Attentato al trasporto pubblico, indagati dipendenti in Ctt e Motorizzazione
Livorno, nuovi particolari sull’indagine della Procura sulla sicurezza dei trasporti. Oltre ad associazione, falso e attentato, spunta anche il reato di corruzione
LIVORNO. C'è anche il reato di corruzione tra quelli contestati ad alcuni degli indagati nell'inchiesta sulla sicurezza dei mezzi per il trasporto pubblico in provincia di Livorno. La conferma arriva dalla Procura che da oltre un anno indaga sulle procedure e i risultati della manutenzione dei mezzi della Compagnia Toscana trasporti (Ctt).
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.11419757:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/05/14/news/sabotato-un-bus-per-i-bambini-il-presidente-del-ctt-sporge-denuncia-1.11419757]]
Ma questa non è la sola novità dell'indagine. Infatti tra la dozzina di nomi già iscritti nel registro degli indagati comparirebbero sia dipendenti (o ex dipendenti) di Ctt, che della Motorizzazione. Una conferma dopo i sospetti e le dichiarazioni dell'azienda che fino a martedì «escludeva un coinvolgimento di persone del proprio organigramma». È bene però chiarire un aspetto: la dichiarazione dell'azienda potrebbe non essere un’omissione visto che gli indagati non avendo subito sequestri potrebbero non sapere di essere stati iscritti nel registro degli indagati.
Il reato di corruzione va ad aggiungersi agli altri che erano già emersi e che disegnano un quadro inquietante, soprattutto perché di mezzo c'è la sicurezza dei cittadini, in particolare dei bambini che usano ogni mattina gli scuolabus, alcuni già sequestrati dagli investigatori.
Con questo nuovo elemento è dunque possibile avere un quadro più chiaro del presunto sistema criminale. Secondo gli investigatori, ci sarebbe un sodalizio criminale che avrebbe imperversato intorno alla manutenzione dei mezzi pubblici corrompendo, molto probabilmente attraverso denaro, chi doveva effettuare le revisioni dei mezzi, costruendo una documentazione che sempre - secondo gli inquirenti - sarebbe falsa. È attraverso questo sistema che le persone coinvolte avrebbero messo a repentaglio, con la messa in strada mezzi difettosi, la sicurezza del trasporto pubblico.
Mercoledì 13 maggio in Prefettura si è svolto un lungo faccia a faccia tra gli investigatori che stanno seguendo l'inchiesta sulla presunta associazione per delinquere che avrebbe attentato alla sicurezza del trasporto pubblico e il sostituto procuratore Daniele Rosa che coordina l'indagine e che per il momento ha iscritto una dozzina di nomi sul registro degli indagati e chiesto e ottenuto il sequestro di dieci autobus. Ovviamente il risultato dell'incontro è top secret, ma l'idea è quella di andare fino in fondo a questa strada piena di sospetti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
