Ora don Carlo rischia una punizione
Il vescovo replica dichiarandosi dispiaciuto delle sue parole: oggi il caso verrà affontato dal consiglio episcopale
"Sono dispiaciuto" sono le parole ricorrenti nella risposta di monsignor Simone Giusti alle dichiarazioni di don Carlo Certosino, il parroco trasferito dalla parrocchia di San Simone ma accanto al dispiacere, il vescovo di Livorno ha deciso di affrontare la "ribellione" del sacerdote di Ardenza più che sulle pagine del giornale, nel consiglio episcopale. L'organismo si riunirà oggi e affronterà la vicenda: nel consiglio c'è anche il vicario giudiziale del vescovo, don Alberto Vanzi, e si potrebbe arrivare anche a delle sanzioni nei confronti di don Carlo.
Monsignor Giusti, chiamato in causa dal parroco di San Simone che aveva parlato di dimissioni postdatate che gli sarebbero state fatte firmare un anno fa, ha espresso il proprio dispiacere per quanto accaduto. In particolare il vescovo si è detto «dispiaciuto per prima cosa per come è stato trattato il vicario generale, don Ivano Costa, che certo non aveva nessuna colpa in questa vicenda». (don Ivano ha in effetti dovuto subire una pesante contestazione quando si è presentato a San Simone a comunicare il trasferimento di don Certosino).
Poi monsignor Giusti si è detto «dispiaciuto perché con don Carlo avevamo concordato tutto un anno fa, e questo era successo, non certo una richiesta di firmare delle dimissioni postdatate». Quindi il vescovo ha aggiunto di «essere dispiaciuto come un padre quando sente il proprio figlio dire delle bugie, anche se come padre vorrei fargli sapere che continuo a volergli bene lo stesso, anche perché sono sicuro di fare in questo modo anche il suo bene».
In seguito il vescovo ha detto di «essere dispiaciuto per le parole che don Carlo ha avuto verso i fedeli di S. Caterina, che non sono certo da meno degli altri fedeli, come la loro parrocchia non è minore di altre». Infine, monsignor Giusti si è rivolto ai parrocchiani di S. Simone, ricordando che «capisce il loro spaesamento nel cambio di parroco, ma che devono capire che sono scelte prese anche per il loro bene».
Queste le parole di monsignor Giusti. Intanto dalla diocesi si era fatto comunque notare, che questo non è certo il primo episodio in cui viene contestato il trasferimento di un parroco: fatti simili si sono verificati in passato, ad esempio, a Shangai e Antignano, e che comunque don Carlo era rimasto a San Simone per 16 anni, mentre in genere un parroco cambia dopo 9. Allo stesso tempo si ricorda che i sacerdoti hanno fatto voto di obbedienza, anche sui trasferimenti tanto da essere definiti "uomini del Vangelo e della valigia". Entrando nel merito della decisione di spostare il parroco di San Simone, la curia sottolinea che non si tratta di una decisione estemporanea, ma di una parte del piano legato alla pastorale del vescovo per la città di Livorno, che ha comportato appunto alcuni spostamenti, legati magari alla nuova e diversa composizione delle parrocchie in questi ultimi anni. «E in questi casi è necessario prendere delle decisioni- si fa notare dalla Diocesi - che a volte anche impopolari, ma sempre prese nella volontà di fare il bene dei fedeli. E prendere delle decisioni che si ritengono necessarie non vuol dire essere autoritari».
Adesso, quindi la parola passa al consiglio episcopale, che, si sottolinea dalla diocesi, ha anche affiancato e coadiuvato il vescovo anche negli spostamenti dei parroci. Si parlerà quindi anche di don Carlo, che potrebbe anche andare dunque incontro a delle sanzioni. Un aspetto questo che sarà comunque approfondito insieme al vicario giudiziale, don Alberto Vanzi. In ogni caso, alla riunione non prenderà parte don Carlo Certosino, che verrà invece convocato se si deciderà di aprire un'inchiesta sulla vicenda e appurare fino in fondo l'accaduto. Cosa comporterebbe un'eventuale punizione? «Ora non possiamo certo saperlo - spiegano dalla curia - sono aspetti che comunque riguardano il diritto canonico».
(r.c.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
