a Guasticce anche una parte del suo servizio di assistenza clienti, dunque il cosiddetto inbound, assai più redditizio e di qualità.

Vaccini e Cuptel. Il governatore Rossi c’ha messo la faccia in due occasioni nell’ultimo mese ed è probabile che alla fine un modo per affidare i servizi telefonici sanitari a Guasticce si troverà. In particolare si pensa ad un numero verde di informazioni sulle campagne di vaccinazione antiinfluenzali e magari anche una parte delle prenotazioni telefoniche delle prestazioni sanitarie. C’è però un problema: trattandosi di ente pubblico servirà una gara. E’ per questo (e anche per la marginalità dei volumi che rappresenterebbe) che adesso, soprattutto davanti al buon andamento della trattativa con Eni, la commessa regionale è finita in secondo piano.

Da People Care a Call & Call. Una precisazione doverosa: si parla di Call and Call, ma in realtà bisognerebbe parlare di Umberto Costamagna, proprietario (al 68%) di Call and Call e presidente di Assocontact Confindustria. Non è detto infatti che l’imprenditore non stia lavorando all’acquisizione del call center di Guasticce senza il brand della sua principale società.

Proprio il management di Costamagna a inizio settimana ha fatto visita in FidiToscana, la “banca” della Regione Toscana, che opera per agevolare l'accesso al credito delle imprese.

Come potrebbe avvenire l’eventuale subentro? E’ un nodo fondamentale perché riguarda anche i tempi dell’operazione. Se la sede in cui opera il call center è di proprietà di Spil e il centralino di accesso appartiene a Seat, People Care può vantare soltanto la proprietà dei 400 computer e di alcuni cablaggi. Roba di poco valore economico, ma fondamentale in un momento in cui non si può perdere neanche un giorno. Ecco che una trattativa tra vecchio e nuovo sarà necessaria.

Il destino dei lavoratori. Almeno un giorno, ma più probabilmente una settimana di mobilità per i 350 va messa in conto. Ma la mobilità - anche in caso di esito positivo del subentro - potrebbe durare a lungo per alcuni. «Nell’immediato, con i soli volumi di Seat, non è pensabile che ci sia una soluzione per tutto il personale», fa notare Filippo Bellandi.

C’è anche un problema più grande, che è stato portato all’attenzione del tavolo ministeriale dall’assessore Simoncini: People Care non avrebbe ancora pagato i 600mila euro di contributi Naspi che gli spettano. «E’ incredibile come questa azienda davanti a lavori per 70 milioni di euro, aspetti l’ultimo momento per pagare il contributo Naspi», aggiunge Nassi. Cosa che lo stesso sindacalista ha fatto notare all’amministratore delegato Andrea Fileccia durante il tavolo al Mise.

Se la trattativa andrà avanti, in pochissimi giorni ci sarà anche da risolvere la questione contrattuale ed economica. «Siamo decisi a difendere gli scatti», spiega Iuri Nassi. Potrebbero invece essere decurtati i 52 euro di superminimo che hanno circa 200 lavoratori.

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